Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliNei giorni scorsi Daniela Vinci e Maria Cristina Schiavone, funzionarie per la tutela del Patrimonio storico-artistico della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, con Giuseppe Mantella, membro della Commissione d’arte sacra della Diocesi di Locri-Gerace, hanno effettuato un sopralluogo per un previsto intervento di restauro conservativo del «Cristo alla colonna» datato al XVII secolo, di autore ignoto, conservato nella Chiesa dell’Immacolata a Caulonia.
La statua lignea, che è annoverata nel Catalogo generale dei beni culturali, è di proprietà dell’Arciconfraternita dell’Immacolata ed è ricordata dallo storico dell’arte Alfonso Frangipane (1881-1970), il quale, supponendo la provenienza dell’antico convento dei Cappuccini, la cataloga come arte monastica, di effetto realistico, del XVII secolo. Pare invece più verosimile che la statua provenga dal convento degli Agostiniani, la cui chiesa venne soppressa dopo il terremoto del 1783 e parte dei suoi beni passarono all’attuale Arciconfraternita.
La statua, nel tempo, avrebbe subito delle leggere manomissioni, forse per renderla più manovrabile durante il trasporto a spalla nel corso del «Caracolo» di Caulonia, la processione che si tiene nel centro storico della cittadina del Reggino durante la giornata del Sabato Santo (il termine locale «Caracolo» deriva infatti dallo spagnolo «caracol», che significa «chiocciola» e si riferisce al lento e tortuoso avanzare dei partecipanti attraverso le stradine del borgo).
Il recente sopralluogo è propedeutico per la redazione del progetto di restauro e per la successiva assegnazione degli interventi a professionisti del settore.
Altri articoli dell'autore
Il recupero è stato reso possibile dai fondi Pnrr. La struttura si presenta come una serie di gallerie ipogee con volte a botte, concepite come percorso sotterraneo ad anello, arricchito da nicchie, lucernai e affacci sull'occhio del labirinto
Per la creazione del modello virtuale del celebre monumento, perseguita dal «Progetto Pharos», occorre portare in superficie dai fondali della costa greca blocchi di granito e altri reperti, per poterli scansionare e posizionare nella riproduzione tridimensionale
Nato sei anni fa all’interno del Dipartimento di Filosofia, il progetto è oggi il risultato di una collaborazione che abbraccia l’intero Ateneo e una rete di università italiane e internazionali
Al termine dei restauri dell’edificio, condotti da un team interdisciplinare di restauratori, archeologi e storici dell’arte, grazie al progetto «Cantieri Narranti» i turisti possono salire fino a 14 metri d’altezza per ammirare le opere di Gagliardi, Dughet, Naldini, Miel…



