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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliAlla corsa per chi ha il grattacielo più alto c’è chi proprio non ama presentarsi ai blocchi di partenza. È il caso di Padova, città d’impronta medievale i cui edifici del centro storico difficilmente superano i cinque piani. Nonostante qualche eccezione, a svettare è la Torre degli Anziani, seconda solo alla sorella Specola (antica torre di difesa medievale, risalente al IX secolo, alta 49,59 metri di 252 gradini, e situata a ovest), che vanta ben 48 metri di altezza e 190 gradini, ed è finalmente tornata a offrire alla comunità un eccezionale e centralissimo punto panoramico a 360 gradi, grazie a un notevole intervento architettonico, strutturale e conservativo curato da Architettura Tommasi (studio fondato da Gianni Tommasi all’inizio degli anni Ottanta) nella figura di Tommaso Tommasi, architetto e socio.
La prima pietra di questo edificio civico, che sorge a ridosso del comune di Padova, tra via Oberdan e piazza della Frutta, fu posta nel XII secolo e all’epoca apparteneva alla famiglia dei Camposampiero. Ceduta alla città nel 1215 dal condottiero Tiso VI, la Torre Bianca (così chiamata per differenziarla dalla vicina Rossa che oggi non esiste più) fu convertita in campanile pubblico e svolse quella funzione fino al 1938, anno in cui furono riscontrati i primi problemi di staticità. Si decise pertanto di metterla in sicurezza, affidando il cantiere a Ferdinando Forlati, della Regia Sovrintendenza Regionale ai Monumenti di Venezia, che ordinò di demolire la lanterna seicentesca e sottrarre così una decina di metri all’altezza totale.
La Torre degli Anziani a inizio Novecento con la lanterna seicentesca. Foto tratta da Wikipedia
All’inizio degli anni Duemila l’interesse nei confronti della Torre, rimasta nel frattempo chiusa, si riaccese fino a quando, nel 2019, giunse la notizia del restauro dal sindaco Sergio Giordani e dall’assessore alla Cultura Andrea Colasio anche grazie all’Art Bonus. «Per metterla a posto servono un milione e duecentomila euro», dichiarava Colasio a «PadovaOggi».
I lavori, però, sono iniziati nel 2023: «Si è deciso di procedere secondo i criteri di conservazione e restauro delle strutture più antiche quali le volte strutturali, alcune travi lignee che fungono da tiranti, le catene storiche, il castello della campana e la campana stessa», si legge sul sito internet della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Padova, Treviso e Belluno. Oltre alla rimessa a nuovo delle parti esterne, si è provveduto a valorizzare anche gli ambienti interni, come «l’antico paramento murario, le botole dei livelli storici non più accessibili e soprattutto la cella campanaria, dove tornerà in funzione il celebre “campanon” della fonderia Colbachini, rifuso nel 1895 (una delle più grandi del Triveneto e la più grande della provincia di Padova, ivi giunta nel 1293 come bottino di guerra durante le battaglie contro Este, spezzata diverse volte e rifusa tra Settecento e Ottocento, Ndr)».
L’accesso da Palazzo Moroni permetterà quindi al pubblico di salire fino in cima, non prima di aver approfondito la storia dell’edificio in una sala d’ingresso pensata come spazio museale e multimediale. A questo si aggiunge «la complessa fase esecutiva» che «ha reso necessario operare delle scelte anche in ordine al disvelamento delle tracce materiche e costruttive succedutesi nel corso dei secoli, mantenendo la leggibilità delle testimonianze materiali palesate nel corso dei lavori da un palinsesto denso e fortemente stratificato», spiega la Soprintendenza. Una decisione che permette al visitatore di comprendere al meglio le diverse fasi che hanno trasformato la struttura nel tempo.
Fino al 6 gennaio l’ingresso, previa prenotazione, è gratuito, mentre dal 7 gennaio sarà possibile acquistare un biglietto a tariffa integrale, con il quale sarà possibile visitare anche il poco distante Palazzo della Ragione.
Una veduta della Torre degli Anziani da piazza delle Erbe (a destra Palazzo della Ragione). Photo: Max Zambelli
Una veduta dell’interno della Torre degli Anziani su progetto di Architettura Tommasi. Photo: Max Zambelli
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