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Una veduta di Palazzo Pretorio, sede del Museo Diocesano Tridentino di Trento

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Una veduta di Palazzo Pretorio, sede del Museo Diocesano Tridentino di Trento

Un 2026 di novità e inaugurazioni per il Museo Diocesano Tridentino di Trento

Tra i progetti annunciati, l’apertura della Porta Veronensis, antico ingresso monumentale alla Tridentum romana, e la prima monografica sul pittore barocco Nicolò Dorigati nel museo da poco riallestito

Camilla Bertoni

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È iniziato con il 2026 il nuovo corso del Museo Diocesano Tridentino: uno dei primi musei diocesani in Italia, fu fondato nel 1903, quando il Trentino faceva ancora parte dell’impero austro-ungarico. Si trova da allora in piazza Duomo nel Palazzo Pretorio e nel Castelletto di Trento, antica residenza dei principi vescovi in continuità con la Cattedrale. Il museo gestisce anche la Basilica paleocristiana di San Vigilio, la Torre di Piazza, simbolo della città, e la Porta Veronensis del I secolo, antico ingresso monumentale alla Tridentum romana la cui riapertura è tra le novità previste nel 2026: in collaborazione con il Comune di Trento, saranno effettuate opere per la sua messa in sicurezza e valorizzazione, anche attraverso l’uso di nuove tecnologie multimediali. 

Completamente rinnovato il team, con una serie di nomine introdotte a partire dal 2022 per la didattica e la comunicazione, ma in particolare da febbraio 2025, quando è stato adottato un nuovo Statuto che ha trasformato il museo in Fondazione di diritto ecclesiastico, riconosciuto come personalità giuridica da parte del Ministro dell’Interno. «Una riforma che mira a rendere il Museo più solido e più attrezzato per partecipare a bandi, attrarre risorse e pianificare strategie di lungo periodo», ha spiegato il presidente Michele Andreaus. Già direttore e motore primo di quest’opera di rinnovamento, la sua è una delle nuove figure introdotte, oltre al Comitato Scientifico composto da tre membri di nomina vescovile (Carlo Andrea Postingher), universitaria (Alessandra Galizzi Kroegel) e del Curatorium (Luca Gabrielli) che vede l’ingresso dello storico dell’arte Mattia Vinco e dell’archeologo Franco Marzatico.

Quest’opera di rinnovamento ha portato un incremento medio annuo del 12 per cento di visitatori, 20 per cento se si considera la sola sede museale (che ha raggiunto quota 35mila rispetto a una media storica di 25mila). Centrale nella collezione museale è l’iconografia del Concilio di Trento (1545-63) rappresentata da dipinti della scuola locale, in dialogo con quella veneta, lombarda e tirolese; ma il museo conserva anche codici miniati medievali, arazzi fiamminghi, sculture lignee e altari tardogotici, paramenti, oreficerie con un percorso che culmina del Tesoro della Cattedrale.

I visitatori possono ora usufruire di nuovi servizi come audioguide multilingue, anche in Lis e Isl (le lingue dei segni italiana e internazionale, Ndr), e un percorso di realtà virtuale dedicato alla Torre Civica che offre un’esperienza immersiva, mentre sono stati svolti restauri di opere lignee e tessili e interventi di manutenzione straordinaria a Palazzo Pretorio: nuovi gli impianti, nuovo il percorso espositivo organizzato per nuclei tematici cronologici e tipologici progettato da Domizio Cattoi, allora conservatore del museo, oggi nominato direttore. Nei programmi di quest’anno il rinnovamento della biglietteria e del bookshop e la preparazione, dopo la chiusura il 26 gennaio della mostra «Poveri diavoli. Le rivolte contadine del 1525», inserita nel programma culturale dell’Euregio, della prima monografica dedicata a Nicolò Dorigati, pittore barocco trentino, prevista in autunno.

Una veduta della sala degli arazzi al Museo Diocesano Tridentino di Trento

Una veduta della Porta Veronensis al Museo Diocesano Tridentino di Trento

Camilla Bertoni, 09 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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