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Redazione
Leggi i suoi articoliLa Polizia di Stato sta eseguendo da ieri, tra le Province di Brescia, Milano, Bergamo, Lodi, Prato, Rieti e Vicenza, nove fermi emessi dalla Procura di Brescia destinati a cittadini italiani, albanesi, cinesi e nigeriani, accusati a vario titolo di emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio, all’interno di un circuito illecito che, secondo gli investigatori, avrebbe generato circa 30 milioni di euro in soli sei mesi. Parallelamente agli arresti, gli agenti stanno conducendo perquisizioni presso società ritenute coinvolte nel sistema delle false fatturazioni e del riciclaggio.
L’indagine della Squadra Mobile di Brescia ha preso avvio diversi mesi fa dopo la denuncia dell’Opera di Santa Maria del Fiore, storica onlus responsabile della tutela e gestione del Duomo di Firenze, del Campanile di Giotto, del Battistero e del Museo dell’Opera. L’ente sarebbe stato vittima di una sofisticata truffa informatica di tipo «business e-mail compromise»: i truffatori, inserendosi nelle comunicazioni tra l’Opera e i suoi interlocutori, avrebbero indotto la onlus a effettuare un bonifico da 1.785.000 euro su un conto fittizio, formalmente destinato al restauro del Complesso Eugeniano.
Da questo episodio ha preso forma un’indagine più ampia che ha permesso agli agenti di ricostruire una rete di conti correnti (italiani e esteri, tra Lussemburgo, Polonia, Lituania, Spagna, Germania, Nigeria e Croazia) utilizzati per far transitare rapidamente il denaro e ostacolare la tracciabilità delle operazioni. Oltre alla truffa informatica, gli investigatori hanno scoperto un sistema strutturato per favorire l’evasione fiscale. Gli indagati avrebbero creato numerose società «cartiere» utilizzate per emettere fatture false in favore di imprenditori compiacenti. I pagamenti, veicolati attraverso conti italiani ed esteri, venivano poi retrocessi in contanti con una trattenuta variabile tra il 2% e il 7%, a cui si aggiungeva un ulteriore 2% destinato ai due intermediari italiani. Le ingenti somme raccolte venivano stoccate in un appartamento di Milano, intestato a una donna di origine cinese, considerato dagli investigatori un vero e proprio «hub» per la movimentazione del denaro contante.
Durante la conferenza stampa tenutasi nell’Aula Prosperi della questura di Brescia, gli inquirenti hanno sottolineato come la truffa all’Opera di Santa Maria del Fiore abbia rappresentato il punto di partenza per far emergere un articolato sistema di riciclaggio e frode fiscale con ramificazioni internazionali. Un’indagine che, secondo la Procura, rivela ancora una volta la crescente sofisticazione dei sistemi di riciclaggio e la presenza in Italia di circuiti finanziari paralleli e illegali capaci di movimentare ingenti capitali in tempi rapidissimi e, quindi, la necessità di una costante vigilanza anche sugli enti culturali più prestigiosi.
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