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Redazione
Leggi i suoi articoliUn pittore cruciale nella nascita e nello sviluppo della pittura di genere lombarda nel XVII, poi a lungo accantonato dalla storiografia moderna. Nei suoi quadri, un'attenzione inedita all’umanità dei soggetti rappresentati. Poveri, mendicanti, contadini restituiti attraverso un punto di vista rispettoso, compassionevole, libero da intenti eccessivamente moralizzanti o di scherno. Questa la poetica e la storia di Pietro Bellotti, che a più di 400 anni dalla nascita - Volciano, 1625? - Gargnano, 1700 - torna oggi protagonista del dibattito critico.
Lo fa grazie al MarteS Museo d’Arte Sorlini di Calvagese della Riviera, che dopo avergli dedicato la mostra «Il Vero-Simile. Bellotti e Ceruti: pittura di realtà a confronto» (fino al 28 giugno 2026), incentrata sul confronto col suo erede spirituale Giacomo Ceruti, lo pone al centro di una giornata di studi. In programma sabato 16 maggio 2026, l'evento riunisce i principali conoscitori della sua opera, tra cui Francesco Ceretti, Michele Nicolaci e Filippo Piazza, che curano l'appuntamento.
Un momento di confronto e aggiornamento sulle ricerche attorno a Bellotti, che arriva a pochi mesi dalla chiusura della monografica veneziana alle Gallerie dell'Accademia, con l'obiettivo di trasformare le recenti scoperte espositive in dati storiografici acquisiti. Sotto la moderazione di Federico Giannini - giornalista, direttore di Finestre sull’Arte - il confronto tra gli studiosi punta a definire con maggiore precisione il catalogo di un autore spesso rimasto nell'ombra di attribuzioni incerte.
Il museo bresciano fa da cornice scientifica naturale grazie alla già citata mostra «Il Vero-Simile», che mette a confronto la produzione dei due protagonisti lombardi della pittura di genere. Fulcro dell'esposizione è la «Vecchia popolana», un'opera recentemente acquisita dalla Fondazione Sorlini dopo un passaggio in una collezione madrilena. Accanto a questa, la presenza dei «Popolani all’aperto» chiarisce il cambio di passo della ricerca attuale: l'opera è stata infatti sottratta al catalogo del Pitocchetto per essere restituita a Bellotti, segnando un punto di svolta nella comprensione della pittura di realtà del Seicento.
Gli interventi in programma si concentrano sull'analisi tecnica e materiale, analizzando il metodo di lavoro del pittore e la sua peculiare resa dei soggetti popolari. Non si tratta solo di risolvere dubbi attributivi, ma di ricostruire la rete dei passaggi collezionistici e le scelte iconografiche che hanno caratterizzato la carriera dell'artista tra Brescia e Venezia, fornendo una documentazione aggiornata sulla tecnica e sul percorso critico di Bellotti.
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