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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliValorizzare l’arte della calzatura italiana, inserendola nel patrimonio culturale Unesco. A Roma nel Salone degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in occasione dell’assemblea generale 2026 di Assocalzaturifici, è stato presentato il percorso di «candidatura dell’Arte della Calzatura Italiana alla Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco». Il comitato promotore è presieduto da Giovanna Ceolini e composto da Museimpresa, Cercal e Politecnico Calzaturiero. L’iniziativa permette di dare il via a un progetto nazionale volto a valorizzare il patrimonio di competenze, tradizioni e capacità manifatturiere che caratterizzano la filiera italiana. Al comitato, in collaborazione con la cattedra Unesco dell’Università Unitelma Sapienza, sarà affidata la redazione del dossier e il coinvolgimento della più ampia rappresentanza delle comunità dei praticanti, elemento centrale della Convenzione Unesco del 2003: imprese, territori, competenze e nuove generazioni chiamate a custodire e alimentare nel tempo questo patrimonio di conoscenze.
Presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, l’incontro ha permesso di far conoscere i numerosi territori che sostengono l’iniziativa, con le principali regioni della filiera, Lombardia, Veneto, Marche, Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Toscana, protagoniste e testimoni della dimensione nazionale del progetto. Per Ceolini, presidente di Assocalzaturifici e del comitato promotore, «questa proposta nasce dalla volontà di riconoscere il valore culturale di un’eredità che appartiene all’intero Paese. La calzatura italiana unisce competenze tecniche, identità territoriali e capacità di evolvere nel tempo. È l’occasione per rendere visibile un patrimonio di conoscenze che costituisce una parte essenziale della nostra identità produttiva». Il tema della memoria d’impresa e dell’evoluzione del know-how è stato approfondito da Giovanna Ferragamo Gentile, presidente della Fondazione Ferragamo, che ha richiamato il valore della continuità tra dimensione creativa, tecnica e produttiva. La candidatura si configura come un progetto di sistema che mette al centro territori, comunità e competenze per accompagnare nel tempo una delle espressioni più identitarie della manifattura italiana e rafforzarne il posizionamento internazionale.
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