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Una veduta della facciata del Palazzo Dell’Arte dal giardino

Foto Matteo Pasin. © Triennale Milano

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Una veduta della facciata del Palazzo Dell’Arte dal giardino

Foto Matteo Pasin. © Triennale Milano

Triennale Milano e i «Sette aforismi del design che cambia»

Il neopresidente Vincenzo Trione annuncia i programmi mentre l’architetto e designer Michele De Lucchi sarà direttore artistico anche del Museo del Design Italiano, che crescerà fino agli anni recenti

Ada Masoero

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Molte novità ma anche alcune riconferme di peso nel nuovo corso di Triennale Milano, dal 4 giugno scorso presieduto da Vincenzo Trione (1972), che il 14 luglio ha annunciato le linee strategiche del suo mandato quadriennale. Linee, ha spiegato, che si ispirano al duplice principio della «razionalità e della varietà, proprio come ci insegna la magnifica architettura, così razionale e così labirintica, del Palazzo dell’Arte dell’architetto Giovanni Muzio».

Ma come si muoverà la nuova Triennale? Ogni anno sarà individuata una domanda decisiva per il nostro tempo e tutta l’attività di Triennale (mostre monografiche e tematiche, public program, pubblicazioni, iniziative di ricerca) sarà modellata da quella domanda e dalle risposte che, sotto il segno della multidisciplinarietà tra arte, architettura, design e moda ma anche Teatro e Voce, a essa si potranno dare. Continuità dunque, si diceva, rispetto alla presidenza di Stefano Boeri, in primo luogo grazie alla riconferma nel ruolo di direttrice generale di Carla Morogallo, che ha ribadito la volontà di fare sempre più di Triennale «un’infrastruttura culturale, mantenendo salda la collegialità e la pluralità di voci». Ma anche grandi novità: innanzitutto il neopresidente ha annunciato l’arrivo di Michele De Lucchi, architetto e designer che non ha bisogno di presentazioni, nella duplice posizione di direttore creativo (ruolo che prima non esisteva) e di direttore del Museo del Design Italiano, per il quale è previsto un ampliamento della collezione fino agli anni più recenti, con una speciale attenzione non solo agli oggetti ma anche alle matrici generative che hanno qualificato nel mondo il nostro design, valorizzando al contempo i suoi tre pilastri: gli imprenditori, gli architetti e designer e gli artigiani, depositari di una cultura della manifattura unica al mondo, ricca com’è di creatività e di sperimentazione.

Per illustrare l’inedito incarico di direttore creativo di Triennale, De Lucchi ha poi presentato i suoi «Sette aforismi del design che cambia»: «Design è la manifestazione più umana dell’essere umano; design è creare ponti tra opposti; design è energia vitale; design è dare forma al nostro tempo; design è responsabilità collettiva; design è un’intenzione positiva costruttiva feconda». In poche parole, il design oggi deve mostrare la sua vocazione ad affrontare il mondo con un impegno pervasivo e «con l’idea di essere capace di migliorarlo». Un discreto cambiamento da quando, lui studente, si parlava di semplice «disegno industriale».

Nuovo anche il Comitato scientifico, ora formato dallo stesso Michele De Lucchi, da Manuela Lucà-Dazio (con una lunga esperienza alla Biennale di Venezia) curatrice Architettura, che punterà «sulla dimensione internazionale e sull’unità delle arti, qualcosa che fa parte del Dna di questa istituzione», e da Andrea Viliani (appena nominato curatore e coordinatore della DHGP-Digital Heritage Gateway Platform, piattaforma digitale del MiC dell’intero patrimonio artistico italiano), qui curatore di Arte contemporanea, che pensa a «una Triennale autorevole e accessibile al tempo stesso, dove l’arte sia intesa come forma di conoscenza, di libertà e di benessere e cura».

Oltre al Comitato scientifico ci saranno anche numerosi consulenti scientifici, fra i quali, per la prima volta, Paolo Mereghetti per il cinema, mentre sono riconfermati Carlo Antonelli per la musica e Luca Stoppini per la moda. A Chiara Spangaro va il coordinamento scientifico dell’Archivio di Triennale (che sarà ulteriormente potenziato, essendo davvero, come già l’aveva definito Stefano Boeri nell’aprirlo agli utenti, il «Cuore» dell’istituzione). Confermati anche Umberto Angelini, direttore artistico Teatro di Triennale, e Damiano Gullì, curatore del public program e delle attività editoriali. A Gullì spetterà anche l’organizzazione delle «Lezioni milanesi», un ciclo di lezioni sul modello delle Norton Lectures della Harvard University che coinvolgerà ogni anno una figura centrale del dibattito culturale contemporaneo, oltre alla rassegna Work in progress di avvicinamento alla 25ma Esposizione Internazionale con protagonisti del mondo delle arti, del cinema e della letteratura, della politica (tra i quali Paolo Baratta, già ministro e presidente della Biennale di Venezia, e Asma Mhalla, specialista franco-tunisina di politica e geopolitica della tecnologia). A Marco Sammicheli va il ruolo di Design Week Exhibition Program Lead e a Luca Cipelletti, cui si deve il recente, prezioso lavoro di recupero della magnifica architettura originale di Triennale, opera di Giovanni Muzio, quello di «direttore architettonico» del Palazzo dell’Arte.

Come già in precedenza, è prevista la realizzazione, ogni anno, di un’opera di arte pubblica sul piazzale del Palazzo dell’Arte ma un grande ritorno sarà l’editoria, con tre collane (cataloghi, libri e album) e con la rivista «Lotus», a supporto anche del Centro Studi di Triennale fondato nel 1935, chiuso nel 1990 e riattivato nel 2024 all’interno dell’Archivio «Cuore», cui toccherà il compito di definire il percorso di avvicinamento alla 25ma Esposizione internazionale, nel 2028, oltre ai temi annuali, alle attività di ricerca e alle pubblicazioni e che coordinerà anche l’hub in cui si coinvolgeranno artisti, designer, architetti, che mensilmente potranno lavorare negli spazi della Triennale. Accanto al Centro Studi ci sarà un Advisory Board: «Questo, al contrario del Comitato scientifico, precisa Trione, costituito da persone rigorosamente extra-disciplinari. Perché Triennale Milano deve essere anche un luogo d’imprevedibilità». Lo formano la scrittrice Melania Mazzucco, il geografo Franco Farinelli, la sociologa Nathalie Heinich, il fisico Carlo Rovelli, il teologo e filosofo Padre Benanti e il saggista e autore Giuliano da Empoli. Ma Triennale, con Cuore, si doterà anche di una scuola di alta formazione (realizzata con università e centri di ricerca non solo italiani), del Triennale PhD Program per nuovi dottorati di ricerca e di programmi di Fellowship per studiosi, curatori, architetti, artisti, designer, promossi attraverso bandi internazionali.

Ad affiancare Triennale in questo denso e impegnativo programma ci sarà il Patron Program, ulteriormente valorizzato, ed è allo studio la realizzazione di un Board of Trustees, che supporterà l’istituzione sul piano dello sviluppo strategico. Per conoscere le mostre, i progetti e le attività del 2027, occorre pazientare qualche mese: saranno infatti presentati il prossimo novembre.

Nella foto: Michele De Lucchi, Carla Morogallo, Maria Porro, Vincenzo Trione, Manuela Lucà-Dazio , Andrea Viliani. Foto Gianluca di Ioia. © Triennale Milano

Ada Masoero, 15 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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