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Redazione
Leggi i suoi articoliPer qualcuno, una canzone può conquistare al primo ascolto; per qualcun altro serve entrare nelle dinamiche della melodia e del testo, prendere della confidenza. Ma se questa canzone è miart 2026 (17-19 aprile) - edizione ispirata al jazz e che quindi legittima la metafora - non c'è dubbio che il suo suono rimanga in testa, sorprenda per la novità e convinca per le soluzioni che oggi offre e che, chissà, continuerà ad offrire in futuro. Difficile non apprezzare il contesto che la South Wing di Allianz MiCo garantisce alla fiera d'arte moderna e contemporanea milanese, che guadagna in dinamicità grazie ai tre piani su cui si sviluppa, tutti diversi per conformazione e possibilità. Emergent al primo, Established allo zero, Anthology al secondo. C'è chi forse deve orientarsi, trovare le coordinate più efficienti per esplorare gli stand. Ma è un bel piacere, anche se fosse, perdersi per un attimo se al di là delle vetrate c'è il parco di City Life e le Tre Torri che svettano sul cielo azzurro, oppure i nuovi spazi comunitari e d'incontro che la location offre, con food truck e postazioni ristoro moltiplicate. Companatico alla proposta artistica, certo, ma che non guasta quando le gallerie da visitare sono 160. Massicia la proposta contemporanea, con la pittura, soprattutto figurativa, che si ritaglia un posto di rilievo. Ma non mancano sperimentazione contemporanee, con installazioni curiose o soluzioni espositive intrigranti. Così come i focus sul moderno, comfort zone di nomi e iconografie assimilate ma di indiscussa qualità. Nel complesso, tra gli stand emerge una pluralità di visioni: dai solo show monografici ai dialoghi generazionali, dai confronti tra moderno e contemporaneo ai focus su movimenti, geografie e materiali. Ne nasce una vera e propria costellazione di progetti in cui pittura, scultura, installazione, ceramica e fotografia diventano strumenti per indagare le trasformazioni del presente. Tra i temi più ricorrenti identità, memoria, corpo, strutture sociali e cambiamento climatico. Come per tutte le prime volte la novità attira e respinge al tempo stesso, e implica un tempo di riassestamento. In questo caso per operatori e visitatori, chiamati giocoforza a prendere le misure di un evento che si esaurirà nel tempo di un week end. Dunque meglio godersi la sorpresa con l'entusiasmo che si porta dietro, come un'improvvisazione jazzistica di cui non conosciamo l'orizzonte, ma ne apprezziamo l'inaspettato evolversi.
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