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Il cratere a colonna in terracotta attribuito al Pittore di Troilo e datato tra il 480 e il 470 a.C. era nelle collezioni del Metropolitan Museum of Fine Art di New York

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Il cratere a colonna in terracotta attribuito al Pittore di Troilo e datato tra il 480 e il 470 a.C. era nelle collezioni del Metropolitan Museum of Fine Art di New York

Tra i Paesi a cui sono stati restituiti 59 beni culturali sequestrati dalla Procura di New York c’è anche l’Italia

Dei 48 reperti recuperati, 45 provengono dalle collezioni del Metropolitan Museum of Art, tra cui il cratere a colonna in terracotta attribuito al Pittore di Troilo e datato tra il 480 e il 470 a.C. A questi si aggiungono opere che torneranno in Iraq e Indonesia

Giorgio Valentini

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Quasi sessanta reperti archeologici trafugati e destinati al mercato internazionale dell’arte sono tornati nei rispettivi Paesi d’origine grazie a un’operazione della Procura distrettuale di Manhattan. Nelle ultime ore, 59 beni culturali, per un valore complessivo superiore a 600mila dollari (oltre 520mila euro), sono stati restituiti a Italia, Iraq e Indonesia nel corso di tre distinte cerimonie ufficiali.

La quota più consistente riguarda l’Italia, che ha recuperato 48 reperti per un valore di oltre 260mila euro, di cui 45 provenienti dalle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York. Le opere erano finite al museo attraverso figure già note alle indagini sul traffico illecito di antichità, tra cui Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. Alla cerimonia hanno partecipato il Console generale d’Italia a New York Giuseppe Pastorelli e il comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, generale Antonio Petti, che ha sottolineato la solidità della collaborazione con la Procura di Manhattan nel contrasto al saccheggio del patrimonio archeologico.

Tra i reperti più significativi figurano un cratere a colonna in terracotta attribuito al Pittore di Troilo e datato tra il 480 e il 470 a.C., trafugato, restaurato e successivamente venduto da Christie’s a Londra prima di approdare al Met (ora, nella scheda dell’opera sul sito del museo si legge «restituito»), e un raro piatto marmoreo decorato con pesci, proveniente dalla Magna Grecia e risalente al IV secolo a.C., anch’esso sequestrato quest’anno.

All’Iraq sono stati restituiti nove reperti, tra cui due rarissime statue sumeriche in gesso raffiguranti figure in adorazione, databili tra il 2750 e il 2600 a.C., individuate dopo essere riapparse sul mercato antiquario con una provenienza alterata. In Indonesia sono invece tornati due teschi ancestrali appartenenti al popolo Dayak del Borneo, reliquie sacre trafugate e sequestrate nel 2024.

«L’ampiezza di queste restituzioni testimonia il lavoro investigativo svolto con i nostri partner internazionali», ha dichiarato il procuratore distrettuale Alvin L. Bragg Jr. L’Antiquities Trafficking Unit, guidata da Matthew Bogdanos, ha finora recuperato quasi 6.400 beni culturali per un valore superiore a 490 milioni di dollari (quasi 430 milioni di euro), restituendone oltre 6mila a 38 Paesi e ottenendo 18 condanne per reati legati al traffico illecito di opere d’arte e antichità.

Giorgio Valentini, 10 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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