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Portrait Milano diventa un giardino immaginario: Agostino Iacurci firma "Arcipelago Botanico"

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Portrait Milano diventa un giardino immaginario: Agostino Iacurci firma "Arcipelago Botanico"

Un arcipelago di piante fantastiche invade Milano

Dal 2 luglio al 31 agosto la piazza di Portrait Milano ospita Arcipelago Botanico, l'installazione site specific di Agostino Iacurci curata da Valentina Ciarallo. Otto sculture monumentali trasformano l'antica corte dell'ex Seminario Arcivescovile in un ecosistema immaginario che mette in dialogo memoria storica, architettura rinascimentale e linguaggio dell'arte contemporanea.

Ginevra Borromeo

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La piazza di Portrait Milano torna a trasformarsi in uno spazio espositivo a cielo aperto. Dopo le installazioni che hanno accompagnato le precedenti stagioni estive, l'edizione 2026 è affidata ad Agostino Iacurci, che presenta Arcipelago Botanico, un progetto site specific curato da Valentina Ciarallo e visitabile gratuitamente dal 2 luglio al 31 agosto.

L'intervento occupa il grande cortile dell'ex Seminario Arcivescovile con otto sculture monumentali che reinterpretano il tema della vegetazione attraverso un linguaggio essenziale, costruito da forme sintetiche e colori intensi. Più che un giardino nel senso tradizionale del termine, Iacurci costruisce un paesaggio mentale, una botanica immaginaria che prende forma nello spazio pubblico senza imitare la natura, ma evocandone la forza simbolica.

Il progetto nasce dal confronto con la storia del luogo. Prima della trasformazione dell'antico complesso in uno degli spazi più frequentati della vita culturale milanese, la corte ospitava infatti palme, arbusti ornamentali, piante in vaso e giochi d'acqua che contribuivano a definire il carattere cerimoniale dell'architettura. Iacurci recupera quella memoria senza ricorrere alla ricostruzione storica, traducendola invece in un lessico contemporaneo che privilegia l'astrazione e la semplificazione formale.

Le sculture sono distribuite nella piazza come isole appartenenti a uno stesso ecosistema. Ogni elemento mantiene una propria autonomia, ma trova significato all'interno di una composizione più ampia che dialoga con il ritmo delle colonne, la geometria del chiostro cinquecentesco e la vegetazione già presente nello spazio.

Il lavoro conferma uno dei tratti distintivi della ricerca di Agostino Iacurci, da anni impegnato a sviluppare un linguaggio capace di muoversi tra arte pubblica, pittura, installazione e intervento urbano. Le sue forme vegetali non descrivono specie riconoscibili, ma costruiscono un alfabeto visivo universale, nel quale natura e artificio convivono senza gerarchie.

In Arcipelago Botanico il rapporto tra opera e architettura assume un ruolo centrale. Le sculture non si impongono sul contesto, ma ne reinterpretano le proporzioni e le prospettive, creando una sequenza di relazioni che modifica la percezione dello spazio senza alterarne l'identità storica. Il risultato è un equilibrio tra pieni e vuoti, superfici colorate e pietra, elementi naturali reali e vegetazione immaginata.

L'installazione si inserisce in una tendenza sempre più diffusa che vede cortili storici, piazze e spazi urbani diventare luoghi di sperimentazione per opere temporanee capaci di ampliare la funzione culturale dell'architettura. In questo caso, la piazza di Portrait Milano si conferma come uno dei nuovi dispositivi espositivi della città, dove arte contemporanea, ospitalità e spazio pubblico si intrecciano in una programmazione pensata per raggiungere un pubblico ampio, ben oltre i visitatori abituali di musei e gallerie. Con Arcipelago Botanico, Iacurci propone così una riflessione sul paesaggio che evita tanto la nostalgia quanto la spettacolarizzazione. La natura diventa un linguaggio visivo essenziale, capace di restituire alla piazza una nuova dimensione contemplativa, dove memoria storica e immaginazione convivono in un unico, grande giardino contemporaneo.

Ginevra Borromeo, 04 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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