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Nalini Malani, My Reality Is Different, 2023-2026. Film still. Courtesy of the artist.e

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Nalini Malani, My Reality Is Different, 2023-2026. Film still. Courtesy of the artist.e

Molto più di una fiera: i 9 progetti speciali di Art Basel Qatar e la sfida del tempo

Per il suo debutto a Doha, Art Basel affida a Wael Shawky la cura di nove progetti site specific diffusi nel centro di Msheireb. Un programma ambizioso che intreccia performance, scultura e installazione per interrogare l’idea di progresso, sviluppo e trasformazione nel contesto del Golfo.

Michelangelo Tonelli

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Se non fosse stato per i limiti di tempo e di risorse, Wael Shawky avrebbe invitato più di nove artisti. È proprio il tempo, più di ogni altra cosa, a rappresentare il nodo concettuale attorno a cui ruotano i progetti speciali di Art Basel Qatar, prima edizione della fiera in Medio Oriente. Tempo come accumulo di storia, come accelerazione del progresso, come corsa continua verso un’idea di sviluppo che raramente si interroga sulle proprie conseguenze. Per Doha, Art Basel presenta il più ampio gruppo di nuove commissioni mai realizzato nella storia della fiera: nove progetti site specific distribuiti tra spazi pubblici e culturali di Msheireb Downtown Doha, sei all’aperto e tre indoor. Sculture, installazioni e performance attivano la città attraverso una selezione di artisti che combina voci internazionali e regionali, tra cui Nour Jaouda, Khalil Rabah, Bruce Nauman, Sumayya Vally, Hassan Khan e Rayyane Tabet. Una scelta che riflette l’ambizione della fiera: essere al tempo stesso globalmente leggibile e radicata nel contesto locale.

Il tema che attraversa l’intera edizione è «Becoming», un concetto che Shawky interpreta come tensione permanente verso un miglioramento promesso, raramente compiuto. Nelle sue parole, le opere condividono una riflessione sul “sogno di sviluppo” che accompagna l’umanità e sulle forme, spesso contraddittorie, che questo assume.

Tra i progetti più attesi figura il ritorno a Doha di Hassan Khan, assente dalla città da oltre quindici anni. L’artista egiziano presenta una performance-concerto costruita su nuovi brani musicali, eseguiti attraverso un sistema digitale sviluppato appositamente. I testi, espliciti e politicamente carichi, affrontano temi di violenza, solitudine e responsabilità collettiva. Pur senza assumere una forma dichiaratamente didascalica, il lavoro si colloca in una zona di forte tensione etica, interrogando il presente senza offrire soluzioni.

Anche Khalil Rabah lavora sulla persistenza della memoria e sulla circolazione degli oggetti. Il suo progetto assembla frammenti di materiali domestici, istituzionali e industriali in strutture scultoree che funzionano come archivi instabili. Oggetti dismessi e riattivati diventano indicatori di cicli di uso, abbandono e riattribuzione di valore, in parallelo con dinamiche ambientali e geopolitiche più ampie.

Un altro registro emerge nel lavoro di Sumayya Vally, che trasforma il concetto di majlis in una struttura modulare e in continua riconfigurazione. «In the Assembly of Lovers» prende forma come spazio di incontro quotidiano, destinato a evolversi nel corso della fiera fino a diventare una configurazione collettiva e monumentale. Il riferimento alle tradizioni di incontro e ascolto del mondo arabo si intreccia a una riflessione più ampia sulla cura, sulla comunità e sulla responsabilità condivisa in tempi di incertezza.

Nel loro insieme, i progetti speciali di Art Basel Qatar affrontano temi ricorrenti: spostamento, resistenza, memoria, ambivalenza del progresso. La nozione di “divenire” emerge come stato instabile e irrisolto, distante da una narrazione lineare dello sviluppo. In questo senso, il Golfo stesso diventa metafora: una regione segnata da rapidissima trasformazione, ambizione e reinvenzione, ma anche da interrogativi su sostenibilità, eredità culturale e futuro. L’inserimento delle opere nello spazio urbano riduce la distanza tra fiera, artisti e pubblico, tentando di restituire all’arte un ruolo narrativo in un contesto tradizionalmente dominato dalla logica di mercato. I progetti non si limitano a fare da cornice alla fiera, ma ne costituiscono una presa di posizione culturale, riaffermando la centralità dell’artista come soggetto attivo e non come semplice produttore.

 

Michelangelo Tonelli, 25 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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