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Restauratori egiziani all’opera su uno dei sarcofagi scoperti a Qurnet Murrai

Foto Facebook/Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano

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Restauratori egiziani all’opera su uno dei sarcofagi scoperti a Qurnet Murrai

Foto Facebook/Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano

Scoperti 22 sarcofagi e un archivio di papiri sulla Riva ovest di Luxor

A Qurnet Murrai, in Egitto, la missione archeologica diretta da Afifi Rohim ha portato alla luce una sepoltura secondaria con un’alta percentuale di mummie femminili

Francesco Tiradritti

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Sulle pendici di Qurnet Murrai sopravvive ancora un gruppo delle casette in multicolori che un tempo punteggiavano tutta la Riva ovest di Luxor. Il visitatore se le trovava davanti dopo avere superato i Colossi di Memnone. Oggi il sito è oggetto di scavi da parte della missione archeologica egiziana, finanziata dalla Zahi Hawass Foundation e diretta da Afifi Rohim, la stessa che ha riportato alla luce i resti dell’insediamento di Tjehenet-Aton, meglio conosciuta come la Città d’oro.

In questi giorni, gli archeologi egiziani hanno annunciato il ritrovamento di 22 sarcofagi, molti dei quali del tipo «a vernice gialla», che consente di datare l’insieme tra la XXI e la XXII dinastia (XI-VIII secolo a.C.) e di un vaso contenente alcuni papiri, alcuni dei quali ancora sigillati. Su alcuni il nome del destinatario è scritto in demotico. Una delle impronte di sigillo indica una datazione approssimativa al periodo romano.

Le due scoperte fanno parte di una serie di ricerche volte ad ampliare il contesto archeologico in cui si trova inserita Tjehenet-Aton e, sebbene non siano direttamente correlate con l’insediamento, la cui frequentazione è da porre in corrispondenza con il regno di Amenofi III (prima metà del XIV secolo a.C.), mostrano la ricchezza del sito di Qurnet Murrai, che non ha mai davvero ricevuto una reale attenzione dal punto di vista archeologico.

Uno dei sarcofagi «a vernice gialla». Foto Facebook/Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano

Quindici dei sarcofagi sono stati ritrovati accatastati gli uni sugli altri in una tomba mai portata a termine. Analisi preliminari hanno stabilito che 14 mummie erano femminili e una maschile. I dati archeologici indicano che si tratta di una sepoltura secondaria e che i sarcofagi dovevano essere stati spostati nel luogo di ritrovamento in un momento successivo alla sepoltura. Si tratta perciò di uno dei cosiddetti «nascondigli», il più celebre è quello che conteneva i sarcofagi dei sovrani del Nuovo Regno, scoperto alla fine del XIX secolo.

È però la prima volta che ne viene riportato alla luce uno in cui prevalgono in così alta percentuale le mummie femminili. Di estremo interesse è che i sarcofagi non recano alcun nome e soltanto su alcuni di essi compare il titolo «cantatrice di Amon», attestato di frequente davanti ai nomi femminili nell’ambito geografico di Luxor e riconducibile all’ambito templare del dio più importante dell’area. Questo crea un interessante parallelo con il Pornopapiro di Torino (Museo Egizio di Torino, CG 55001) dove lo stesso titolo è attribuito a una delle ragazze impegnate in una delle complicate prestazioni sessuali riprodotte sul documento.

Al momento, dei papiri è possibile soltanto affermare che dovevano fare parte di un qualche archivio, probabilmente familiare. Maggiori informazioni deriveranno dalla loro apertura, operazione che avverrà nei laboratori di restauro del Grand Egyptian Museum dove i documenti sono in procinto di essere trasferiti.

Il gruppo di papiri. Foto Facebook/Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano

Francesco Tiradritti, 02 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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Scoperti 22 sarcofagi e un archivio di papiri sulla Riva ovest di Luxor | Francesco Tiradritti

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