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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliAl termine di un minuzioso restauro, la Fondazione Musei Civici di Venezia ha presentato il risultato dei lavori sugli apparati decorativi del grande soffitto e dei portali della Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale. Dopo oltre due anni di «cantiere aperto», partito il 22 novembre del 2023 e concluso il 30 gennaio di quest’anno, torna ad essere accessibile al pubblico uno degli ambienti di rappresentanza più prestigiosi del palazzo.
La sala, particolarmente sontuosa, venne realizzata su progetto di Andrea Palladio e Giovanni Antonio Rusconi (1576), con una volta decorata da dipinti murali realizzati in origine da Jacopo Tintoretto (1577), con quattro monumentali portali policromi da cui la sala prende il nome, sovrastati da gruppi scultorei realizzati da maestri nel tardo Cinquecento veneziano: Alessandro Vittoria, Girolamo Campagna, Francesco Caselli e Giulio dal Moro. I lavori sono stati resi possibili grazie al contributo dell’organizzazione statunitense senza scopo di lucro Save Venice, con 662mila euro su un investimento complessivo di 747mila, cifra raggiunta grazie a ulteriori contributi attivati tramite ArtBonus, tra cui il sostegno di The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel, Venice unitamente a investimenti della Fondazione Musei Civici di Venezia.
Ecco le varie «voci» della sala su cui si è intervenuto: • il grande soffitto voltato «alla romana» (sia nella parte strutturale non visibile, sia nel suo ricco apparato decorativo di dipinti murali e stucchi); • i portali lapidei; • i gruppi scultorei; • le finestre lapidee; • le tele dipinte a monocromo.
Un particolare del restauro nella Sala delle Quattro Porte in Palazzo Ducale a Venezia. Foto: Matteo De Fina
Un particolare del restauro nella Sala delle Quattro Porte in Palazzo Ducale a Venezia. Foto: Matteo De Fina
È stato proprio lo studio dei dipinti del soffitto che ha condotto a una delle scoperte tecniche più rilevanti del progetto: le opere non sono state realizzate ad affresco, ma con colori ad olio stesi su una preparazione a base di gesso e colla, secondo una tecnica affine a quella della pittura su tela. Una modalità esecutiva che, con la complicità di posteriori interventi non sempre registrati, ha reso con l’andar del tempo più complessa la conservazione delle superfici e la loro lettura.
Il lavoro ha comportato una particolareggiata mappatura dello stato di conservazione, ispezioni visive e tattili e una campagna di analisi che ha permesso di identificare alcuni strati aggiunti alla pellicola pittorica originale. La pulitura è consistita nella rimozione di una vernice novecentesca e di alcune ridipinture riferibili a restauri del secolo scorso, con controlli analitici condotti prima e dopo l’intervento. Sono state inoltre eliminate vecchie stuccature degradate, consolidata la pellicola pittorica e trattate le numerose fessurazioni e lacune. Infine, a seguito di un ampio confronto iconografico e stilistico con studiosi ed esperti di storia dell’arte, si è proceduto all’integrazione delle parti mancanti e delle abrasioni mediante colori ad acquarello e a vernice.
Il prima e il dopo del restauro di un dipinto nella Sala delle Quattro Porte in Palazzo Ducale a Venezia. Foto: Matteo De Fina
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