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Il quadro di Rembrandt Harmensz. van Rijn prima e dopo il restauro

Courtesy of Sotheby’s

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Il quadro di Rembrandt Harmensz. van Rijn prima e dopo il restauro

Courtesy of Sotheby’s

Un giovane Rembrandt come non si era mai visto

Dopo un lungo restauro riemerge l'assetto originario di un capolavoro giovanile del maestro olandese. Il dipinto, in asta da Sotheby's a Londra, svela dettagli censurati per secoli e apre nuove interpretazioni sul pensiero dell'artista

Michelangelo Tonelli

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Per quasi quattro secoli è rimasto nascosto sotto la mano di un altro pittore, o meglio, sotto un'idea diversa di Rembrandt. Oggi, dopo oltre dieci anni di restauro, «Let the Little Children Come Unto Me» riemerge come una delle riscoperte più sorprendenti degli ultimi anni, un’opera che costringe a rivedere il giovane Rembrandt, i suoi affetti e perfino il suo pensiero. Il 1° luglio il dipinto sarà battuto da Sotheby’s a Londra, con una stima di 8-12 milioni di sterline (la stessa casa d’aste ha venduto lo scorso febbraio a New York il raro disegno «Young Lion Resting» di Rembrandt a 17,86 milioni di dollari, stabilendo un record). Ma il suo valore supera di gran lunga quello di mercato: per la prima volta è possibile osservare l'opera così come il ventunenne Rembrandt Harmenszoon van Rijn l’aveva concepita, poco dopo il ritorno a Leida dall’apprendistato presso Pieter Lastman, il più importante pittore di storia della Amsterdam del tempo. L’intervento conservativo ha infatti eliminato le pesanti ridipinture aggiunte da un anonimo contemporaneo, che in passato aveva completato un primo piano lasciato incompiuto dall’artista. Quelle integrazioni, eseguite con mano assai meno raffinata, avevano finito per «normalizzare» la composizione, cancellando dettagli fondamentali e attenuando l’audacia inventiva di Rembrandt.

La sorpresa più grande riguarda proprio ciò che era stato nascosto. Al centro della scena compare nuovamente una figura con il turbante, sostituito nei secoli da un più rassicurante copricapo olandese. Se la presenza di personaggi «orientali» era frequente nella pittura del Seicento, qui quella figura assume un significato particolare: accanto ai riferimenti al mondo ebraico e cristiano, introduce una possibile allusione all'Islam, suggerendo una riflessione sulla convivenza tra fedi diverse. È una lettura che trova eco nella biografia dell'artista. Rembrandt proveniva infatti da una famiglia di confessione mista, madre di tradizione cattolica, padre protestante, e frequentava gli ambienti dei Remonstranti, sostenitori della tolleranza religiosa in un momento in cui le tensioni confessionali attraversavano le Province Unite ben oltre il piano teologico.

Quando Rembrandt iniziò quest'opera, nel 1627, Leida stava vivendo una delle più grandi crisi umanitarie della sua storia. La Guerra dei Trent'anni aveva provocato un afflusso senza precedenti di profughi: migliaia di famiglie, tessitori, donne e bambini cercavano rifugio nella città, alimentando paure e ostilità tra la popolazione locale. La scena evangelica di Cristo che accoglie i bambini assume così una forza nuova, quasi una dichiarazione morale. Come ha osservato lo storico dell'arte Andrew Graham-Dixon, il giovane Rembrandt prende posizione dalla parte dell'accoglienza, della compassione, dell'assistenza ai più vulnerabili. 

L'opera racconta però anche una storia privata. Tra i personaggi compaiono infatti, con ogni probabilità, lo stesso Rembrandt, ritratto in un vivido autoritratto, insieme ai genitori e forse ai padrini e alla sorellastra. Nessun'altra composizione conosciuta riunisce in modo tanto completo la sua famiglia. È difficile sapere perché l'artista abbia scelto di inserirli in una scena tanto ambiziosa, ma è suggestiva l'ipotesi che il dipinto fosse anche una sorta di dimostrazione destinata ai suoi cari: la prova che il loro investimento nella sua formazione aveva dato i suoi frutti. Rimane infine il mistero dell'incompiuto. Per ragioni che forse non saranno mai chiarite, il pittore interruppe il lavoro proprio quando la parte superiore della composizione era ormai rifinita con straordinaria cura. Quel vuoto, colmato nei secoli successivi da una mano estranea, oggi torna a essere visibile. 

 

Michelangelo Tonelli, 26 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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