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Al percorso fortunato di apertura dei suoi spazi, colmi di tesori antichi, all’arte del nostro tempo, l’Ambrosiana ha aggiunto dal 26 marzo una nuova tappa con l’opera «Memoriae Cartoni Raphaelis» in cui Sidival Fila, frate francescano di origini brasiliane e artista di fama internazionale di stanza a Roma, intreccia una connessione profonda con il Cartone di Raffaello, uno dei capolavori più preziosi e spettacolari della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Grande al vero (quasi tre metri di altezza per otto di lunghezza), quello conservato all’Ambrosiana è il cartone preparatorio per la parte inferiore, senza le architetture, dell’affresco «La Scuola di Atene», il più famoso tra quelli della «Stanza della Segnatura» in Vaticano. Raffigura gli antichi filosofi intorno alle figure di Platone (che ha il volto di Leonardo) e Aristotele, presenta come sole assenze, rispetto all’affresco dell’autoritratto di Raffaello, all’estrema destra, il presunto ritratto del Sodoma e della figura di Eraclito (che si dice avrebbe le fattezze di Michelangelo), tutti aggiunti in seguito. Acquistato nel 1626 dal cardinale Federico Borromeo, fondatore dell’Ambrosiana, il Cartone fu requisito nel 1796 da Napoleone Bonaparte e portato al Louvre. Ci sarebbe rimasto fino al 1816, quando tornò in Italia dalla «cattività parigina», durante la quale subì pesanti restauri. Sidival Fila ha lavorato sul telo di iuta con cui era stato foderato a Parigi, staccato durante il restauro del 2019, che conserva su di sé le tracce del viaggio, delle muffe che l’avevano aggredito, delle macchie di umidità. Una sorta di sindone laica del capolavoro di Raffaello, dove le presenze si mutano in assenze, i pieni diventano vuoti ed è il tessuto stesso (come spesso accade nell’opera di Sidival Fila) a farsi portatore di un messaggio esistenziale in cui la materia diventa spiritualità. L’opera resterà in permanenza nelle collezioni della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, in dialogo con il capolavoro di Raffaello, con cui ha fisicamente condiviso parte della sua vita.
Restando nell’abito del contemporaneo, dal 3 al 19 aprile la Sala del Foro Romano presenterà, gratuitamente, la personale «Cantarella» di Nuria Mora, artista nata nel 1974 a Madrid. Curata da Elisabetta Mero e Gianluca Ranzi con il coordinamento generale di Martina Corbetta, la mostra è una riflessione sul ruolo della donna nella storia dell’umanità e pone l’accento sulle valenze simboliche di cui il mondo femminile è portatore. Dal 15 maggio al 16 giugno, nella stessa Sala sotterranea in cui affiora la pavimentazione del Foro di Mediolanum, sarà la volta della personale «EGO. Dal Nastro Adesivo ai Grandi Capolavori» del tape artist No Curves, che qui interpreta opere del passato con il linguaggio sincopato e geometrico proprio del suo medium (il nastro adesivo), muovendosi al tempo stesso alla ricerca di un anonimato metropolitano con l’uso di passamontagna e maschere sui volti. Questo per l’arte visiva ma, superfluo dirlo, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana è colma di tesori cartacei, di cui la mostra «Il fascino degli autografi» (fino al 5 maggio), curata da monsignor Francesco Braschi, presenta una selezione dal forte appeal. Parliamo infatti non solo di redazioni autografe di classici della letteratura (come quella di un canto dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto) ma soprattutto di lettere, biglietti e scritti privati di tanti protagonisti di 800 anni della nostra storia, da san Tommaso d’Aquino a Michelangelo, da Foscolo a Manzoni, Verdi, D’Annunzio, che di volta in volta ci conducono dietro alle quinte di storici doni, come la lettera che accompagnava l’omaggio di Galileo Galilei di una copia del suo Il Saggiatore (1623) a Federico Borromeo, oppure ci rivelano vicende intime come il carteggio tra Lucrezia Borgia e Pietro Bembo (che nelle collezioni della Biblioteca è corredato dal lungo ricciolo di capelli biondi da lei inviato al futuro cardinale), o ci mostrano frammenti di storia dentro la grande Storia, come il decreto di grazia con cui Napoleone salvò la vita a un soldato condannato a morte per insubordinazione. E ci sono ovviamente documenti di Federico Borromeo relativi alla sua Biblioteca, tutti firmati di suo pugno. ν Ada Masoero