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Carlino Corezzi
Leggi i suoi articoliCon l’inaugurazione del 16 gennaio prende forma la prima edizione della Ras Al Khaimah Contemporary Art Biennale, nuovo appuntamento espositivo che trova posto nell’emirato più settentrionale degli Emirati Arabi Uniti, che dà avvio alla stagione delle biennali 2026 e contribuisce a consolidare la crescente centralità del Medio Oriente nel sistema dell’arte contemporanea, anticipando di poche settimane la Diriyah Biennale in Arabia Saudita. Curata da Sharon Toval, la prima edizione della RAK Biennale riunisce venti artisti provenienti da contesti geografici e culturali differenti, includendo anche due artisti italiani, Francesca Fini e Stefano Cagol, che torna nei Paesi del Golfo dopo la partecipazione a Noor Riyadh 2024. Il titolo «Civilizations: Under the Same Sky» propone una cornice concettuale ampia, che esula da una lettura della civiltà come successione storica, per restituirla come campo di forze in cui identità, memoria e immaginazione si intrecciano e si trasformano. La sede espositiva scelta è l’Al Jazeera Al Hamra Heritage Village, insediamento del XVII secolo, un tempo fulcro della produzione perlifera, successivamente abbandonato fino a diventare rovina e oggetto di narrazioni popolari legate a fantasmi e scomparsa. La sua riattivazione come spazio espositivo ribadisce il ruolo dell’arte contemporanea nei processi di rigenerazione dei luoghi, inoltre il villaggio, spazio comunitario per eccellenza, rafforza l’idea che la cultura possa sovvertire narrazioni consolidate e divisive.
Al Jazeera Al Hamra
Il percorso espositivo si apre con l’opera «Far Before and After Us» di Stefano Cagol, che nel primo padiglione presenta una performance realizzata sull’isola norvegese di Golta sotto il sole di mezzanotte del solstizio. L’artista mette in scena un confronto diretto con il tempo profondo della materia, evocato da pietre magmatiche – tra le più antiche del pianeta – e ridimensiona l’esperienza umana attraverso una scala temporale che sfugge. La dimensione spirituale e metafisica ritorna nell’opera di Sutee Kunavichayanont che rallenta la percezione attraverso fenomeni naturali minimi, introducendo una temporalità fragile e contemplativa attraverso gocce di pioggia che cadono sulla superficie di un fiume. La mostra prosegue con le opere, tra gli altri, di Hannan Abu-Hussein, Marie Hudelot, Dadoune Miyazawa, Miguel Ripoll e Kawita Vatanajyankur, e si conclude con «Posh on Mars» di Francesca Fini – progetto che utilizza l’intelligenza artificiale per immaginare nuove mitologie di sopravvivenza e costruzione dell’identità in un futuro post-terrestre. La visita si articola in una successione di padiglioni ricavati in architetture eterogenee, richiamando implicitamente il modello della Biennale di Venezia, ma ripensandolo in un contesto desertico, come spazio di negoziazione tra modelli globali e identità territoriali. Aperta fino all’8 febbraio, la RAK Biennale è organizzata dalla Al Qasimi Foundation e da Ras Al Khaimah Art, sotto la direzione di Suqrat Abdullah Bin Bisher. Più che una semplice nuova entrata nel calendario internazionale, la biennale si presenta come un laboratorio simbolico in cui si intrecciano schemi culturali e immaginari del futuro.
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