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Pat Steir è scomparsa il 25 marzo a 87 anni

Foto Grace Roselli, Pandora’s BoxX Project / Courtesy di Hauser & Wirth

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Pat Steir è scomparsa il 25 marzo a 87 anni

Foto Grace Roselli, Pandora’s BoxX Project / Courtesy di Hauser & Wirth

Addio a Pat Steir: «Sono stanca di sentire la gente dire che la pittura è morta»

L’artista newyorkese, celebre per la serie di dipinti «Waterfall» e per l’attitudine sperimentale, si è spenta a 87 anni 

Se n’è andata il 25 marzo, pochi giorni prima del suo 88mo compleanno, Pat Steir, artista newyorkese tra le più grandi innovatrici della pittura, del disegno, dell’incisione nel panorama contemporaneo.  Ispirata da un profondo interesse per la storia dell’arte e la filosofia orientale, nonché da una passione per la promozione artistica in campo visivo, ma anche in quello letterario,  Steir nella sua carriera lunga oltre cinquantanni ha ha costantemente ampliato i confini grazie alla curiosità nell’esplorazione dei materiali e nella sperimentazione. 

La ricordano i suoi galleristi di riferimento, Iwan e Manuela Wirth, insieme a Marc Payot, in un profilo pubblicato sul sito di Hauser & Wirth in cui annunciano che all’artista sarà dedicato un omaggio ad aprile in occasione dell’evento di beneficenza per il 50mo anniversario della libreria d'arte Printed Matter (di cui Steir era stata fondatrice),  di un galà alla Phillips Collection a maggio e al Parrish Art Museum di Water Mill (New York)  a luglio.  Dal prossimo settembre a marzo 2027, inoltre, sue opere figureranno nella mostra «Celebrating Icons of Art» al Museum Voorlinden di Wassenaar, nei Paesi Bassi, e a maggio 2027 in una grande antologica al Parrish Art Museum.

Iris Patricia Sukoneck era nata a Newark, nel New Jersey, il 10 aprile1938. Diciottenne, si era trasferita a New York per studiare al  Pratt Institute, frequentato anche da Philip Guston e Richard Linder, suoi compagni di corso. Dopo la la laurea al Pratt, nel 1962, era stata stata invitata a partecipare a una collettiva all’High Museum di Atlanta, cui seguirono due mostre, al Philadelphia Museum of Art e al MoMA di New York. Nel 1964 la prima personale, ospitata dalla Terry Dintefass Gallery di New York. Per mantenersi, in quegli anni lavorava come illustratrice e art director, poi come redattrice per Semiotext(e), casa editrice indipendente tra le più influenti d’America. 

La fama arriva negli anni Settanta, decennio in cui alla docenza (insegnava illustrazione  alla Parsons The New School for Design e, più avanti, pittura al California Institute of the Arts) affianca la pratica pittorica, con una serie di monocromi in cui campeggiano delle rose barrate. Tele ispirate a Shakspeare («Una rosa con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo») e a Gertrude Stein («Una rosa è una rosa è una rosa»), ma con le quali, come avrebbe dichiarato, voleva «distruggere le immagini come simboli».  In questo periodo si cimenta anche con le installazioni, con cui avrebbe partecipato, nel 1992, a Documenta IX a Kassel.

In questo periodo stringe anche importanti legami. Frequenta, e collabora con, Sol LeWitt, Brice Marden e Lawrence Weiner. In New Mexico conosce Agnes Martin, che sarebbe diventata un’amica di una vita e una fonte di ispirazione. Quasi alle soglie degli anni Ottanta, dopo aver viaggiato negli Stati Uniti e in Europa, fa amicizia con il compositore John Cage, il cui lavoro sarebbe stato per lei fonte di ispirazione. Grazie a un viaggio in Oriente, all’inizio degli anni Ottanta, si avvicina alla pittura di paesaggio cinese, alla ceramica della dinastia Song del Sud e alle xilografie giapponesi. Di lì a poco nasceranno Steir  i famosi «Waterfall» (1990-2025), dipinti in cui Stir abbandona il pennello lasciando che a dar forma alla composizione fossero la forza di gravità e del gesto. Una tecnica rigorosa, quella del «pouring», con cui ha dato vita a opere di grande lirismo che hanno riscosso un notevole successo di critica.

Steir è stata protagonista di importanti mostre al Musée d’art contemporain de Lyon nel 1990 e al Rhode Island School of Design Museum nel 2010. Nel 2019 è stat al centro di una grande mostra all’Hirschhorn Museum  e nel 2024  alla Hauser & Wirth di New York. In occasione della  mostra del 2019, Dereck Stafford Mangus su frieze, ha riportato questa  affermazione dell'artista: «Sono stanca di sentire la gente dire: “La pittura è morta”. Non è morta. Volevo dimostrare che la pittura può essere arte concettuale».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione, 27 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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