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Sebastião Salgado, «Gli iceberg sono pezzi di ghiacciaio che si staccano e vanno alla deriva nel mare. Isole Sandwich Australi», 2009

© Sebastião Salgado

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Sebastião Salgado, «Gli iceberg sono pezzi di ghiacciaio che si staccano e vanno alla deriva nel mare. Isole Sandwich Australi», 2009

© Sebastião Salgado

Tre mostre fotografiche al Forte di Bard raccontano i disequilibri del pianeta

Nell’edificio valdostano gli scatti del premio Wildlife Photographer of the Year, di Salgado e dei fotoreporter dell’Agence France-Presse 

Jenny Dogliani

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Un caracal stringe nel suo morso un fenicottero. Il corpo è aperto e cadente, il piumaggio macchiato di rosso, il collo piegato in una curva innaturale. L’animale tiene la presa mentre guarda davanti a sé, diretto, senza deviazioni. Non c’è costruzione. C’è un gesto necessario, portato fino in fondo. La fotografia non attenua nulla. Tiene insieme ciò che accade, con precisione, equilibrio e bellezza. In natura non esiste il bene o il male, esiste sopravvivere o morire. 

La fotografia di Dennis Stogsdill è uno degli scatti della mostra Wildlife Photographer of the Year, giunta alla 61ma edizione e ospitata al Forte di Bard (Aosta) dal 21 marzo al 12 luglio. Un progetto che da oltre mezzo secolo raccoglie alcune delle immagini più significative della fotografia naturalistica contemporanea, selezionate tra oltre 60mila fotografie inviate da 113 Paesi. Accanto all’immagine di Stogsdill, scatti altrettanto belli mostrano situazioni difficilmente accessibili: animali nel loro ambiente, momenti di caccia, adattamento o perdita di habitat. 

La fotografia vincitrice, di Wim van den Heever, raffigura una iena tra le rovine di una casa abbandonata, in una città mineraria dismessa. Il terreno è instabile, la costruzione è parzialmente crollata, la luce costruisce una scena quasi irreale. L’animale attraversa lo spazio senza appartenergli, ma senza esserne escluso, la iena si nutre di carcasse. L’immagine diventa il simbolo di uno spazio intermedio, che non è più natura, ma non è ancora rovina. Young Wildlife Photographer of the Year, l’italiano Andrea Dominizi immortala un coleottero su un tronco spezzato. Le antenne lunghe e sensibili misurano lo spazio davanti a sé, dove compare, fuori fuoco, un trattore arancione: è una coesistenza forzata di due elementi che condividono lo stesso spazio, ma non lo stesso mondo. 

Una fila di pinguini avanza lungo una superficie inclinata, compatta, che scende verso il mare. Il movimento è ordinato, quasi lineare, ma non è stabile. Uno scivola, si lascia andare verso l’acqua. Attorno, il ghiaccio si piega, si frattura, incontra il moto continuo delle onde. È una foto che racconta il disequilibrio del pianeta, la grande ferita dei ghiacci che si sciolgono e cancellano habitat, paesaggi e forme di vita. Uno degli ultimi nuclei tematici cui si è dedicato Sebastião Salgado, scomparso lo scorso anno. A questa e altre sue fotografie il Forte di Bard dedica la retrospettiva «Ghiacciai» dal 24 aprile al 27 settembre. Le immagini non costruiscono vedute, ma campi di forze. Nelle distese bianche, i pinguini in file compatte sono segni neri che incidono la superficie, quasi una scrittura che attraversa il paesaggio: il ritmo è serrato, collettivo, necessario. Altrove, le masse glaciali si fratturano in blocchi netti, creste, fenditure. Il bianco non è mai uniforme: si addensa, si spezza, si scurisce, in tensione tra stabilità e crollo. La scala, monumentale e fragile insieme, costringe lo sguardo a misurarsi con un mondo in trasformazione. 

La mostra, curata da Lélia Wanick Salgado, riunisce fotografie di grande formato provenienti da diverse aree del pianeta, affiancate da materiali biografici e contributi scientifici, in un percorso dove la bellezza non è mai separata dalla sua vulnerabilità. La crisi ambientale non si riflette solo nei grandi equilibri naturali, ma anche nella vita quotidiana: allevamenti intensivi, filiere globali, nuove forme di alimentazione, pratiche tradizionali che resistono. Il cibo non è più solo nutrimento, ma indicatore, misura visibile di squilibri economici, ambientali e sociali. 

Un sistema complesso raccontato da una terza mostra, «Nutrire il mondo» fino al 19 luglio, specchio di un mondo diseguale, fatto di produzione, distribuzione, consumo. Le immagini dei fotoreporter dell’Agence France-Presse mettono a tu per tu i due estremi che abitano il pianeta: la scarsità e l’eccesso. 

Uno degli scatti di «Wildlife Photographer of the Year». © Dennis Stogsdill. Courtesy Wildlife Photographer of the Year

Jenny Dogliani, 20 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Tre mostre fotografiche al Forte di Bard raccontano i disequilibri del pianeta | Jenny Dogliani

Tre mostre fotografiche al Forte di Bard raccontano i disequilibri del pianeta | Jenny Dogliani