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L’etichetta del vino prodotto dalla Tenuta di Trinoro realizzata dall’artista siciliano

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L’etichetta del vino prodotto dalla Tenuta di Trinoro realizzata dall’artista siciliano

Salvo, una mostra per Benjamin Franchetti nella Tenuta di Sarteano

Il sigillo artistico è inoltre impresso sulle etichette storiche della Tenuta di Trinoro e dei Palazzi, realizzate dall’artista siciliano

Gianfranco Ferroni

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L’arte di Salvo trascorre qualche giorno nei luoghi di Benjamin Franchetti. Con una mostra allestita nella Tenuta di Sarteano per un periodo breve, giusto il tempo di assaporare una magnum «indigena» di Le Cupole, vino Igt color rosso rubino con riflessi granati che scorre nelle riunioni che attirano gli appassionati invitati. Per Franchetti, «ci sono luoghi che, in qualche modo, senti appartenerti, anche se forse non ci hai mai vissuto. O forse sì, in un altro tempo, in un’altra forma. Alcuni luoghi si riconoscono prima ancora di conoscerli davvero: in un profumo, nell’umidità dell’aria, in certi colori, nel silenzio. A volte mi chiedo se la casa in cui mio padre ha vissuto per trent’anni a Trinoro (nella Val d’Orcia, Ndr) non fosse già, in qualche modo, nell’immaginario di Salvo, che l’ha dipinta all’alba e al tramonto, sotto quelle stelle che vegliano sulla valle, immutate nel tempo, scandite soltanto dal passare delle stagioni». Nell’edificio rurale ecco un particolare che attira l’attenzione, un colore che sembra uscito dalla fantasia di un genio dell’haute couture, applicato su un dettaglio architettonico estraneo all’ambiente toscano: «Sotto quella cupola rosa, davanti alle palme, si ha la sensazione di essere in un luogo sospeso, difficile da collocare. E il pensiero corre subito alla Sicilia. Mio padre non ha mai vissuto davvero in Sicilia, eppure ne è stato profondamente segnato. Ha sposato una palermitana, mia madre, e con Passopisciaro ha cambiato il modo di pensare il vino sull’Etna. Insieme a lei ha comprato case a Ortigia, Stromboli e infine, a Scicli, ha costruito quello che io chiamavo il suo Mausoleo, forse il luogo a cui voleva affidare il proprio ricordo». E Salvo? «Salvo, invece, in Sicilia ci era nato, ma anche lui non ci ha vissuto davvero. A nove anni si trasferì a Turin, dove avrebbe trascorso tutta la sua vita. Eppure la Sicilia attraversa tutta la sua pittura: la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, l’Etna in eruzione… Ma anche quando dipinge altri paesaggi, c’è sempre qualcosa che riporta lì: una cupola, una palma, colori troppo intensi per terre che altrimenti apparirebbero più austere. Una luminosità che sembra nascondere la nostalgia per luoghi che senti tuoi, anche senza averli mai abitati. Mio padre ha portato il suo mondo in Sicilia. Salvo ha portato la Sicilia dentro il suo mondo. Con questa mostra, proviamo a raccontare anche questo».

Fuori, si festeggia l’evento. Dentro al casale, in una sala, davanti alla tela appesa al muro, proprio quella che si nota sull’etichetta della bottiglia 2023, c’è Bartolomeo Pietromarchi che, estasiato, la definisce come «un’opera davvero straordinaria per tanti motivi, perché innanzitutto è proprio il dipinto della casa dove siamo, con questa cupola che effettivamente è stata dipinta di quel colore da Andrea Franchetti che da tanti anni, amico di Salvo, lo invitava qui e che poi ha realizzato tutte le etichette dei vini. E c’è una grande sintonia fra quello che è il paesaggio che si vede qua fuori, questa tranquillità, questa serenità, di un momento della giornata che è il tramonto, che accende dei colori classici di Salvo ma in realtà in questo caso sono dei colori veri, dei colori reali, e che ti danno il senso di una grande amicizia tra i due, e anche del fatto che c’è una grande sintonia di visione, di vedute, di quello che fanno, entrambi, ovvero uno dipingere e l’altro realizzare uno straordinario vino».

Già, Trinoro: un’isola incastonata dove la Toscana sfuma verso l’Umbria e il Lazio. Un territorio che «non ha mai cercato rassicurazioni da cartolina, ma piuttosto solitudini, argille bluastre e isolamento». La tenuta di Trinoro è nata da «un atto di pura intuizione e di sfida alle convenzioni mentali e geografiche», che poi sono 200 ettari, e solo per un decimo dedicati ai vitigni. Tutto nato dalla fantasia di Andrea Franchetti, padre di Benjamin, arrivando nella Val d’Orcia, tra calanchi argillosi, inverni rigidissimi e casali abbandonati. Viene in mente lo scenario del film «Piazza delle Cinque Lune» di Renzo Martinelli. Qui sono arrivati da Saint-Émilion per piantare i primi vigneti, introducendo i vitigni bordolesi, la densità d’impianto conta fino a 12mila piante per ettaro, un modello mutuato dalla Borgogna più che da Bordeaux, per costringere le radici a scendere in profondità nell’argilla alla ricerca di nutrimento, limitando drasticamente la produzione per ceppo a favore di una concentrazione naturale e di una ricchezza espressiva impareggiabile. È il dominio del Cabernet Franc, per oltre la metà della superficie vitata dell’azienda. Ecco 50 micro parcelle, vinificate in modo indipendente. Nel 2020 il vino è stato composto al 92% da Cabernet Franc, l’annata successiva ha visto una presenza del 60% di Merlot, a dimostrazione del fatto che la cantina non corregge la natura, ma l’asseconda. A fianco del vino icona, nascono i «Campi», tre espressioni che dimostrano come lo stesso vitigno, coltivato a poche centinaia di metri di distanza su suoli differenti, possa declinare sfumature aromatiche e strutturali completamente diverse. Una scelta da amante dell’arte: lo zio Giorgio Franchetti, figura centrale della cultura visiva italiana, profondamente legato ad artisti come Cy Twombly, che era «di famiglia» avendo sposato la sorella di Giorgio. Secondo la leggenda, Andrea Franchetti avrebbe acquistato i primi terreni e finanziato i primi impianti di Trinoro proprio vendendo un quadro di Twombly. Il sigillo artistico è impresso sulle etichette storiche della Tenuta di Trinoro e dei Palazzi, realizzate dall’artista Salvo. Sì, proprio Salvo Mangione. 

Oggi la Tenuta di Trinoro vive la sua seconda giovinezza sotto la guida di Benjamin Franchetti, figlio di Andrea e Flora Pirri Ardizzone, nato nel 1987, impegnato nell’ingegneria meccanica e fluidodinamica, e un background nella tecnologia applicata all’agricoltura in quel di Agnadello, in provincia di Cremona. L’enologo è Lorenzo Fornaini, e il blend di quest’anno nasce da un connubio tra Cabernet Franc e Merlot dalle vigne alte, tra i cinquecento e i seicento metri, dove il freddo notturno si presenta costante. Ottanta parti di Cabernet Franc, venti di Merlot. Perché anche i vini sono delle opere d’arte.

Opere di Salvo nella Tenuta di Trinoro

Gianfranco Ferroni, 09 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Salvo, una mostra per Benjamin Franchetti nella Tenuta di Sarteano | Gianfranco Ferroni

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