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Jan Steen, «Contadini che festeggiano fuori da una locanda», 1676 ca

Courtesy of the Leiden Collection, New York

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Jan Steen, «Contadini che festeggiano fuori da una locanda», 1676 ca

Courtesy of the Leiden Collection, New York

Quando gli olandesi fondarono New Amsterdam

La New York Historical Society celebra i 400 anni dalla fondazione della futura New York e i 250 dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti

Viviana Bucarelli

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Si dice che 400 anni fa il governatore olandese Peter Minuit, direttore della Dutch West India Company, acquistò dai Nativi americani l’isola di Manhattan per un quantitativo di merci equivalente a 24 dollari. È una leggenda. Ma rende l’idea del fruttuoso affare che gli olandesi fecero in quella circostanza. Chiamarono la città New Amsterdam anche se, nel 1644, quando fu ceduta agli inglesi vittoriosi, fu ribattezzata New York. Intanto, negli anni attorno al 1626 in Europa, durante il Secolo d’Oro, in Olanda Rembrandt e i suoi contemporanei cominciarono a prestare attenzione alle piccole cose di ogni giorno, alla bellezza dei dettagli, della sua luce e dei suoi colori. Rappresentarono gli interni delle abitazioni, le persone e gli oggetti con lo stesso meticoloso realismo e una tecnica scientifica e precisissima e cambiarono per sempre il corso della storia dell’arte.

In occasione di questo importante anniversario, che coincide peraltro con i 250 anni dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, dal primo maggio al 30 agosto la New York Historical Society (Nyhs) presenta la mostra «Old Masters, New Amsterdam». Oltre alle opere della collezione permanente della Nyhs, il percorso comprende capolavori provenienti dalla Leiden Collection di Thomas e Daphne Recanati Kaplan, dal Museum of Fine Arts Boston, dalla National Gallery of Art, dal Virginia Museum of Fine Arts, dagli New York State Archives e dalla Trinity Church, oltre che da altre collezioni private.   

La mostra ricostruisce un ritratto storico dei primi insediamenti olandesi a Manhattan attraverso le opere di Rembrandt, Frans Hals, Jan Steen e i loro contemporanei, con diversi dipinti mai esposti prima a New York. I loro dipinti ricreano le atmosfere delle case, dei mercati, delle taverne, delle piazze animate della vecchia Europa così come doveva essere nel Nuovo Mondo. La mostra «presenta un affascinante percorso attraverso la New Amsterdam del tempo, tra commercio, creativitá e conflitto, che ha gettato le basi della città e della nazione che conosciamo oggi», ha detto Louise Mirrer, presidente della New York Historical Society. A cominciare da «Contadini che festeggiano fuori da una locanda» di Jan Steen «che cattura in modo meraviglioso la gioiosa e vibrante interazione tra le diverse figure nel contesto di una fiera locale, com’era nell’europea Olanda e come doveva essere a New Amsterdam».

Dal 1626 al 1664 la città godette della politica di tolleranza religiosa praticata dal governo centrale che diede così vita a una società multiculturale, in cui si parlavano 18 lingue diverse e che divenne uno dei principali centri del commercio internazionale. In alcune occasioni le opere in mostra illustrano precisamente quella che era e sarebbe diventata New York: «Tontine Coffee House, New York City» (1797) di Francis Guy del 1797, per esempio, illustra mirabilmente il brulichio della vita cittadina e l’incessante attività commerciale che si sviluppa nel secolo successivo e che prefigura quella che sarà «la cittá che non dorme mai».

Rembrandt, «Autoritratto con gli occhi ombreggiati», 1634. Courtesy of the Leiden Collection, New York

Viviana Bucarelli, 01 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Quando gli olandesi fondarono New Amsterdam | Viviana Bucarelli

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