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Foto storica di una delle aree di scavo a Gusen

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Foto storica di una delle aree di scavo a Gusen

Nel lager di Gusen i deportati erano obbligati a compiere scavi archeologici

Dal 1940 al 1945, a pochi chilometri da Mauthausen in Alta Austria, si effettuavano ricerche nel terreno sotto la guida del gruppo nazista «Kommando Spilberg», ora ricostruite da un team di studiosi

Flavia Foradini

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Il campo di concentramento di Gusen in Alta Austria fu il più letale lager satellite della vasta galassia di sottocampi di Mauthausen, distante 5 km. Dopo la guerra, un intenso programma di urbanizzazione dell’intera area ha quasi del tutto cancellato le tracce degli orrori perpetrati dai nazisti, con insediamenti di palazzine costruite direttamente sopra le baracche. 

Nel 2007 il progetto artistico «Audioweg Gusen» di Christoph Viscorsum fece rivivere per la prima volta quei luoghi con un memoriale sonoro fruibile ancor oggi, un audiopercorso col quale sullo sfondo di suoni stranianti, le voci di persone che vissero allora a Gusen guidano in cuffia il visitatore attraverso il paesetto: un viaggio di forte impatto emotivo, in cui per 99 minuti due epoche diverse coesistono in modo stridente nella mente dell’ascoltatore. 

Durante la Seconda guerra mondiale le specialità di Gusen erano sia produzioni per industrie come la Steyr-Daimler-Puch, sia soprattutto l’enorme impianto sotterraneo dove venivano prodotte parti dei temuti aerei Messerschmitt e dove si faceva ricerca per i missili V1 e V2: una rete di 7 km di cunicoli scavati a mano dai deportati, poi impiegati nella produzione, con condizioni di lavoro disumane e un’aspettativa di vita di poche settimane. Un luogo maledetto, in cui dal 1943 vennero rinchiusi molti italiani e fra questi l’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso (membro del celebre gruppo Bbpr), che riuscì a sopravvivere e dopo la guerra avviò l’iniziativa che portò alla costruzione di un memoriale attorno al quale ora lo Stato austriaco vuole creare un moderno centro di documentazione, per presentare i diversi aspetti della macchina di sterminio che fu attiva a Gusen. Lo stanziamento è di 65 milioni di euro per la progressiva realizzazione nei prossimi otto anni, con aperture successive delle nuove aree commemorative create su terreni appositamente acquistati. L’avvio del nuovo cammino di ricerca e rivitalizzazione della memoria vede fra gli studi promossi per fare piena luce sui fatti di Gusen quello del Naturhistorisches Museum di Vienna, il Museo di Storia Naturale, che ha illuminato un aspetto poco noto di quell’universo del terrore: l’attività del gruppo archeologico «Kommando Spilberg», che i nazisti svilupparono dentro e attorno al campo di Gusen dal 1940 al 1945, con prigionieri obbligati a eseguire scavi.

«Nella regione dell’Alta Austria, l’area archeologica di Gusen è certamente una delle più importanti del Paese, in particolare ma non solo, relativamente all’Età del Bronzo», spiega Claudia Theune dell’Istituto per la preistoria e l’archeologia storica dell’Università di Vienna. Non stupisce dunque che i cinque anni di scavi condotti in nove aree adiacenti al campo sotto la guida dell’archeologo Kazimierz Gelinek e in collaborazione con l’Istituto di tutela delle Belle Arti di Vienna, portarono alla luce una variegata tipologia di oggetti: reperti paleontologici (consegnati nel 1944 al Landesmuseum di Linz), reperti dell’Età del Bronzo, di epoca romana, di epoca medievale.

L’iniziativa del gruppo archeologico di Gusen venne sostenuta da Berlino, in quanto utile all’ideologia nazionalsocialista sulla superiorità delle stirpi germaniche e ariane, tanto che dopo l’analisi, la catalogazione e il restauro eseguiti al Museo di Storia Naturale di Vienna, dal 1942 i reperti vennero esposti in un museo appositamente creato all’interno del lager e visitato due volte da Heinrich Himmler: «Particolarmente interessante è la necropoli della Tarda Età del Bronzo (ca 1400-1100 a.C.) che comprendeva probabilmente 200 tombe, laddove nel 1941 i lavori di costruzione di una linea ferroviaria ne distrussero un centinaio, spiegano Karina Grömer e Barbara Hirsch del Museo di Storia Naturale di Vienna. Oggi rilevanti sono 47 tombe sia a inumazione sia a incinerazione, laddove le prime sono predominanti. I ritrovamenti comprendono corredi funerari di gioielli, spille e spilloni, recipienti di ceramica e la tomba più significativa è la n. 5, scoperta nel 1941, la cosiddetta “tomba del guerriero”: una sepoltura fra l’altro con spada, lancia, coltello e una tazza di bronzo. Accanto ai ruderi della vicina fortezza Spilberg gli scavi portarono invece alla luce due pietre tombali di epoca romana, di cui la più grande aveva un’altezza di 2,26 m, 90 cm di larghezza e 25 di spessore. Di epoca medievale si trovarono inoltre punte di frecce, palle da cannone in pietra, frammenti di recipienti decorati, statuette in pietra arenaria, sigilli, dadi da gioco, monete e attrezzi». Con l’intensificarsi dei bombardamenti, l’ufficio di Himmler impartì l’ordine di portare i reperti al sicuro in Baviera. Dopo la guerra, di quel trasporto di dieci casse (o secondo altre fonti: 15) tre vennero individuate nel 1948 nella Biblioteca Statale Bavarese e furono restituite nel 1951 al Naturhistorisches Museum di Vienna, che oggi conserva 150 oggetti. Una selezione è ora in mostra per la prima volta fino al 31 dicembre 2026 alla Haus der Erinnerung di St. Georgen an der Gusen.

Il memoriale a Gusen voluto dall’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, membro del gruppo Bbpr. Photo: KZ-Gedenkstätte Gusen/Gusen Memorial

Flavia Foradini, 27 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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Nel lager di Gusen i deportati erano obbligati a compiere scavi archeologici | Flavia Foradini

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