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Pierre Rosenberg
Leggi i suoi articoliMi capita spesso, per le strade di Londra o di New York, di imbattermi in uno storico dell’arte olandese e nel suo collega canadese e, con mia grande sorpresa, mi accorgo che non stanno parlando in inglese, come ci si potrebbe aspettare, ma in italiano. Stanno parlando di storia dell’arte e del centoquattordicesimo Caravaggio scoperto in un tepee amerindio o dello Zeitgeist e degli alberi di limone già in fiore in Italia? Non lo so, ma l’importante è che stiano conversando in italiano. La ricchezza del patrimonio italiano, senza dubbio il più importante al mondo, giustifica questa scelta. Ma c’è di più, molto di più e «Il Giornale dell’Arte» fa innegabilmente parte di questo «di più».
Umberto Allemandi, il suo fondatore quarantatré anni fa, il suo capo esigente per 457 numeri, ha monitorato con costante e rigorosa attenzione ciò che accadeva in Italia e nel mondo. Una mostra su un pittore locale in un paese delle Marche, un restauro in Campania, un simposio in Umbria, la nomina talvolta fortunata di un nuovo soprintendente a Napoli o a Firenze, l’acquisizione da parte del Louvre di un Tiepolo venduto all’asta: nulla sfugge all’occhio severo di Umberto, curioso di tutto e di tutti.
Esistono diverse riviste e periodici la cui pubblicazione è attesa con impazienza: il «Times literary supplement», la «New York Review of Books», il «Commentaire», il «Burlington Magazine» e alcuni altri. Questi giornali hanno in comune il fatto di essere realizzati da un uomo (o una donna), da un team certamente, ma in realtà da un uomo che ne ha fatto la sua vita. «Il Giornale dell'Arte», con cui Umberto Allemandi si è identificato, fa parte della breve lista di queste rare pubblicazioni. Mi considero uno dei suoi lettori più fedeli. Indispensabile perché preciso e ben informato, aperto senza esclusioni al mondo dell’arte antica, moderna e contemporanea, all’arte nelle sue forme più varie, neutrale per definizione ma combattivo quando serve (e spesso serve nel nostro mondo che ha la parola cultura in bocca solo per tradirla meglio). Il «Giornale dell'Arte» è sempre stato e rimane un’istituzione, oltre che un giornale di idee e opinioni divergenti, un giornale vivo. La lettura di «Il Giornale dell’Arte» è un must per ogni storico dell’arte che si rispetti e che voglia tenersi aggiornato sugli ultimi sviluppi artistici. Molto di più: leggerlo è un piacere, un piacere che si rinnova regolarmente, collaborarvi un onore.
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