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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliMax Peiffer Watenphul (Weferlingen, 1896-Roma, 1976) è stato un artista poliedrico, interessato alla pittura ma anche alla fotografia, un curioso del mondo. All’avanguardia, sempre. Un intellettuale che non perdeva il contatto con la quotidianità. Le affinità elettive e le corrispondenze intrattenute con Truman Capote, lo scrittore che trasformò il vizio in una virtù, sono la migliore testimonianza di una capacità di tessere rapporti nel «beau monde», quando non esisteva Internet, e la circolazione delle idee doveva avvenire direttamente tra le persone, «in presenza» o per via epistolare. Ora la Gnamc-Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, guidata da Renata Cristina Mazzantini, presenta dal 21 aprile al 23 agosto la mostra «Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus» a cura di Gregor H. Lersch, direttore del Museo Casa di Goethe, promossa e organizzata dalla Fondazione Max Peiffer Watenphul Ets, fondata nel 2025 allo scopo di promuovere la tutela, lo studio e la diffusione dell’opera dell’artista e contribuire alla valorizzazione del suo patrimonio culturale. E la fondazione è presieduta da Enrico Pasqualucci Sammartini, pronipote di Peiffer Watenphul, che per lui resta sempre «lo zio Max».
Complice una donazione, la mostra «offre la preziosa occasione di riscoprire le opere di Watenphul, insieme con i capolavori di alcuni dei suoi maestri, tra cui quelli di Kandinskij, Klee, Albers e Itten, esposti nella sala Mondrian e appartenenti alla collezione della Gnamc», sottolinea Mazzantini. Nell’aria, sospeso, il dialogo con Filippo de Pisis, che un giorno dovrà essere affrontato, con un’esposizione che vuole concentrare l’attenzione sul periodo Bauhaus, gli anni della formazione, fino alla scelta di fotografare soggetti con identità queer e alla «consacrazione», dopo che uno dei suoi quadri fu esposto alla mostra «Arte Degenerata» nel 1937. La mostra, realizzata in collaborazione con il Museo Casa di Goethe e con il gentile sostegno del Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung di Berlino e il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, con un’ottantina di opere ricostruisce però l’intero percorso dell’artista, con i paesaggi e le nature morte realizzate in Italia, il periodo veneziano del secondo dopoguerra, i suoi viaggi di ricerca e scoperta, le passioni. C’è Roma: alcuni ancora ricordano il suo studio in via dei Greci, e le copie delle fotografie originali evocano in bianco e nero scenari immortali. I suoi soggiorni a Ischia e Positano, e nel Casertano in quel di Puccianiello (e non Puccianello, come invece si legge nel sito dedicato all’artista), un sobborgo amato dai tedeschi fino dai tempi del Grand Tour perché da lì entravano nel giardino della Reggia di Caserta, di nascosto. Venezia ha una visibilità di alto profilo: Peggy Guggenheim domina la scena, e Carlo Cardazzo con la Galleria del Cavallino scommette sull’artista.
I suoi molteplici interessi e la possibilità di diventare un interlocutore prezioso per chi ha bisogno di dialogare con americani, inglesi e tedeschi rende Peiffer Watenphul un elemento fondamentale nella scena culturale. Viaggiatore instancabile, tra la Grecia, il Libano, l’Austria, senza dimenticare l’amatissima Corfù. Ecco le cartoline a Giorgio de Chirico, ma sarebbe stato affascinante sentir parlare dei dialoghi con un giovane corrispondente della stampa tedesca in Italia, che poi diventerà anche presidente dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, Erich Kusch. Ed era di Trieste, Kusch. Peiffer Watenphul era un «cosmopolita inquieto», rileva Mazzantini, e «subì anche il fascino della spiritualità occulta, della fluidità di genere e della politica radicale», temi che vennero studiati da Elizabeth Otto in un suo saggio. In una formazione dove contarono, oltre a Walter Gropius, anche gli studi di medicina. E chissà dove ci porterebbero i documenti ancora inediti, sui giudizi relativi agli altri artisti che conobbe nel corso della vita. Sepolto nel cimitero acattolico di Roma, la Capitale non ha ancora intitolato una strada all’artista. Il catalogo Electa si presenta come un documento indispensabile per approfondire i contenuti dell’esposizione. È da segnalare che in occasione di questa mostra per la prima volta sono visibili ufficialmente i nomi dei nuovi consiglieri d’amministrazione della Gnamc, Pio Baldi, Renata Codello, Stefano Laporta e Massimiliano Fuksas, e dei revisori dei conti, Maria Teresa Mazzitelli come presidente, Giuseppe Marsoner e Biagio Mazzotta.
Cartolina di Schlemmer a Max Peiffer Watenphul in Hattingen, fronte retro con la foto dell’edificio del Bauhaus, firmata da Willers, Schwitter, Schlemmer, e altri, 7 dicembre1926. Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
Max Peiffer Watenphul, «San Marco con bandiere», 1947. Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul