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© ZUR FREIEN VERWENDUNG / VERTIGOYEAH

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Un monumentale simbolo d’infinito luminoso avvolge le torri neogotiche della Votivkirche di Vienna

A Vienna l’installazione luminosa di Billi Thanner trasforma il profilo notturno della città

Angelica Kaufmann

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Dallo scorso martedì sera, il profilo notturno di Vienna si è arricchito di un nuovo segno visivo e simbolico. Tra le due torri della Votivkirche, la seconda chiesa più alta della capitale austriaca dopo il Duomo di Santo Stefano, si staglia Unendlichkeit des Lichtes (L’infinito della luce), l’installazione dell’artista viennese Billi Thanner. Un simbolo di infinito luminoso, un otto disteso, si avvolge e collega le due torri gotiche, diventando immediatamente riconoscibile nel paesaggio urbano. L’opera, larga 28 metri e alta sei, è composta da una struttura in alluminio punteggiata da circa 4.900 luci LED, sospesa sopra il portale principale della chiesa e visibile da grande distanza.

L’illuminazione segna il punto di arrivo di un processo progettuale durato oltre due anni, sviluppato in stretta collaborazione con ingegneri strutturali, tecnici della luce e specialisti del montaggio. L’installazione è stata concepita per resistere a condizioni meteorologiche estreme: anche le forti sollecitazioni del vento, spiegano i responsabili, sono state calcolate e integrate nel progetto. Per Thanner, il mezzo luminoso è da sempre centrale nella propria pratica artistica. «La luce è vita», ha dichiarato l’artista, spiegando come l’idea di rendere visibile l’infinito non nasca da un impulso astratto o puramente metafisico, ma da una riflessione profondamente umana: «Connessione, trasmissione, trasformazione». L’infinito diventa così un’esperienza concreta, inscritta nello spazio pubblico e condiviso della città.

Il progetto è stato finanziato esclusivamente da sostenitori privati. L’artista ha rinunciato sia a fondi pubblici sia a un compenso personale, una scelta che, nelle sue parole, tutela l’indipendenza dell’opera: chi guarda la Votivkirche, sottolinea Thanner, non dovrebbe pensare ai meccanismi economici che la sorreggono, ma «a qualcosa di bello». Unendlichkeit des Lichtes si inserisce in continuità con un’altra opera molto nota dell’artista, la Himmelsleiter (Scala celeste) installata sul Duomo di Santo Stefano, ma ne ribalta l’impianto simbolico. Se la scala evocava un movimento verticale, ascensionale, qui domina l’idea di circolarità e flusso. «Non sale», spiega Thanner, «ma connette. Scorre. Ed è abbastanza forte da respingere l’oscurità». Anche dal punto di vista ecclesiastico l’installazione è stata accolta come un segno potente. Il vescovo vicario di Vienna, Dariusz Schutzki, ha parlato di un’opera che richiama «la tensione verso la vita eterna, l’amore infinito di Dio e la speranza di compimento», invitando alla riflessione e alla pausa in un quotidiano sempre più accelerato. Dopo un iniziale scetticismo, anche il parroco della Votivkirche, Josef Farrugia, ha espresso apprezzamento.

La scultura luminosa resterà accesa ogni sera fino al 1° agosto 2026, con la possibilità di una proroga. Fin dalla prima accensione, passanti e visitatori si sono fermati a osservare, fotografare, sostare. Un gesto semplice ma significativo, che conferma come l’arte pubblica, quando riesce a intrecciare forma, luogo e senso, possa ancora creare uno spazio condiviso di stupore e pensiero.

Angelica Kaufmann, 27 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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