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Beatrice Timillero
Leggi i suoi articoliAll’interno di Palazzo Diedo, sede veneziana della Fondazione Berggruen Arts & Culture, Olaf Nicolai presenta «Eisfeld II», un’installazione che interviene sul piano nobile del palazzo introducendo un elemento estraneo e funzionale al tempo stesso: una pista di pattinaggio di circa cento metri quadrati. Il titolo, che in tedesco significa semplicemente “campo di ghiaccio”, non allude a metafore o narrazioni simboliche, ma descrive con precisione ciò che l’opera mette in scena.
L’intervento si colloca in netto contrasto con il contesto architettonico e decorativo settecentesco, composto da affreschi e apparati storici, sui quali la superficie ghiacciata si innesta come dispositivo temporaneo e instabile. A completare il progetto, le due opere luminose «ENJOY/SURVIVE I & II» accompagnano il percorso del visitatore, suggerendo una lettura che oscilla tra esperienza fisica, condizione di rischio e riflessione sulla fruizione dello spazio culturale. Nonostante il messaggio faccia del suo meglio per non essere univoco, la poetica dell’artista fornisce un grande indizio rispetto a una sua possibile interpretazione. Sin dall’inizio della sua carriera Nicolai ha infatti ragionato su temi quali materialismo, consumo e mercato, annettendo progressivamente al suo lessico espositivo simulazioni di paesaggi artificiali, oggetti di consumo ingigantiti e un’inclinazione all’approfondimento di teorie scientifiche.
Eisfeld II, composta interamente di ghiaccio artificiale, riflette già a partire dalla scelta dei materiali sul dilagare di un consumismo sfrenato che, oltre ad intaccare la sfera quotidiana generale, arriva a contaminare la sacralità e purezza della produzione artistica. Creata utilizzando un polimero ad alta densità modellato in lastre successivamente trattate, la pista rappresenta sia un capolavoro di ingegneria che una simulazione grottesca, destinata a far allontanare il pubblico dalla sfera naturale. La dicotomia prosegue nella presentazione di un prodotto finito considerato ecologico e riciclabile, privo di costi di mantenimento, senza però tenere in considerazione l’impatto ambientale conseguente al suo processo di produzione.
Pattinando sulle note dei The Rococo Rot, band berlinese autrice dell’apposita colonna sonora, il pubblico si troverà ad affrontare lo straniamento in prima persona, forse ignaro della contraddizione che si trova a sperimentare. Qui entrano in gioco i lavori gemelli “ENJOY/SURVIVE I & II”, contrapposti fisicamente l’uno all’altro e posti ai lati della pista. Le due lightbox ricalcano nelle forme e nei colori la spensieratezza dell’estetica dei primi anni ’60, fondendo in un’unica configurazione i concetti di orologio e segnaletica. L’orario, in questo caso, segue soltanto due ritmi possibili: enjoy o survive, contrassegnati ciascuno da un’insegna luminosa.
Considerando l’imminente apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali, con sede in questo caso a Milano e Cortina, la mostra proposta dalla Fondazione Berggruen è inscrivibile all’interno di un dibattito estremamente attuale e di fondamentale importanza. Eisfeld I, presentata originariamente nel 2001 presso il Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo, rinnova all’interno di Palazzo Diedo la sua puntualità, sublimando temi estetici e morali in un’esperienza interattiva e fortemente sociale.
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