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Redazione
Leggi i suoi articoliL’artista canadese Janet Cardiff ha scritto una lettera molto forte contro la conversione del Monastero di Santa Clara-a-Nova di Coimbra in hotel di lusso. Il suo appello è chiaro: proteggere l’edificio, non come reliquia, ma come spazio vivo per l’arte pubblica.
Janet Cardiff è venuta a conoscenza dei piani per il monastero portoghese durante i preparativi per la mostra «The Factory of Shadows» che vi ha allestito insieme a George Bures Miller. L’esposizione, visitabile fino al 5 luglio, è organizzata dal Círculo de Artes Plásticas de Coimbra e da Anozero, che organizza anche uno degli eventi di arte contemporanea più visitati del Portogallo, anch’esso ospitato nel monastero, la Bienal de Coimbra.
Non si tratta semplicemente di salvare un edificio. Si tratta di un dibattito sul futuro della memoria culturale: l’artista invita a chiedersi se gli spazi storici sacri debbano servire al pubblico o al profitto; se i siti di profondo significato storico e artistico debbano continuare a essere accessibili al pubblico o riservati a pochi.
La lettera di Cardiff sollecita l’attenzione internazionale prima che questo cambiamento irreversibile venga attuato:
«Scrivo non solo in qualità di artista, ma anche come testimone di qualcosa di raro e insostituibile. Il mio lavoro mi ha portato in quasi un centinaio di musei e spazi culturali in tutto il mondo. Tuttavia, nessuno mi ha emozionato come il Monastero di Santa Clara. Insieme al mio collaboratore George Bures Miller, ho avuto il privilegio di esporre in questo spazio sacro, un luogo dove la storia respira attraverso le pietre sgretolate, dove il pavimento sussurra secoli e le pareti portano il peso della devozione e del tempo. La commozione suscitata dalla roda dos enjeitados (la ruota degli esposti, Ndr) all’interno delle sue mura non si vede soltanto, si sente.
Questo non è solo un altro edificio antico. È un archivio vivente di cultura, memoria e spirito. Spazi come questo stanno scomparendo in tutto il mondo. Preservarne uno non è solo un atto di conservazione, è un dovere. Il monastero dovrebbe essere riconosciuto come tesoro nazionale ed elevato a centro culturale, che onora il suo passato aprendo le porte al futuro. Immaginate tour audio e video che riecheggiano nelle sue sale, spettacoli che animano i suoi cortili, installazioni site specific che ne riaccendono l’anima: la storia risvegliata per tutti, non imbalsamata per pochi.
Eppure, incomprensibilmente, c’è chi vorrebbe sacrificare questo tesoro sull’altare del profitto. Trasformare questo luogo in un hotel a cinque stelle, riservato solo ai ricchi, privato della sua dignità e del suo spirito, sarebbe un vero e proprio vandalismo culturale. Un crimine contro la popolazione di Coimbra e contro la storia stessa.
C’è spazio a sufficienza altrove nel complesso per dare vita a una nuova struttura ricettiva, progettata secondo le esigenze moderne e dotata dei comfort richiesti dai viaggiatori di oggi. Ma svuotare il monastero per soddisfare il lusso, silenziare i suoi echi per il comfort di un’élite, è una profanazione. Una volta perso un edificio come questo, è perso per sempre, e nessuna somma di denaro potrà mai ricostruire l’anima che è stata distrutta.
Siamo lucidi: siamo a un bivio. Possiamo scegliere la memoria, la cultura e l’accessibilità, oppure possiamo scegliere un guadagno a breve termine a un costo irreversibile. Per il bene di Coimbra, per il bene dell’arte e per le generazioni future, facciamo la scelta giusta».
Una veduta del Monastero di Santa Clara-a-Nova a Coimbra
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