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L’esposizione alla Estorick Collection, realizzata in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Londra e la Fondazione Emilio Isgrò, colloca l’approccio pionieristico dell’artista in una cornice storica che abbraccia la poesia visiva fino ai celebri esempi delle sue opere
- Arianna Scinardo
- 02 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Emilio Isgrò, «Storia inglese», 1969, Fondazione Emilio Isgrò (particolare)
Oltre sessant’anni di «Cancellature» di Emilio Isgrò a Londra
L’esposizione alla Estorick Collection, realizzata in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Londra e la Fondazione Emilio Isgrò, colloca l’approccio pionieristico dell’artista in una cornice storica che abbraccia la poesia visiva fino ai celebri esempi delle sue opere
- Arianna Scinardo
- 02 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliCome si può scrivere senza prima aver cancellato? Come si può cancellare senza poi voler scrivere? Emilio Isgrò sembra giocare con queste domande nella nuova mostra «Erasing to Create», in cui l’atto della cancellazione rivela significati inediti, tensioni visive e poetiche.
A partire dal 20 maggio, la Estorick Collection di Londra dedicherà (fino al 6 settembre) all’artista, scrittore e poeta siciliano (classe 1937) una grande retrospettiva che ripercorre oltre sessant’anni di attività. L’esposizione, realizzata in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Londra e la Fondazione Emilio Isgrò, colloca l’approccio pionieristico dell’artista in una cornice storica che abbraccia la poesia visiva fino ai celebri esempi di «Cancellatura».
Proprio in queste opere, che lo hanno consacrato a livello internazionale, parole e lettere tratte da testi stampati vengono oscurate, generando nuovi significati e inediti ritmi visivi; il gesto della cancellazione si trasforma così in un atto creativo capace di ridefinire il rapporto tra visibile e leggibile.
La mostra presenterà circa 35 opere, tra cui un lavoro inedito concepito appositamente per l’occasione. Saranno inoltre documentate le sperimentazioni avviate da Emilio Isgrò dalla fine degli anni Sessanta, quando il suo intervento si estese a mappamondi e carte geografiche, cancellando i nomi dei luoghi per mettere in discussione le percezioni dello spazio, dell’identità e della storia, e ampliando così la sua riflessione sulla comunicazione e sulle sue implicazioni politiche.
Le opere di Isgrò invitano il pubblico a riconsiderare ciò che crede di conoscere, interrogano le dinamiche della comunicazione in una società dominata dall’immagine. In questo contesto, la parola non scompare: al contrario, emerge nella sua forma più potente, quella dell’assenza.