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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliIn attesa della realizzazione del progetto di revisione degli accessi al Museo del Bargello e di riallestimento e di revisione della narrativa del salone di Michelangelo, annunciati da Andreina Contessa, direttore Generale di Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, il museo accoglie, nella piccola sala dedicata alle mostre temporanee, il cantiere aperto al pubblico del basamento marmoreo con statue bronzee del «Perseo» di Benvenuto Cellini, solitamente conservato nella Sala di Michelangelo e della scultura del Cinquecento.
Un basamento che è una vera e propria opera d’arte a sé, realizzata tra il 1549 e il 1553, raffinatissimo nella lavorazione e con un programma iconografico destinato, per volere del granduca Cosimo I, a ribadire la supremazia di Firenze. La decorazione, in cui Cellini, orafo di formazione, dimostra le sue doti di scultore, messe in dubbio da alcuni, comprende quattro teste di caprone che rimandano al capricorno, segno zodiacale di Cosimo, assunto dal granduca come emblema su modello dell’imperatore Augusto, poi erme femminili che rappresentano Diana Efesia col corpo ricoperto di mammelle a evocare ricchezza e fecondità e i mascheroni infuocati che alludono al trionfo della verità sull’inganno, in riferimento al Buongoverno granducale. Nelle nicchie, le statuette bronzee rappresentano le figure principali del mito del mito di Perseo: i genitori Giove e Danae ma anche Mercurio e Minerva, fratello e sorella di Perseo. Mercurio è colto nell’atto di spiccare il volo mentre Minerva, la cui lancia è andata persa, regge lo specchio che servirà a Perseo per colpire Medusa, senza esser pietrificato dal suo sguardo.
Lo stesso Cellini narra che questi bronzetti suscitarono l’ammirazione di Eleonora da Toledo che avrebbe voluto tenerli nel timore che, collocate nello spazio pubblico della Piazza della Signoria, quelle sculture potessero essere danneggiate. Rimosse dal basamento nel 1971, le figure bronzee vi saranno ricollocate nel 2000, quando anche il basamento, rimasto nella Loggia dei Lanzi, sarà trasferito per motivi conservativi al Bargello. L’ultimo intervento di restauro risale infatti al 1995-2000, curato da Agnese Parrochi e Giovanni Morigi, ma già nel corso della Seconda guerra mondiale il Perseo con la sua base erano stati ricoverati in un locale sotto la Loggia dei Lanzi, per volontà di Giovanni Poggi. Il restauro odierno si propone di affrontare le problematiche conservative con metodologie più innovative. Martina Paladini si occuperà delle quattro sculture e della spada in ferro nelle mani di Perseo, che si trova dal 1980 conservata nell’armeria del museo (insieme al rilievo bronzeo con «Perseo che libera Andromeda» e alle quattro statuette bronzee del basamento). La spada, pur avendo problemi conservativi, è una vera e propria arma da combattimento, tuttora affilata; rimossa già nel secondo dopoguerra (perché spesso era colpita da fulmini) fu sostituita da Bruno Bearzi, che aveva anche consolidato l’ancoraggio della scultura alla sua base, con una copia in bronzo che vediamo ancora oggi nella mano di Perseo.
Nicoletta Carniel e Laura Benucci, sotto la direzione di Chiara Valcepina, si occuperanno del restauro del basamento lapideo che dall’ultimo restauro ha subito un deterioramento naturale dei materiali, di cui sarà quindi necessario stabilizzare i processi di degrado, nonché migliorare la leggibilità estetica e materica dell’opera. Come spiega Benedetta Matucci, un’ampia parte del lavoro, sarà dedicata a studio di approfondimento storico e teorico dell’opera.
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