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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliCon molta probabilità ne avete sentito parlare: presso Orvieto, tra la città sulla rupe e Castel Giorgio, nel Ternano nell’Umbria occidentale, si prospetta la costruzione di un progetto denominato «Phobos» con sette enormi pale eoliche che arrivano a superare i 200 metri di altezza. Per dare un’idea della scala, il magnifico Duomo gotico orvietano supera di poco i 50 metri. La battaglia per fermare questo gigante vede alleati, insieme a circa 200 associazioni, il Comune di Orvieto con la sindaca Roberta Tardani e altri sindaci della zona. Rammentiamo che il Consiglio di Stato aveva dato il suo «sì» a fine 2025 dopo il via libera del Consiglio dei ministri che, tra la contrarietà del Ministero della Cultura e l’approvazione con prescrizioni di quello dell’Ambiente, aveva sostenuto la seconda opzione.
La precedente Giunta regionale dell’Umbria aveva dato il suo lasciapassare con il silenzio assenso. Uno snodo decisivo. L’attuale Giunta a guida Stefania Proietti, con l’assessore all’ambiente e all’energia Thomas De Luca, a fine maggio ha imposto un cambio di marcia: ha avviato «il procedimento di riesame in autotutela del silenzio-assenso» (si chiama così) che sospende l’avvio dei lavori del progetto a firma della Rwe Renewables Italia della tedesca Rwe.
Il procedimento, fanno sapere a «Il Giornale dell’Arte» fonti dall’Amministrazione regionale, è in corso e la contesa passa attraverso gli avvocati. «Siamo molto contenti che la Regione abbia deciso di procedere con un atto in autotutela per rivedere la decisione del Consiglio di Stato. Questa è per noi la cosa più importante»: così commenta alla nostra testata Monica De Tommasi, presidente degli Amici della Terra, in prima fila contro un impianto di fortissimo impatto sulle bellissime campagne orvietane e di Castel Giorgio, in una zona dove le associazioni registrano una quantità di vento insufficiente da giustificare quelle pale.
Rendering sul confronto, in scala, tra le dimensioni di un autogeneratore del progetto «Phobos» e Orvieto (Tr) con il suo Duomo. Fonte Amici della Terra
Come ha riferito il 28 maggio con la consueta arguzia Gian Antonio Stella in una pagina del «Corriere della Sera», Fiorello ha avuto un effetto mediatico di pressing sulla Regione. In più puntate della sua «Pennicanza», in onda su Rai RadioDue, lo showman ha attaccato frontalmente il progetto «Phobos» e, quando non ha registrato reazioni, è tornato sull’argomento con battute sul vento, come «Tutti i velisti vengono qui» e, con toni preoccupati, «Ce l’avete presente l’Umbria quanto è piccola? Di questo passo scompare! Parliamo anche di una zona turistica, con paesaggi rurali intatti per secoli… Non si può devastare una terra meravigliosa come l’Umbria. Siamo a favore dell’energia pulita, ma le cose vanno fatte con criterio!». Il 25 maggio, alla notizia dell’atto di autotutela regionale, Fiorello si è rallegrato senza abbassare la guardia: «Un applauso alla Regione! C’è speranza, ma il procedimento non equivale all’annullamento definitivo, dovrà essere portato avanti con rigore e concluso entro fine giugno». Fonti dalla Regione fanno sapere a «Il Giornale dell'Arte» che la scadenza di fine giugno non sarebbe un termine temporale concreto quanto un’opinione degli avvocati di parte dell’azienda. Della scadenza si parlato a più riprese perché il 29 giugno scadrebbero i 180 giorni dalla sentenza del Consiglio di Stato del 29 dicembre per il procedimento che annulla il silenzio-assenso: è quindi tra gli intricatissimi nodi della contesa legale.
La sospensione regionale è indispensabile eppure non basta. Lo chiariva il 25 maggio il comunicato stampa da Palazzo Donini: «La Giunta auspica che anche il Governo faccia la propria parte e proceda a rivedere “in autotutela” la delibera di approvazione della Via (Valutazione impatto ambientale, Ndr) avvenuta in Consiglio dei ministri, azione urgente senza cui ogni sforzo della Regione Umbria potrebbe risultare vano». «Approvare il progetto “Phobos” con il silenzio-assenso (della precedente Giunta, Ndr) è stato il fallimento delle istituzioni di ogni ordine e grado: di chi lo ha certificato, del Consiglio dei ministri che ha superato il parere contrario del MiC con mancanza di rispetto verso i territori», aveva dichiarato De Luca in un convegno sul paesaggio umbro organizzato il 23 maggio a Palazzo Donini dalla rivista «Passaggi magazine».
In quella mattinata, coordinata dalla direttrice del periodico Gabriella Mecucci, la soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio dell’Umbria Francesca Valentini ha ribadito che «la nostra posizione sui grandi impianti eolici di Orvieto è contraria». E la vicepresidente nazionale del Fai Ilaria Borletti Buitoni ha ammonito: «I danni al paesaggio sono irreversibili e ci vuole pochissimo a distruggere quello umbro. Coprirlo di pale eoliche e di pannelli fotovoltaici non è la soluzione, bisogna affrontare la sfida e il paesaggio va difeso da tutti i cittadini perché ci appartiene e perché le persone non verrebbero in Italia per vedere un campo di pannelli fotovoltaici». Non solo Orvieto e dintorni temono infatti per i propri crinali. Fa discutere un grosso progetto eolico in ponte presso Gubbio. Alla società Terna, che gestisce la rete di queste energie rinnovabili, sono arrivati circa 300 progetti di aerogeneratori e molti riguardano gli Appennini, soprattutto quelli umbro-marchigiani. In più esistono incentivi di Stato per chi investe in energia rinnovabile e questo è, perdonate il gioco di parole, un incentivo molto potente per le società interessate.
Rendering su come apparirebbero le pale eoliche del progetto «Phobos» dal Castello di Montiolo presso Castel Giorgio (Tr), vincolato dalla Soprintendenza umbra. Fonte Amici della Terra
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