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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoli90 proverbi greci attribuiti al sacerdote greco del XVII secolo Hermodorus Rhegius e finora sconosciuti sono stati scoperti casualmente in un manoscritto conservato a Orléans, in Francia. Il ritrovamento è stato effettuato da due filologi nordeuropei, l’olandese Han Lamers (Università di Oslo) e il belga Toon Van Hal (Università di Leuven), ed è raccontato in uno studio pubblicato sulla rivista «Byzantine and Modern Greek Studies».
Il rinvenimento quadruplica il corpus noto di detti attribuiti a questo sacerdote, noto finora per una raccolta di circa 30 proverbi. Grazie al manoscritto analizzato, il numero complessivo sale a 120. I ricercatori si trovavano nella biblioteca francese per esaminare manoscritti antichi su altri temi quando si sono imbattuti nella raccolta. «Quando si sfogliano manoscritti su argomenti di interesse, c’è sempre la possibilità di imbattersi in qualcosa che nessuno sapeva esistesse», ha spiegato Van Hal. A una prima analisi, i proverbi individuati sembravano già noti, ma una indagine più approfondita ha rivelato la presenza di numerosi testi inediti.
Stando a quanto emerso, i detti erano stati annotati da Hermodorus Rhegius durante alcune missioni nelle isole Egee, dove il sacerdote, durante attività legate alla Chiesa cattolica, trascriveva espressioni popolari locali. Le ragioni di questo interesse non sono molto chiare, ma si pensa che i proverbi potessero essere usati come strumenti di più agile comunicazione nelle prediche o negli scritti, perché sintetici per natura e noti alla gente comune. «Le espressioni proverbiali funzionano come scorciatoie cognitive: condensano esperienze generali e regole di vita in formule semplici e facilmente memorizzabili», ha osservato Lamers. La loro struttura breve e ritmica ne facilita la trasmissione di generazione in generazione, contribuendo a creare un patrimonio culturale condiviso.
Il percorso dei manoscritti in cui sono stati trovati questi proverbi è complesso. Gli originali redatti da Hermodorus sono perduti, ma i testi sono arrivati fino alla Francia con una serie di passaggi, fino a comparire nel manoscritto del medico Louis Gaudefroy, donato alla biblioteca di Orleans nel 1725. I proverbi individuati coprono temi molto diversi, alcuni legati a contesti locali, altri di carattere universale. Tra gli esempi citati dagli studiosi, un’espressione come «Puoi perdere l’anello, ma conservi il dito» suggerisce la possibilità di subire perdite materiali senza compromettere ciò che è essenziale, mentre «Abbiamo versato l’olio, ma è caduto nella pentola» significa che un imprevisto non ha avuto conseguenze gravi.
Il proposito degli autori della scoperta è di proseguire gli studi per comprendere meglio l’origine di questi detti e verificare se e quali siano ancora in uso.
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