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Dettaglio di «Oblio», 1989, di Nunzio. Courtesy l'artista e lorenzelli arte

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Dettaglio di «Oblio», 1989, di Nunzio. Courtesy l'artista e lorenzelli arte

Nunzio e il confine della forma

Tra scultura e pittura, l’artista, in mostra da lorenzelli arte, esplora lo spazio e il limite in una ricerca che trasforma la materia in pensiero

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

La mia, osserva Nunzio, è «anti-scultura, qualcosa che ha a che fare con lo spazio, ma che non è esattamente una scultura e che non è esattamente una pittura». Non scultura, sebbene le sue siano forme tridimensionali, pur nella loro ribadita frontalità; non pittura, sebbene le loro superfici ostentino del colore, sempre opaco però (quello della tempera) e mai sovrapposto a pennello ma, nei gessi, compenetrato nella materia fino a entrare nelle sue fibre. O dei non-colori, quali sono la luminosità soffocata del piombo o la superficie combusta del legno, che entrano anch’essi a far parte del corpo dell’opera penetrando nella sua stessa sostanza. Ha ben ragione dunque Luca Massimo Barbero quando, nel testo scritto per il catalogo dell’antologica (di qualità museale) «in clamorosa quiete», che lorenzelli arte di Milano dedica fino all’8 maggio all’opera di Nunzio, individua nel «limite», nel «confine», l’essenza del lavoro dell’artista romano (nato in realtà nel 1954 in Abruzzo, ma dai suoi 19 anni a Roma, prima allievo di Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti e poi di stanza in città sin dagli anni Settanta quando, aprendo per primo il suo studio nell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere San Lorenzo, dà il via alla luminosa avventura collettiva della «Scuola di San Lorenzo»).

La si coglie, questa specificità di Nunzio, appena entrati nella prima, lunga sala della galleria dove, alla fine del cannocchiale ottico, s’impone il grandioso «Re dei Re» (1985): un relitto? il resto calcificato di un animale preistorico? un meteorite spezzatosi nell’impatto con la Terra? Una presenza impressionante in ogni caso, per la forza primordiale che emana ma anche per quella frattura che la spezza, che se da un lato comunica un messaggio, contraddittorio, di fragilità, dall’altro immette nell’opera ciò che si diceva: il senso del limite, del confine («Non è la massa a fondare l’opera, ma il limite; non è la pienezza a imporre la forma, ma la tensione lineare del profilo», scrive Barbero) con l’irruzione, nell’opera stessa, dello spazio circostante, parte essenziale della riflessione filosofica di Nunzio, da sempre fondata su tale relazione: «sono uno scultore che vive di spazio», ammette lui.

Nunzio, «Senza titolo», 2002. Courtesy l'artista e lorenzelli arte copia

Nunzio, «Re dei re», 1985. Courtesy l'artista e lorenzelli arte

Assorbito l’impatto di quell’opera, con la sensazione di fragile forza (un altro ossimoro, come del resto il titolo della mostra) che emana, l’occhio può indugiare sugli altri lavori, non meno importanti, che si susseguono lungo le pareti lunghe della sala, come «Scudo», 1983 (uno scudo sì, ma inutilizzabile, spezzato com’è in tre frammenti) o «Confine» (1985), l’opera (anch’essa, come le precedenti, della collezione di Matteo Lorenzelli, che con Luca Massimo Barbero ha curato la mostra) che dalla seconda sala entra in dialogo visivo con le forme di «Scudo». Se qui siamo nei pieni anni Ottanta, alla fine del decennio ecco affacciarsi la modalità più nota del rapporto di Nunzio con la materia (che è legno, ora), quella della combustione, cui spesso aggiunge la presenza del piombo. Sebbene le materie ai suoi occhi non abbiano un valore proprio: «In fondo non mi preoccupo molto se sia legno o piombo, dice. In realtà di questi materiali mi interessano soprattutto le loro potenzialità [...]. Per me il materiale non è che uno strumento per sviluppare un pensiero e per utilizzare la luce in un serrato dialogo con lo spazio». Anche di questi cicli la mostra esibisce esempi fondamentali, giungendo fino all’ingresso, negli anni Duemila, della geometria sulla superficie del piombo, in un processo (è ancora Barbero a parlare) che «stringe tutto in un rigore mentale e fisico insieme» (il catalogo-monografia è in uscita a breve).

Ada Masoero, 25 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Nunzio e il confine della forma | Ada Masoero

Nunzio e il confine della forma | Ada Masoero