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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliCom’è possibile che nel 2026 gli storici dell’arte debbano ancora spiegare perché esistono e perché servono? Muove da questa domanda l’ultimo accorato appello del Cisda, il Comitato Idonei Storici dell’Arte, che ha ancora 19 giorni per essere ascoltato e per far sì che venga prorogata la graduatoria del concorso pubblico MiC 518 (GU n.88 del 08-11-2022), «profilo 05 Funzionario storico dell’arte», la cui vigenza cessa il 30 maggio.
Nato ormai un anno fa, a maggio 2025, proprio per dare voce a chi restava fuori dai primi scorrimenti, il Comitato guidato dalla storica dell’arte Valeria Danesi esprime «profonda preoccupazione e forte dissenso rispetto alla volontà del Ministero della Cultura di lasciar decadere, senza proroga, la graduatoria del concorso pubblico» bandito nel 2022 ed espletato nel 2023. Per fortuna una buona notizia c’è. «La Direzione Risorse umane del Ministero, spiega Valeria Danesi a nome del Comitato, ha acceso una piccola speranza anticipando che entro il 30 maggio, data della scadenza, ci sarà uno scorrimento di circa 90 unità arrivando alla saturazione delle piante organiche ad oggi in vigore. A questo si aggiungerebbe la disponibilità ad attingere dalla graduatoria delle unità residue da altre amministrazioni».
Nessuna proroga, dunque, al momento. Ma almeno ai 263 storici dell’arte già chiamati dal MiC potrebbero aggiungersi altre 90 unità che farebbero arrivare a 353 gli assorbiti a fronte dei 467 risultati idonei in graduatoria. «Siamo senza dubbio riconoscenti al Ministero, commenta Danesi, per aver dato una risposta alle nostre richieste e non possiamo che gioire per gli altri 90 prossimi all’assunzione. Non possiamo tuttavia esimerci dall’esprimere la nostra profonda preoccupazione rispetto alla volontà del Ministero della Cultura di lasciar decadere, senza proroga, la graduatoria di un concorso pubblico, rigoroso e legittimo, affrontato sostenendo sacrifici professionali e personali significativi».
Il pensiero del Comitato va agli altri 114 risultati idonei non assorbiti, che resterebbero nel limbo. «Il MiC in realtà ha provato a darci la proroga che non è stata concessa dalla Funzione pubblica. Noi andiamo a saturazione di piante organiche. Il problema è culturale. Su questo c’è stata la bocciatura», spiega. Il bando prevedeva un’assunzione di 35 storici dell’arte. «Quello che noi denunciamo è che, a differenza di tutte le altre figure professionali reclutate con il medesimo concorso, la graduatoria degli storici dell’arte rimane l’unica non esaurita». Una disparità di trattamento che, secondo gli storici dell’arte, rischierebbe di trasformarsi in una discriminazione definitiva nei confronti di una categoria già penalizzata da anni di blocco del turn over e di sottovalutazione istituzionale. La mancata proroga, oltre a «non avere nulla a che fare con la prassi della Pubblica amministrazione, con i principi di economicità e buon andamento», rappresenterebbe secondo il Cisda «uno spreco di risorse pubbliche ingiustificabile e un indebolimento ulteriore della capacità dello Stato di tutelare il proprio patrimonio culturale». Un risultato che dovrebbe fare i conti con i numeri di un Ministero già in caranza di organico, e che, in questo senso, necessiterebbe di forza lavoro.
Il Cisda snocciola le cifre. «Ad oggi, su un deficit di oltre 6.300 unità rispetto alla dotazione organica prevista, ben 1.800 sono funzionari tecnici. All’interno dei 500 musei statali operano appena 200 storici dell'arte, mentre nelle Soprintendenze le unità sono circa 140. Inoltre, i 15 Uffici esportazioni non hanno in carico unità di personale specifico, ma dipendono da turnazioni di funzionari afferenti alle Soprintendenze territoriali, già sovraccaricati di mansioni. Nonostante un piano assunzioni per la stessa area di 289 unità per quest’anno e di 834 unità per il 2027, risulta incomprensibile la scelta dell’amministrazione di far decadere una graduatoria di professionisti selezionati, nonché l’unica attualmente in essere presso il MiC».
La decadenza della graduatoria significherebbe perdere competenze specifiche importanti. «Nonostante il concorso non avesse limiti di età, molti di noi hanno un’età tale per cui probabilmente questa potrebbe essere l’ultima occasione, considerata la cadenza di minimo otto-dieci anni», sottolinea Danesi. L’età dei partecipanti è eterogenea. «Si va da under 30 fino agli ultracinquantenni assunti tra gli idonei. Tra i partecipanti c’è uno zoccolo duro tra i 30 e i 40 con una presenza anche di cinquantenni. Soprattutto per loro sarebbe l’ultima chiamata».
L’ultima speranza è adesso riposta nelle pubbliche amministrazioni, in particolare nei musei civici, il cui intervento, considerato dal Comitato auspicabile e strategico, potrebbe essere risolutivo per la vicenda, sfruttando la graduatoria e facendo richiesta di attingimento entro il 30 maggio. «Se una pubblica amministrazione extra Ministero, continua il Cisda attraverso la voce della sua rappresentante, Valeria Danesi, decidesse di attingere entro la data di scadenza, la graduatoria resterebbe per legge vigente e questo già sarebbe per noi importante. Questo concorso è su base nazionale. Se le realtà civiche si attivassero questo potrebbe permettere a molti di noi di rimanere a lavorare nel proprio contesto di provenienza, quanto meno regionale. Vorrebbe dire di mettersi a disposizione del proprio territorio. Da settimane ci stiamo rivolgendo alle diverse giunte comunali delle grandi città che hanno una rete di musei civici, a partire da Roma, Milano, Firenze, Torino, Genova. Ai Comuni interessati questa soluzione converrebbe perché non si troverebbero costretti a bandire un concorso, con un risparmio di spesa economica, ritrovandosi con specialisti già a disposizione da assorbire».
Più che una supplica, quella del Comitato è una ferma volontà a porre le competenze di specialisti e dottori di ricerca, talvolta anche molto giovani («tutt’altro che teorici abitanti di una sorta di iperuranio, come gli storici dell’arte sono quasi sempre bollati») al servizio della salvaguardia del patrimonio artistico e culturale del Paese. Al momento il Cisda ha trovato interlocutori sensibili nella direttrice della DG Risorse umane e organizzazione del MiC Marina Giuseppone, e nel dirigente del Servizio II, Reclutamento e stato giuridico del personale, Oreste Cirillo. L’ultimo atto di questa interlocuzione risale al 28 aprile scorso, quando, in occasione del presidio tenutosi per sensibilizzare l’opinione pubblica circa la scadenza della graduatoria, il Comitato è stato ricevuto dalla Direzione.
Il supporto è arrivato anche dall’Associazione Bianchi Bandinelli insieme a Sisca (Associazione italiana di Storia della critica d'arte Ets) e Cunsta (Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'Arte). Senza esito sono rimaste le quattro interrogazioni parlamentari, due del Pd e una di Azione in Commissione Cultura Camera e una in Senato, presentata dal Gruppo misto. Ma dal ministro Giuli nessuna risposta. Unica categoria di professionisti della tutela del patrimonio culturale italiano senza un’associazione riconosciuta, priva di albo e codice Ateco, «marginalizzata dal taglio dei fondi, dal blocco delle assunzioni, dalla progressiva svalutazione sociale delle discipline umanistiche, divisioni interne», gli storici dell’arte auspicano un cambio di passo. E chi sa che questa vicenda, a prescindere dall’esito, non possa costituire un cambio di rotta a favore di una categoria che trova nell’unità e nella concordia la sua voce più roboante.
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