Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliLa grande retrospettiva di Ruth Asawa (Norwalk, 1926-San Francisco, 2013), che dopo la presentazione al San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA) ha riscosso grande successo al MoMA di New York, dal 19 marzo al 13 settembre arriva al Guggenheim Bilbao.
Concepita per commemorare il centenario della nascita dell’artista, «Ruth Asawa: A Retrospective» è la sua prima grande antologica con circa 300 opere, tra sculture, disegni, dipinti, bronzi, opere su carta e materiali d’archivio, che coprono tutta la sua vita e i differenti aspetti della sua pratica artistica, analizzando in special modo la sua evoluzione creativa a partire dall’uso di materiali poveri, come il filo metallico, grande protagonista delle sue opere più note. Pensata come un progetto itinerante, la mostra si va adattando allo spazio e al contesto dei diversi musei che la ospitano. Per la presentazione spagnola, le due curatrici Janet Bishop, conservatore capo del SFMOMA, e Cara Manes, curatrice del Dipartimento di Pittura e Scultura del MoMA, si sono avvalse della collaborazione di Geaninne Gutiérrez-Guimarães, curatrice del Museo Guggenheim di Bilbao.
Se i precedenti allestimenti ripercorrevano cronologicamente e tematicamente le diverse fasi della vita di Asawa, dai suoi primi disegni al Black Mountain College alle sue iconiche sculture e opere su carta, a Bilbao la mostra si articola a partire dalla presentazione delle sue opere più rappresentative all’interno delle sale 103 e 105 del museo, con un approccio più visivo incentrato sulle sue sculture in fil di ferro e sulle opere tridimensionali, sebbene includa anche opere su carta, bronzi, dipinti e origami. Tutti gli allestimenti mettono in luce il suo processo creativo, le sue relazioni artistiche e il contesto storico, con particolare enfasi sull’integrazione di opere d’arte, materiali d’archivio e testi che illustrano la sua pratica. Tuttavia nel Guggenheim Bilbao, l’installazione è spesso adattata alle peculiari linee e forme architettoniche del museo disegnato da Frank Gehry, con le sue caratteristiche gallerie curve e gli ampi spazi, che possono alterare l’esperienza spaziale e visiva. L’importante è che l’adeguamento delle opere a uno spazio con una forte personalità come quello di Bilbao non ne altera l’essenza, ma influenza il modo in cui vengono percepite e vissute, di modo da offrire al visitatore la migliore esperienza possibile.
Suddiviso in 10 sezioni che abbracciano 60 anni di carriera, il percorso espositivo sottolinea tutta l’importanza e la capacità innovativa di Asawa, che integrò la sua pratica creativa con tutti gli aspetti della sua vita di artista, insegnante, sostenitrice delle arti e madre di sei figli. Un’interconnessione che prende forma nelle fotografie e nei cimeli che accompagnano e contribuiscono a spiegare le opere esposte: dalle sculture sospese in filo metallico intrecciato che l’hanno resa famosa ai lavori in fil di ferro ispirati alla natura, passando per i calchi in argilla e bronzo, gli origami, i dipinti, i disegni, i bozzetti e le stampe.
Attraverso questo esauriente corpus di opere risulta evidente la forza del linguaggio di Asawa, che trascende le distinzioni tra astrazione e rappresentazione, figura e sfondo, spazio positivo e negativo, invitandoci a contemplare come elementi altamente eterogenei si relazionino tra loro in composizioni che, a loro volta, interagiscono con l’ambiente circostante.
Dall’inizio degli anni Cinquanta, l’incessante ricerca dell’artista, la quarta di sette figli di agricoltori giapponesi immigrati, portò al suo motivo scultoreo più caratteristico, «la forma continua all’interno di un’altra forma», che la stessa artista descriveva come «una forma che è allo stesso tempo interna ed esterna, dentro e fuori». È questa l’idea fondamentale che iniziò a prendere forma al Black Mountain College, la scuola multidisciplinare che Asawa frequentò tra il 1946 e il 1949, il cui approccio si basava sull’esperienza sensoriale e sul lavoro con i materiali, che divennero il fulcro di tutta la sua ricerca artistica. Risulta sorprendente che, nonostante siano opere simmetriche ed equilibrate, la percezione delle strutture che realizzava a mano con filo di ferro industriale può variare a seconda del punto di osservazione dello spettatore e della vicinanza di altre opere.
Il percorso si chiude con alcuni delle centinaia di calchi facciali di familiari, amici e colleghi che la visitavano nella casa di Noe Valley, dove viveva con il marito e i figli, in uno spazio che condensava la sua filosofia integrando organicamente la vita familiare quotidiana con la creazione artistica.
Ruth Asawa con i figli nel soggiorno della casa di Noe Valley, San Francisco, 1969. Foto © 2026 Rondal Partridge Archives. © 2026 Ruth Asawa Lanier, Inc., Courtesy di David Zwirner