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Redazione
Leggi i suoi articoliA Roma l’Antico Caffè Greco, a pochi passi da piazza di Spagna, è al centro di un’indagine condotta dal procuratore aggiunto di Roma, Giovanni Conzo, e del sostituto Claudio Santangelo.
Da recenti accertamenti dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma è emerso che l’attuale affittuario dell’immobile ha trasferito tutte le opere d’arte presenti nel Caffè in due depositi senza il consenso della Soprintendenza della Capitale.
Nella mattinata di martedì 23 settembre, dipinti, sculture e oggetti di antiquariato (per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro) sono stati sequestrati dai Carabinieri, con la collaborazione della Soprintendenza Speciale Abap di Roma, in quanto sottoposti a vincolo e dichiarati di interesse culturale (i beni risultano «di stretta pertinenza rispetto agli ambienti dell’immobile storico dove erano allocati e da questo inamovibili»).
«In sede di ispezione, i funzionari del Ministero hanno riscontrato che gli arredi, i quadri, le suppellettili, già presenti all’interno dello storico locale, erano stati trasferiti senza alcuna comunicazione preventiva né autorizzazione nei due locali di proprietà dell’indagato», si legge nel decreto di sequestro preventivo emesso dal gip Paolo Scotto di Luzio. Si tratta dell’amministratore della società, Carlo Pellegrini, che avrebbe rimosso le opere per depositarle «in locali nella sua disponibilità a Roma in via della Mercede e in via Otranto», mettendole a rischio dispersione o distruzione, «in violazione della disciplina contenuta nel Codice dei beni culturali e del paesaggio». Lo spostamento è stato giustificato da Pellegrini come necessario a causa del surriscaldamento dell’impianto elettrico, certificato da una relazione tecnica.
Da oltre otto anni il Caffè è oggetto di una controversia giudiziaria: il contratto di locazione, scaduto nel 2017, ha condotto allo sfratto dei gestori da parte del proprietario delle mura dei locali, l’Ospedale Israelitico di Roma, in data 22 settembre, e tuttavia rinviato ai primi di dicembre, dopo l’udienza del 26 novembre.
Non appena il contenzioso sarà risolto, le oltre 300 opere torneranno «nella loro originale collocazione e alla pubblica fruizione», storico caffè romano fondato nel 1760, nonché punto di incontro per artisti, poeti, musicisti, intellettuali e politici.
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