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Margherita Panaciciu
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L'iconografia è semplice, tra le più riconoscibili della storia dell'arte: Cristo, bambino o adulto, con la mano destra alzata in segno di benedizione e la mano sinistra che sostiene il globo terrestre, spesso impreziosito da una croce. La simbologia è altrettanto immediata, e molto potente, legandosi all'idea di Gesù come principio iniziale e fine ultimo dell'intera creazione, re dell'universo e giudice dell'umanità. Celebre già dal XV secolo, l'immagine in tempi moderni si è legata in modo particolare alla più grande e clamorosa aggiudicazione in asta di sempre. Quella conclusa da Christie's a New York, nel 2017, quando vendette un «Salvator Mundi» di Leonardo da Vinci alla cifra record di 450 milioni di dollari.
Un'eco che tra polemiche - è veramente Leonardo? Dov'è finita l'opera? - si era forse dispersa, ma che il mercato dell'arte, nelle ultime settimane, ha riportato all'attenzione di collezionisti e appassionati. Sono fatto recente i due passaggi ravvicinati in asta di due «Salvator Mundi» , che a modo loro hanno ribaltato le aspettative e stupito in sede d'asta. Prima l'exploit da Wannenes, teatro di un’intensa contesa per un «Salvator Mundi» volato da una stima iniziale di 2-3mila euro a una vendita per ben 237.65 mila. Nella scheda del catalogo, la tela veniva cautamente attribuita a un pittore attivo a Roma all’inizio del XVII secolo, di corrente caravaggesca e di origini straniere, con analogie ai modi di Giuseppe Ribera. Qualche sguardo acuto ha forse scommesso che si trattasse proprio di un’opera dell’autore spagnolo?
Ancora più audace, seguendo questa ipotetica linea, la scommessa del collezionista che ieri 29 aprile si è aggiudicato un «Salvator Mundi» per 650 mila euro, proposta da Dorotheum, a Vienna, con una stima di 100-150 mila euro. L'opera, è infatti attribuita all’artista spagnolo Fernando Llanos, collaboratore della bottega di Leonardo da Vinci. Che la mano di quest'ultimo sia stata direttamente coinvolta nella realizzazione? Del resto le affinità stilistiche con il Maestro sono evidenti, soprattutto nei riccioli compatti e spiraliformi che richiamano vortici d’acqua e riprendono fedelmente la tecnica descritta da Leonardo nel suo «Trattato della pittura» e in svariati altri scritti. Se arriveranno sviluppi, di certo saranno interessanti.
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