Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Aldo Accardo
Leggi i suoi articoliEsistono libri che raccontano un artista attraverso il catalogo delle opere ed esistono libri che cercano di entrare nel meccanismo del pensiero creativo. Il sacrificio del guerriero. Conversazioni con Alessandro Beltrami, pubblicato da Mobius Editore, appartiene decisamente alla seconda categoria. Più che una monografia, il volume è un dialogo costruito nel tempo, una riflessione a due voci che permette di attraversare oltre quarant'anni di ricerca di Sergio Fermariello, tra le figure più riconoscibili dell'arte italiana contemporanea.
La conversazione tra l'artista napoletano e il giornalista e critico d'arte Alessandro Beltrami assume una forma insolita. Non procede come una tradizionale intervista, ma come una partita a scacchi giocata per corrispondenza, fatta di domande, rilanci, deviazioni e ritorni. Ogni capitolo rappresenta una nuova mossa che apre prospettive inattese, evitando qualsiasi intento celebrativo o ricostruttivo in senso lineare.
Al centro del libro rimane naturalmente il guerriero, figura che dagli anni Ottanta costituisce il nucleo della ricerca di Fermariello. Un'immagine essenziale, ripetuta ossessivamente fino a trasformarsi in alfabeto visivo, scrittura, ritmo e memoria. Lontano dall'eroe epico o dalla rappresentazione della guerra, il guerriero diventa una presenza sospesa, un segno archetipico che custodisce interrogativi più che risposte e che nel tempo ha assunto il valore di una vera grammatica artistica.
Le conversazioni permettono di comprendere come questo segno abbia progressivamente incorporato riferimenti alla pittura segnica del secondo Novecento, al mito, alla memoria familiare, alla cultura napoletana, fino ad aprirsi a riflessioni sulla letteratura, sul sacro e sulla figura del doppio. Emergono anche le interpretazioni personali di Fermariello dedicate a Vincent van Gogh, alle pitture rupestri e alla funzione originaria dell'immagine, offrendo al lettore l'accesso a un laboratorio teorico raramente esplicitato con tanta chiarezza.
Come osserva Demetrio Paparoni nel testo di presentazione, Fermariello è l'artista italiano che più coerentemente ha sviluppato il linguaggio della pittura segnica a partire dalla fine degli anni Ottanta. Il suo guerriero, scrive Paparoni, «non avanza, non arretra, non brandisce armi», ma attraverso la reiterazione diventa scrittura, trasformando un'immagine apparentemente semplice in un dispositivo capace di produrre significati sempre nuovi. Lo stesso Paparoni sottolinea inoltre come la struttura del libro, costruita insieme ad Alessandro Beltrami, assuma i tratti di una partita a scacchi attraversata da una sottile ironia beckettiana.
Il valore del volume risiede proprio nella sua capacità di evitare ogni lettura definitiva dell'opera. Beltrami accompagna il lettore dentro il pensiero dell'artista senza ridurlo a una formula critica, lasciando emergere le connessioni tra esperienza biografica e costruzione del linguaggio visivo. Ne deriva un ritratto intellettuale che restituisce la complessità di una ricerca rimasta coerente pur attraversando stagioni diverse dell'arte contemporanea italiana. Il sacrificio del guerriero diventa così molto più di una pubblicazione dedicata a Sergio Fermariello. È una riflessione sul rapporto tra immagine e pensiero, sulla costruzione di un linguaggio artistico e sulla possibilità che un dialogo, più di qualsiasi catalogo ragionato, possa raccontare il percorso di un artista.
Sergio Fermariello
Sergio Fermariello
Altri articoli dell'autore
Le riflessioni di Rachel Bespaloff e Simone Weil sullo scandalo della sofferenza inutile e l’ultima lettera di Milada Horakova alla figlia
