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Silvia Conta
Leggi i suoi articoliL’arte è un diritto fondamentale ed essenziale per la società democratica, investire denaro pubblico in essa va a vantaggio di tutta la società. Con queste parole potremmo riassumere la ragion d’essere e l’anima di Pro Helvetia, la fondazione nazionale incaricata di promuovere l’arte e la cultura contemporanea svizzera di interesse nazionale, in Svizzera e all’estero.
Il Paese, con poco più di nove milioni di abitanti, per il quadriennio 2025-2028 ha stanziato un credito quadro federale di 187 milioni di franchi per la promozione della cultura, di cui circa 45 milioni l’anno sono assegnati da Pro Helvetia ad artisti e istituzioni. Secondo l’andamento storico, in media circa l'86% delle risorse viene investito direttamente in progetti. L’accesso ai fondi è vincolato a una rigorosa selezione che punta all’eccellenza e persegue la costante crescita della scena creativa e culturale del Paese, assieme ai suoi cittadini.
Tra i principali progetti attuali sostenuti dall’ente fuori dalla Confederazione ci sono le partecipazioni nazionali alla Biennale di Venezia di Arte e Architettura e alla 16. Gwangju Biennale 2026, in Corea del Sud.
Abbiamo parlato della storia e del lavoro di Pro Helvetia con Katharina Brandl, Responsabile della divisione Arti visive.
Pro Helvetia vanta una lunga storia: fondata nel 1939, dopo decenni di lavoro sul territorio svizzero, a metà degli anni Ottanta ha iniziato le sue attività a sostegno di progetti anche al di fuori del Paese. Nel 2012 la Legge nazionale sulla promozione della cultura ha portato a un'importante riorganizzazione della Fondazione. Quali sono oggi i suoi principi cardine?
Se ci si confronta Pro Helvetia con altri enti in ambito artistico o organizzazioni con una missione (legale) simile in Europa, si possono notare alcune peculiarità che ci rendono unici. In primo luogo, sosteniamo un'ampia gamma di media artistici: design, game design, letteratura, musica, arti sceniche e, naturalmente, arti visive. In secondo luogo, Pro Helvetia dispone di una rete globale di uffici di coordinamento (in Sud America, Johannesburg, Nuova Delhi, Il Cairo, Shanghai) che portano avanti la nostra missione in diverse regioni del mondo. È eccezionale avere una rete di colleghe e colleghi che ci rappresentano a livello globale, sono tutti specialisti in campo culturale, rispettati per il loro lavoro nelle rispettive regioni. Credo che questo modello indichi anche quanto prendiamo sul serio il concetto di "scambio culturale". Forse sembrerà un po' da nerd, ma vorrei anche sottolineare la nostra forma giuridica: siamo una fondazione nazionale che svolge una missione per conto del governo federale. Operiamo a distanza per conto del governo federale, ma non siamo il governo. Svolgiamo i nostri compiti in modo indipendente e la nostra organizzazione può contare sulla competenza di veri specialisti dell'arte e della cultura.
Pro Helvetia è responsabile della promozione dell'arte contemporanea (ad eccezione del cinema), sia in Svizzera che all'estero. Quali sono i principali criteri di selezione dei progetti che scegliete di sostenere?
In generale, la maggior parte delle nostre misure di sostegno sono piuttosto competitive: riceviamo molte candidature e dobbiamo dare priorità ai progetti migliori. Abbiamo dei criteri che gli artisti devono soddisfare (cittadinanza svizzera o residenza permanente in Svizzera, nonché presenza regolare in sedi rilevanti in più di una regione linguistica o a livello internazionale - ciò che definiamo attività "sovraregionale") e che le istituzioni devono raggiungere (un certo raggio d'azione, la qualità del programma curatoriale, ecc.). Inoltre, all'interno della Svizzera, possiamo sostenere solo progetti che promuovono lo scambio tra le regioni linguistiche, ad eccezione, fra gli altri, del sostegno che si rivolge direttamente agli artisti per le nuove produzioni. Naturalmente, quando si entra nel dettaglio di una richiesta di sostegno, ad esempio per una mostra al di fuori della Svizzera, alcune domande che vengono regolarmente sollevate sono: in che modo l'artista beneficia di questa specifica opportunità? L'artista è già presente nel paese o nella regione oppure questa opportunità gli darà visibilità per un nuovo pubblico o mercato? Questa opportunità permette all'artista di accedere a nuove reti? A quale pubblico si rivolge il progetto? Il progetto è ben cofinanziato? Da questi esempi si può già dedurre il nostro approccio e la cultura della nostra organizzazione: l'artista è al centro di tutte le argomentazioni a sostegno dei progetti.
Quali sono le principali differenze - se ci sono - tra i criteri di selezione per un progetto destinato all'area nazionale e uno per l'area internazionale?
All'interno della Svizzera, Pro Helvetia sostiene principalmente progetti in modo sussidiario, il che significa che il nostro sostegno integra i finanziamenti delle città e dei Cantoni svizzeri. In particolare, sosteniamo i progetti che promuovono lo scambio tra le regioni linguistiche, ad esempio se un artista della Romandia (l'area francofona) viene presentato in una mostra nella parte germanofona del Paese (o viceversa). Il fatto che la Svizzera abbia quattro lingue ufficiali (tedesco, francese, italiano e romancio, ndr.), non minoritarie ma ufficiali, fa parte del suo DNA. In quanto fondazione nazionale, la promozione dello scambio tra le regioni linguistiche è una parte fondamentale della nostra missione. Naturalmente, se si guarda alla lunga storia di Pro Helvetia, l'idea dello scambio nazionale è sempre stata legata anche alla cultura come veicolo di coesione sociale, che è tuttora una motivazione importante per il finanziamento pubblico delle arti e della cultura. Vorrei aggiungere, come nota a margine, che la Costituzione svizzera stabilisce che il finanziamento della cultura è prima di tutto di competenza dei Cantoni - quindi il nostro ruolo domestico "minore" è radicato nel nostro quadro giuridico. Per altri aspetti, come la promozione internazionale o lo scambio internazionale, siamo noi a guidare. Un'altra categoria, inoltre, è il nostro sostegno alla produzione di nuove opere che viene assegnato direttamente ad artiste e artisti svizzeri, che rimane fondamentale, a mio avviso, per poter sostenere le nuove produzioni d'arte contemporanea. Una delle caratteristiche principali di Pro Helvetia è la promozione dell'arte svizzera a livello internazionale, ma questo deve basarsi su un forte e continuo sostegno alla produzione artistica all'interno della Svizzera. In sintesi: sebbene la nostra missione legale all'interno e all'esterno della Svizzera segua obiettivi diversi, i nostri criteri di sostegno agli artisti e alle istituzioni sono piuttosto simili. Gli artisti possono beneficiare del nostro sostegno se hanno la cittadinanza svizzera o una residenza permanente in Svizzera e se possono dimostrare una presenza regolare in luoghi rilevanti in più di una regione linguistica o a livello internazionale - questo vale sia per il sostegno all'interno che all'esterno della Svizzera. L'unico aspetto che viene aggiunto all'interno della Svizzera è il già citato aspetto dello scambio.
Pro Helvetia headquarters
Pro Helvetia è finanziata principalmente dalla Confederazione Svizzera. Quali rapporti ha instaurato Pro Helvetia con le istituzioni culturali pubbliche (musei, accademie, università, ecc.)? E con il settore privato (fondazioni, sponsor, ecc.)?
I progetti come il Padiglione svizzero alla Biennale di Venezia di cui Pro Helvetia si fa carico (o che commissiona) - sia per Arte che per Architettura - richiedono finanziamenti aggiuntivi, raccolti principalmente dai rispettivi team di progetto e specifici per i progetti. Durante alcune edizioni della Biennale Architettura, la collaborazione con le università - soprattutto se il progetto selezionato era portato avanti da docenti - è stata essenziale per il successo del nostro padiglione. E naturalmente, se si hanno accanto università di fama mondiale come il Politecnico di Zurigo (ETH, Eidgenössische Technische Hochschule, ndr) o l'EPFL di Losanna (École Polytechnique Fédérale de Lausanne, ndr), le collaborazioni hanno un significato ancora più profondo. Tra gli eventi internazionali più noti sostenuti da Pro Helvetia ci sono le partecipazioni svizzere alla Biennale di Venezia. Inaugurata il mese scorso per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte, The Unfinished Business of Living Together, è una mostra ideata dai curatori Gianmaria Andreetta e Luca Beeler insieme all’artista Nina Wakeford e realizzata in collaborazione con gli artisti Miriam Laura Leonardi, Lithic Alliance e Yul Tomatala, mentre, per il prossimo anno, per la 20a Mostra Internazionale di Architettura, è stato presentato il progetto dello StudiPaolaViganò che riprende la narrazione della Svizzera come torre d’acqua d’Europa.
Come è cambiato - se è cambiato - la partecipazione alla Biennale di Venezia nel corso dei decenni?
Innanzitutto, una banale osservazione che va comunque ribadita: Venezia è una piattaforma importantissima per gli artisti e per la loro carriera. Lo si poteva asserire anche trent'anni fa, ma credo che questa affermazione abbia un peso maggiore nel 2026, poiché i tradizionali centri del mondo dell'arte si sono spostati e una prospettiva post-coloniale unita a discorsi realmente globali sfidano i vecchi centri di creazione di significato. Venezia (o qualsiasi altro grande palcoscenico occidentale) è importante, ma non è più l'unico modo per raggiungere l'Olimpo dell'arte contemporanea. Certamente la partecipazione alla Biennale accende un potente riflettore e crea una risonanza immediata per ciascuna pratica artistica, ma ci sono molti altri modi per "farcela". È importante, a mio avviso, intendere questo decentramento come un'opportunità per non interpretare il nostro ruolo di commissione di un padiglione nazionale solo come ente che assegna una metaforica medaglia di distinzione agli artisti che vengono selezionati per il padiglione stesso, ma come occasione per chiedersi: cosa significa commissionare un padiglione ai Giardini come istituzione con finanziamento pubblico nell’era contemporanea? Da parte nostra abbiamo iniziato a pensare alla risposta a questa domanda unendo questi termini: eccellenza - impegno - sperimentazione. Vogliamo progetti che convincano la giuria per la loro eccellenza, che contribuiscano al discorso dell'arte contemporanea, che siano coraggiosi, che sfidino noi commissari e che prendano posizione. Il padiglione svizzero non è un premio per la distinzione artistica, ma deve essere un contributo attuale e pertinente al bouquet multinazionale dei Giardini di ogni anno. Pro Helvetia è, inoltre, responsabile del Padiglione svizzero alla Biennale di Gwangju 2026, in Corea del Sud: Denise Bertschi presenterà State Fictions. Beyond Blossoms and Borders, un progetto che esplora la presenza della Svizzera nella DMZ coreana (la Zona Demilitarizzata tra Corea del Sud e Corea del Nord, ndr.) come sito della Guerra Fredda e presenta alcuni risultati della sua ricerca a lungo termine.
Nel proprio sito web Pro Helvetia afferma: "Promuoviamo misure che incoraggiano il pubblico a impegnarsi autonomamente nella creazione artistica e culturale contemporanea". In cosa consistono, nello specifico, le misure che mirano a coinvolgere il pubblico nella produzione culturale?
Oltre a bandi di concorso aperti molto specifici per progetti di mediazione, incoraggiamo un impegno critico con l'arte contemporanea con il nostro sostegno alle pubblicazioni, come monografie o pubblicazioni tematiche. Abbiamo sostenuto, ad esempio, una pubblicazione del collettivo "Wages For Wages Against", che rappresenta una voce importante per il miglioramento delle condizioni di lavoro degli artisti in Svizzera; oppure, per fare un altro esempio, siamo stati in grado di sostenere anche la prima pubblicazione completa dei film dell’opera Super-8 (1975-2001), del celebre artista svizzero Roman Signer, che non costituisce solo un catalogo delle opere, ma offre anche un accesso diretto ai suoi film tramite codici QR.
Quali sono le principali sfide per il futuro di Pro Helvetia e per la promozione degli attori della scena culturale in Svizzera e all'estero?
Di fronte al cambiamento della geopolitica e quindi delle priorità di bilancio, la sfida principale è quella di ribadire in modo convincente l'importanza dei finanziamenti pubblici alla cultura. Come società, non siamo arrivati al sistema di finanziamento pubblico delle arti per caso, ma per convinzione: la convinzione che la libertà delle arti sia una delle nostre libertà e dei nostri diritti fondamentali, profondamente legata ai nostri valori democratici, e che spendere denaro pubblico per questo settore vada a vantaggio di tutti noi. L'impegno con l'arte contemporanea può insegnarci molte cose di cui una società democratica ha disperatamente bisogno: tollerare le ambiguità e ascoltare. E la sfida di oggi è quella di non dimenticarlo.
Silvia Conta
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