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John Singer Sargent, «I tintori di indaco egiziani», 1891, Aia, Mesdag Collection

Courtesy della Collezione Mesdag

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John Singer Sargent, «I tintori di indaco egiziani», 1891, Aia, Mesdag Collection

Courtesy della Collezione Mesdag

Sotto un dipinto di John Singer Sargent riaffiora uno studio ispirato a Velázquez

Le indagini diagnostiche, condotte in occasione del recente restauro dell’opera, hanno rivelato una coppia di gambe che, secondo gli studiosi, richiama quelle de «Il buffone Don Giovanni d’Austria»

Alessia De Michelis

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Un paio di gambe dipinte e poi coperte, impronte digitali lasciate sulla superficie ancora fresca e nuovi dettagli sulla tavolozza di John Singer Sargent. Il recente restauro di «I tintori di indaco egiziani» (1891), conservato alla Mesdag Collection dell’Aia e unico dipinto dell’artista presente in una collezione pubblica olandese, ha restituito non solo la brillantezza cromatica dell’opera, ma anche preziose informazioni sul metodo di lavoro del pittore americano.

Le indagini diagnostiche, condotte attraverso la macro fluorescenza a raggi X, hanno infatti rivelato un’immagine sottostante: una coppia di gambe che, secondo gli studiosi, richiama quelle de «Il buffone Don Giovanni d’Austria» (1632) di Diego Velázquez, oggi al Museo del Prado di Madrid. L’ipotesi è che Sargent abbia riutilizzato una precedente copia realizzata durante il suo soggiorno in Spagna, tagliando la tela per impiegarla in un nuovo dipinto. La pulitura della vernice ingiallita ha inoltre portato alla luce impronte delle dita dell’artista, segno di una manipolazione della tela quando il colore era ancora umido, confermando un approccio rapido e sperimentale.

Il restauro si è reso necessario per rimuovere la vernice ossidata e vecchi ritocchi alterati dal tempo. Le analisi hanno inoltre identificato pigmenti come cobalto e oltremare nelle aree blu, mentre la presenza di mercurio sotto la superficie rimanda all’impiego del rosso vermiglione.

Sargent realizzò «I tintori di indaco egiziani» dopo il viaggio compiuto tra Egitto e Nord Africa tra il 1890 e il 1891, esperienza intrapresa per raccogliere materiali e suggestioni destinati ai futuri cicli decorativi della Boston Public Library. Il dipinto restituisce con realismo il lavoro quotidiano dei tintori di indaco, evitando ogni deriva orientalista.

L’opera entrò nella raccolta del collezionista d’arte e pittore marino Hendrik Willem Mesdag tra il 1899 e il 1902, probabilmente grazie alla mediazione del pittore italiano Antonio Mancini. Per il conservatore René Boitelle, il restauro permette oggi di comprendere meglio un artista che lavorava «in modo rapido, pratico e curioso», restituendo al pubblico tutta la ricchezza di uno dei suoi capolavori.

Un’immagine delle gambe ispirate a Velázquez sotto il dipinto «I tintori di indaco egiziani». Courtesy della Collezione Mesdag

Alessia De Michelis, 06 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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Sotto un dipinto di John Singer Sargent riaffiora uno studio ispirato a Velázquez | Alessia De Michelis

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