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Corrado Cagli, Venezia persa, 1966, pastello ad olio su papier velur, 65 x51 cm

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Corrado Cagli, Venezia persa, 1966, pastello ad olio su papier velur, 65 x51 cm

Segno antico, contemporaneità materica: l’arte di Corrado Cagli e il design di ABI, a Milano

A orchestrare il dialogo, dal 16 aprile al 15 maggio 2026, la galleria Brun Fine Art, che presenta una mostra che muove tra pittura, scultura e design

Da un lato il segno visionario di Corrado Cagli (1910-1976), pittore e scultore che attraversò il Novecento con la curiosità di un esploratore. Dall’altro la pietra egiziana trasformata in sculture d’uso da ABI, brand contemporaneo che unisce il pensiero progettuale europeo alla tradizione artigianale del Cairo. In mezzo, il simbolo: non un ornamento, ma un principio di conoscenza, una chiave per attraversare epoche e linguaggi. A orchestrare il dialogo, dal 16 aprile al 15 maggio 2026, la galleria Brun Fine Art di Milano, che presenta la mostra Cagli e il simbolo. Nella contemporaneità materica di ABI. L’esposizione, curata da Alberto Mazzacchera si muove tra pittura, scultura e design, dall’Italia agli Stati Uniti, dal Cairo a Milano, per proporre una lettura trasversale del concetto di segno e simbolo.

Punto di partenza è l'opera di Cagli. Il suo percorso, soprattutto durante gli anni americani, è una continua sfida alla rappresentazione. Il segno non racconta più storie, non descrive la realtà, ma mira a scomporla e reinvertarla in una grammatica non finalizzata al linguaggio. Dopo l’esilio e la guerra, l’incontro con la cultura newyorkese lo porta a cercare strumenti nuovi per sondare lo spazio invisibile e le dimensioni interiori della psiche. La geometria non euclidea, l’ipercubo, la cosiddetta “quarta dimensione” diventano metafore di una pittura che aspira a superare il visibile, e le Carte del 1958–59 sono la prova di questa ricerca. Si tratta di polveri di colore che vibrano sulla tela e dissolvono il confine tra bidimensionale e tridimensionale, tra materia e immagine.

In questo contesto si inserisce in modo coerente la visione di ABI. La pietra proveniente dalle cave di Assuan - la stessa già usata dai faraoni, per esempio - diventa per il brand materia vivente, capace di portare memoria e permanenza in oggetti quotidiani trasformati in sculture d’uso. Tavoli, vasi e oggetti d’uso assumono una presenza scultorea nello spazio espositivo, interrogando il confine tra funzione e contemplazione, tra utilità e poesia. In quest'ottica si concretizza il rapporto con Cagli. Se in Cagli il simbolo si fa segno che interroga lo spazio invisibile, in ABI la materia diventa simbolo silenzioso, principio ordinatore tradotto in forma essenziale, e il dialogo tra loro si dipana come una riflessione condivisa sul rapporto tra forma, struttura e archetipo.

Opera simbolo della mostra è la trasposizione in marmo di una maschera originariamente in cartone di Cagli, realizzata da Marmonil con l’autorizzazione dell’Archivio Corrado Cagli. Dal fragile supporto originario alla densità millenaria del marmo, il lavoro acquisisce una nuova monumentalità pur mantenendo la forza simbolica e la precisione del segno originale. Nove esemplari unici per una maschera che racconta il confine tra identità e archetipo, tra tempo fugace e durata assoluta. Nel complesso, è l'intera mostra a interrogare la continuità tra passato e presente, tra intuizione e costruzione, tra estetica e funzione.

Corrado Cagli, Maschera da goleador, 1961, argento, 39 x 32 cm

Panel Zero Collection, Carsten In Der Elst, console, Nero Aswan, 220 x 36 x 100 cm

Redazione, 30 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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