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John Constable, Studio preparatorio per «The Cornfield» (1826). Courtesy of Heritage Auctions

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John Constable, Studio preparatorio per «The Cornfield» (1826). Courtesy of Heritage Auctions

Courtesy of Heritage Auctions

Un dipinto perduto di John Constable riemerge in Texas e si prepara ad andare all’asta

Si tratta di quello che è ora riconosciuto come il più grande studio preparatorio per «The Cornfield» (1826) e sarà il protagonista dell’asta di arte europea di Heritage Auctions, il 5 giugno

Camilla Sordi

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Una grande tela di John Constable, a lungo rimasta inosservata in un museo del Texas, è stata recentemente riconosciuta come un importante studio preparatorio per «The Cornfield» (1826). L’opera, oggi considerata il più grande studio conosciuto per questo celebre paesaggio, sarà il lotto principale dell’asta di arte europea organizzata da Heritage Auctions, in programma a Dallas il prossimo 5 giugno.

Il ritrovamento ha del sorprendente anche per gli studiosi più esperti del pittore inglese. Nel corso degli anni opere di Constable sono riapparse nei luoghi più inattesi - da abitazioni private alle collezioni di discendenti del suo circolo artistico - ma la scoperta di questo grande studio ha lasciato perplessi persino specialisti come la storica dell’arte Anne Lyles e la restauratrice Sarah Cove, chiamate a esaminarlo. Ancora oggi non è chiaro come il lavoro sia arrivato fin lì.

L’opera entrò nella collezione della Jefferson Historical Society and Museum alla fine degli anni Sessanta, quando fu donata dalla Newhouse Galleries di New York per trainare lo sviluppo dell’istituzione culturale locale. Per decenni il dipinto è stato considerato semplicemente una delle numerose copie della composizione, ispirata a un paesaggio del Fen Lake, nel Suffolk, luogo profondamente legato all’immaginario pittorico di Constable.

I dubbi sulla sua reale natura sono emersi soltanto nel 2017, quando Marianne Berardi, co-direttrice del dipartimento di arte europea di Heritage Auctions, visitò il museo mentre la casa d’aste stava collaborando con la Historical Society per un’altra vendita. Di fronte alla tela, Berardi ebbe il sospetto che non si trattasse affatto di una copia. Su sua raccomandazione, nel 2023 l’istituzione texana ha deciso di finanziare un’indagine approfondita affidata proprio a Cove e Lyles.

Le analisi scientifiche hanno incluso test di pulitura, studi sui pigmenti e indagini con riflettografia a infrarossi. I risultati, secondo Heritage Auctions, hanno mostrato una piena corrispondenza tra i materiali e le tecniche utilizzate nel dipinto e quelli tipici della pratica di Constable. Dopo un restauro condotto con grande cautela, ulteriori ricerche hanno confermato l’autenticità dell’opera, offrendo al tempo stesso nuove informazioni sulla genesi di «The Cornfield», il dipinto che nel 1837 divenne la prima opera dell’artista a entrare nella National Gallery di Londra.

John Constable, Studio preparatorio per «The Cornfield» (1826). Courtesy of Heritage Auctions

Di studi preparatori per questa composizione ne esistono numerosi e di dimensioni molto diverse. Tuttavia, con i suoi circa 140 per 120 centimetri, quello riemerso in Texas è il più grande tra quelli finora conosciuti. La scoperta costringe anche a rivedere alcune interpretazioni consolidate. In passato si riteneva infatti che Constable fosse passato direttamente da piccoli schizzi preliminari alla versione finale del dipinto. La presenza di uno studio di dimensioni quasi definitive suggerisce invece un processo più articolato.

Sarah Cove ha osservato che la struttura principale della scena sembra essere stata impostata in una sola seduta, per poi essere rielaborata in un secondo momento, probabilmente anni dopo. Questo tipo di studio a grande scala svolgeva per Constable una funzione essenziale: gli permetteva di sperimentare la composizione e di affinare il linguaggio pittorico prima di affrontare la versione definitiva.

Il metodo riflette anche un aspetto pratico della sua attività. A causa di una memoria visiva poco affidabile, l’artista realizzava numerosi studi dal vero che funzionavano come una sorta di archivio visivo personale. Le prove, caratterizzate da una pittura libera e vibrante, anticipavano per certi versi soluzioni che sarebbero diventate comuni solo con gli impressionisti. Tuttavia rimasero a lungo poco conosciute e poco apprezzate, almeno fino alla vendita dello studio Foster and Co., organizzata l’anno successivo alla morte del pittore.

Nella tela compaiono già quasi tutti gli elementi della versione definitiva: il sentiero di campagna, le grandi masse arboree, il ragazzo che si china per bere al ruscello, il cane e il paesaggio che si apre sullo sfondo. Rimane invece incerta la data precisa di realizzazione. Anne Lyles ipotizza che la tela sia stata preparata intorno al 1820, sulla base del tipo di imprimitura utilizzata, forse conservata per qualche tempo prima di essere dipinta. Cove ha suggerito che l’artista potrebbe aver ripreso il lavoro all’inizio del 1826, in un periodo in cui stava rielaborando anche lo studio a grande scala di «The Leaping Horse» (1825) dopo il suo ritorno dalla Royal Academy.

Restano infine alcune domande sulla storia collezionistica dell’opera. Non è chiaro in che modo sia passata nelle mani della Newhouse Galleries. Una possibilità è che provenga dalla vendita dello studio Foster, dove il registro menziona un’opera descritta come «The Corn Field; a study from nature, for the picture in the National Gallery». Secondo Cove, il dipinto ritrovato potrebbe corrispondere proprio a quella voce, mettendo in discussione l’identificazione di un altro studio conservato al Newfields Museum di Indianapolis.

Camilla Sordi, 16 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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