Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
David Landau
Leggi i suoi articoliLa mostra di David Hockney alla Serpentine Gallery si colloca in un momento di ridefinizione del rapporto tra pittura e contemporaneità. Al centro, A Year in Normandy, fregio lungo novanta metri che registra il ciclo delle stagioni nello studio normanno dell’artista. L’opera, concepita durante il periodo di isolamento pandemico, si inserisce in una linea di ricerca coerente: la traduzione del tempo in immagine. Il riferimento all’Arazzo di Bayeux non è citazione formale, ma dispositivo strutturale. La pittura assume una dimensione narrativa continua, in cui lo spazio diventa sequenza e il paesaggio si trasforma in durata.
Il contesto londinese introduce un secondo livello di lettura. Il dialogo con Kensington Gardens mette in tensione rappresentazione e realtà, costruendo una relazione diretta tra il tempo osservato e quello vissuto. Il fregio non è solo memoria di un luogo, ma esercizio dello sguardo. Hockney insiste su un punto preciso: la pittura come pratica di attenzione. In un sistema visivo dominato dalla produzione incessante di immagini digitali, il suo lavoro rivendica la lentezza come metodo. Guardare diventa un atto deliberato, non automatico.
Questa posizione ha implicazioni più ampie. La pittura, spesso data per marginale rispetto ai media contemporanei, riafferma qui una funzione cognitiva. Non rappresenta semplicemente il mondo, ma ne organizza la percezione. Il tempo lungo del fregio si oppone alla frammentazione dell’immagine digitale, proponendo una continuità che richiede presenza. La prima esposizione alla Serpentine consolida la posizione di Hockney come autore ancora operativo e capace di produrre nuovi modelli di visione.
Altri articoli dell'autore
«Paludicola: abitare paesaggi ibridi» è il progetto di Wunderkammer selezionato dal Ministero della Cultura, che trasforma le zone umide del Po di Volano, del Po di Primaro e di Campotto in laboratori artistici e culturali. Tra residenze, performance, laboratori e festival, il progetto esplora il rapporto tra arte contemporanea, comunità locali e paesaggio, invitando a ripensare i territori come ecosistemi vivi e creativi.
Presentato a Firenze il primo Osservatorio italiano sui prestiti di beni culturali, che analizza la circolazione delle opere come infrastruttura strategica del sistema museale. I dati evidenziano una distanza significativa rispetto agli standard internazionali in termini di risorse, organizzazione, trasparenza e valorizzazione economica, aprendo una riflessione sulle politiche culturali e sulla sostenibilità del modello espositivo.
Dopo un articolato intervento di restauro e indagine scientifica, Il Sogno di Giacobbe di Valentin Lefèvre torna leggibile nella sua complessità iconografica e cromatica. L’operazione, condotta alla Fondazione Giorgio Cini, riattiva il rapporto tra pittura, architettura e funzione simbolica nello Scalone del Longhena, aprendo al contempo nuove prospettive metodologiche per la conservazione del patrimonio.
A Milano prende il via la quinta edizione di «Incontri con la Storia», con dibattiti su arte, impresa e responsabilità sociale. Il primo incontro esplora il ruolo dell’arte nelle comunità e nelle strategie aziendali



