Graham Sutherland, «Senza titolo», 1977 (particolare)

Cortesia della Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., Bologna | Parigi | Venezia

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Graham Sutherland, «Senza titolo», 1977 (particolare)

Cortesia della Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., Bologna | Parigi | Venezia

Moreni e Sutherland insieme alla Fondazione Calarota

A Venezia le opere dei due protagonisti del Novecento dialogano nei due piani nobili di Palazzo Franchetti

Due mostre volute dalla Fondazione Calarota, creata nel 2019 da Franco e Roberta Calarota con l’obiettivo di lanciare ponti culturali attraverso l’arte, sono ospitate fino al 27 luglio nei due piani nobili della sede espositiva della fondazione, Palazzo Franchetti a Venezia. 

A Mattia Moreni (Pavia, 1920-Brisighella, Ravenna, 1999) è dedicata «Gli oggetti le cose pensano in silenzio», a cura di Roberta Perazzini Calarota, con una selezione di più di 30 opere, molte di grande formato, che segnano i punti più importanti della sua opera, «a costruire una piccola antologica», chiarisce la curatrice. Dopo gli esordi degli anni Cinquanta, quando era legato al Gruppo degli Otto, si passa attraverso la stagione informale, con un’opera capitale, tra le altre: «A tutti i maldestri del mondo: Amitié» del 1960, presentata alla Biennale di Venezia di quell'anno, segna l’inizio dell’integrazione tra pittura e scrittura che diventerà una delle cifre stilistiche di Moreni. A proposito di questo lavoro, Michel Tapié scriveva nel catalogo della manifestazione: «Lontano dagli inutili accademismi che aspettano al varco anche i più audaci, Moreni vive intensamente, totalmente, quella che è, per lui, l’avventura pittorica; e mai il termine d’avventura fu più pertinente. La sua opera interroga, e si pone così a un effettivo cimento, al solo livello possibile dell’attuale condizione umana». Alla Biennale di Venezia Moreni sarebbe tornato anche con una sala personale nel 1972 e con la serie delle «Angurie». Con il ciclo degli «Umanoidi», la mostra arriva fino all’ultima fase della sua produzione, con i suoi accenti da «profeta Cassandra dalle invettive destabilizzatrici, questo Totò lirico dall’umorismo devastatore, questo Michelangelo dantesco spossessato della Sua Cappella Sistina», come scriveva Emanuel Daydé. «Fin dagli anni Ottanta l’artista aveva iniziato con grande lucidità e intuizione la riflessione sull’impatto della tecnologia e dell’informatica, tema centrale nella prossima Mostra Internazionale di Architettura in apertura a maggio, spiega la curatrice. Il titolo della mostra cita quello di uno dei capitoli che compongono L’assurdo Razionale perché necessario, pubblicato nel 1989 con i monologhi dell’artista che nascevano dalle riflessioni sulla tecnologia. Il ciclo degli “Umanoidi” consacra Moreni come un autentico precursore che ha saputo capire con grande anticipo la direzione in cui la nostra società si sarebbe mossa a gran velocità nei decenni successivi». Nel percorso della mostra, le opere sono accompagnate dai testi critici che furono scritti da Argan, Restany, Michel Tapié, Giuseppe Marchiori, Francesco Arcangeli, Renato Barilli, Emanuel Daydé e Daniela Palazzoli.

A Graham Sutherland (Londra, 1903-80) è dedicata la seconda mostra, dal titolo «Bittersweet», un agrodolce riferito alla commistione di stili e medium (olii, acquerelli, litografie, ma anche costumi e scenografie) che caratterizza la sua opera, «in una personale rilettura delle avanguardie storiche del Novecento, spiega la curatrice Roberta Calarota. La sua arte presenta caratteri espressionisti, cubisti, surrealisti e astratti in una commistione originale. Il risultato è una figurazione basata su una sofisticata destrutturazione delle forme poi ricomposte in una nuova realtà, visionaria e agrodolce, colta nel suo incessante fluire e nella precaria tensione degli opposti: felicità e tristezza, gioia e orrore, natura e introspezione. Le impressioni naturalistiche convivono infatti con una dimensione esistenziale che non può prescindere dalla scena politica contemporanea segnata tragicamente dal secondo conflitto mondiale». La natura visionaria dell’artista era sottolineata anche da Argan quando individuava le radici della sua opera «nel Romanticismo precoce e messianico di William Blake», come scriveva nel 1979. Al centro della mostra opere dello stile maturo di Sutherland negli anni Settanta, mentre una parte del percorso è dedicato alle incisioni: uno dei suoi cicli più noti, «Il Bestiario», nato per accompagnare i componimenti poetici di Apollinaire, è esposto nella sua interezza nell’edizione del 1979. La mostra ha il patrocinio dell’Ambasciata Britannica di Roma.

Mattia Moreni «Ah! quel Freud... “la psicoanalisi sul divano”», 1997. Cortesia della Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., Bologna | Parigi | Venezia

Camilla Bertoni, 26 febbraio 2025 | © Riproduzione riservata

Moreni e Sutherland insieme alla Fondazione Calarota | Camilla Bertoni

Moreni e Sutherland insieme alla Fondazione Calarota | Camilla Bertoni