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Monica Trigona
Leggi i suoi articoliMilano ha consolidato negli ultimi anni un profilo contemporaneo sempre più leggibile sul piano internazionale. Non tanto attraverso gesti eclatanti, quanto grazie a una progressiva stratificazione di presenze, infrastrutture e pratiche che hanno reso la città un luogo stabile di produzione e circolazione dell’arte. L’apertura della sede milanese di Thaddaeus Ropac - ultima, significativa conferma di questa traiettoria - si inserisce in un processo più ampio che vede gallerie internazionali, fondazioni private e istituzioni pubbliche contribuire a un ecosistema ormai maturo, capace di dialogare con i principali centri europei senza rinunciare alla propria specificità. In questo quadro, il capoluogo meneghino offre un contesto in cui il collezionismo, la ricerca artistica e la cultura del progetto trovano condizioni strutturali per svilupparsi nel tempo. È una città che ha saputo trasformare la propria tradizione produttiva e progettuale in un terreno fertile per l’arte contemporanea, rendendo sempre più porosa la distinzione tra pratiche artistiche, design, architettura e industria culturale.
È su questo terreno che si innesta l’arrivo di Paris Internationale Milano, dal 18 al 21 aprile 2026, con una VIP Preview il 17 aprile. La prima edizione fuori dalla Francia della fiera si presenta come come una scelta strategica e culturale: collocarsi all’incrocio tra Milano Art Week e Milano Design Week per attivare una convergenza inedita tra arte contemporanea e uno degli appuntamenti più influenti del sistema globale del design. Concepita come una piattaforma rigorosamente curata, Paris Internationale si propoine di riaffermare a Milano la propria duplice identità: luogo di scoperta di nuove ricerche e tendenze e, al tempo stesso, marketplace affidabile, fondato su relazioni di lungo periodo tra gallerie, artisti e collezionisti secondo un modello che privilegia la profondità rispetto alla quantità e che trova nella scala e nella struttura del contesto cittadino un interlocutore naturale.
Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano ha dichiarato: «L’arrivo a Milano di Paris Internationale è anche un riconoscimento del lavoro svolto per rendere la nostra città un punto di riferimento per l’arte contemporanea - un luogo in cui le energie internazionali si incontrano e crescono insieme. Milano vanta una lunga tradizione nell’arte contemporanea, che negli ultimi anni si è ulteriormente rafforzata grazie a un ecosistema culturale sempre più dinamico e interconnesso».
La scelta della sede rafforza questa impostazione. Palazzo Galbani, edificio simbolo del modernismo del dopoguerra progettato tra il 1956 e il 1959 con l’ingegneria strutturale di Pier Luigi Nervi, offrirà circa 2mila metri quadrati di spazi espositivi nei pressi della Stazione Centrale. Attualmente oggetto di un intervento di ristrutturazione orientato alla conservazione, l’edificio accoglierà un allestimento sviluppato in collaborazione con lo studio Christ & Gantenbein. La selezione di circa 35 gallerie internazionali, scelte per la coerenza e l’ambizione dei rispettivi programmi, conferma l’approccio di Paris Internationale nel creare uno spazio in cui il tempo e l’attenzione consentano incontri significativi grazie anche ad un formato intimo, deliberatamente contenuto.
Amber Andrews, Leonardo Devito e Francesco Gennari presentati da Ciaccia Levi, Paris/Milan a Paris Internationale 2022 © Margot Montigny
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