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FALORETTI, ALICE_photography by Bianca Spiess

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FALORETTI, ALICE_photography by Bianca Spiess

Table Manners: i paesaggi stratificati e trasfigurati di Alice Faloretti

Barbati Gallery presenta Table Manners, una mostra collettiva internazionale che riunisce 50 artisti provenienti da 18 paesi, tutti partecipanti a The Artist Roundtable – una piattaforma globale fondata nel 2020 da Pia Sophie Ottes per promuovere dialogo, mentorship e un senso di empowerment collettivo tra gli artisti

Angelica Kaufmann

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Barbati Gallery presenta Table Manners, una mostra collettiva internazionale che riunisce 50 artisti provenienti da 18 paesi, tutti partecipanti a The Artist Roundtable – una piattaforma globale fondata nel 2020 da Pia Sophie Ottes per promuovere dialogo, mentorship e un senso di empowerment collettivo tra gli artisti. Gli artisti coinvolti rappresentano un contesto geografico ampio e diversificato: dall’Argentina alla Cina, dalla Slovenia agli Stati Uniti, da Beirut al Regno Unito, dalle Filippine all’Italia. Abbiamo incontrato gli artisti del progetto. Parola a Alice Faloretti.

L’Artist Roundtable ha sempre valorizzato apertura, cura e apprendimento reciproco. In che modo partecipare a questa comunità ha influenzato il tuo modo di affrontare la pratica artistica — nel tuo studio, nelle collaborazioni o nel modo in cui pensi al coinvolgimento del pubblico?

Partecipare alle sessioni dell’Artist Roundtable ha ampliato la mia comprensione del sistema dell’arte, offrendo una percezione più chiara del contesto che modella il percorso di un’artista. In particolare, ho acquisito una maggiore consapevolezza dell’importanza di tutelare il proprio lavoro e comunicare con chiarezza in ogni collaborazione, che sia con gallerie, curatori, istituzioni o altri artisti. Questa esperienza ha inoltre messo in luce quanto il dialogo sia cruciale per crescere e orientarsi in un ambiente così complesso, rafforzando il valore della costruzione di reti di supporto reciproco. Creare legami di collaborazione e scambio è un modo per crescere insieme, sia nella pratica di studio sia nel modo in cui ci relazioniamo al pubblico.

“Table Manners” trasforma l’idea di una tavola condivisa in una metafora del dialogo e della connessione. In che modo il tuo lavoro in mostra risponde o incarna questa idea del ritrovarsi — dell’essere in conversazione con gli altri attraverso l’arte?

Nel mio lavoro, l’idea di “ritrovarsi” evocata da Table Manners prende forma attraverso una pratica pittorica basata sulla stratificazione di frammenti, memorie e visioni che emergono da prospettive diverse. Terre fluttuanti #2 nasce da paesaggi stratificati e trasfigurati, attraversati da temporalità multiple e percezioni eterogenee: esperienze di altre persone si intrecciano con le mie, arricchendo la mia realtà e trasformando l’immagine in uno spazio condiviso, un terreno in cui molte voci coesistono.

In questo senso, la pittura riecheggia direttamente l’idea di convivialità della mostra, creando uno spazio di incontro, un paesaggio-ponte in cui lo spettatore può entrare, sostare e riconoscere tracce che forse non gli appartengono, ma che comunque gli parlano. La natura nel dipinto non è solo uno sfondo, ma un’interlocutrice viva, con cui tento di ristabilire uno scambio profondo e simbiotico. È un paesaggio che ascolta e risponde, accogliendo le nostre proiezioni e memorie e diventando un luogo di coabitazione sensibile.

Ripensando al tuo percorso con The Artist Roundtable, c’è uno scambio, un consiglio o un momento di vulnerabilità che ha cambiato il tuo modo di vedere cosa significa essere un artista oggi?

Attraverso le conversazioni del Roundtable, sono diventata ancora più consapevole di come, per noi artisti, la mancanza di tutele stabili, la pressione a essere costantemente produttivi e l’imprevedibilità delle opportunità possano farci sentire isolati o inadeguati. Condividere dubbi ed esperienze ci aiuta a riconoscere che queste vulnerabilità sono sistemiche e possono diventare risorse attraverso il dialogo. Il supporto reciproco non è solo un atto di cura, ma un modo per costruire comunità e navigare il campo con maggiore lucidità in un ambiente che può spesso apparire opaco e altamente competitivo.

Credo che essere un artista oggi significhi bilanciare creatività e disciplina, proteggere il proprio lavoro con consapevolezza e costruire reti solide di sostegno che alimentino il processo creativo, le opportunità professionali e la crescita personale.

@alice_faloretti

Alice Faloretti è rappresentata dalla galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea, Roma, Italia.


 

Angelica Kaufmann, 04 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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