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Mariella Rossi
Leggi i suoi articoliTra le iniziative di oggi 16 maggio, Giornata Internazionale della Luce decretata dalle Nazioni Unite, durante la notte l’artista italiano Stefano Cagol ha lanciato da Bressanone una serie di segnali luminosi per esplorare il nostro tra uomo e robot: un richiamo dell’attenzione globale sul futuro, attuato condividendo lo spazio e il tempo con un robot umanoide, insieme al quale ha disegnato cerchi di luce attraverso una cerimonia mistica con il fuoco. Un’azione terminata mettendosi a guardare insieme le stelle e il sole, simbolico messaggio di speranza e pace. «Stiamo vivendo una rivoluzione tecnologica, un diluvio, afferma Cagol, a questo dobbiamo pensare, dobbiamo averne coscienza e mantenere un equilibrio». «We own the futures», questo il titolo della performance nella cittadina di Bressanone (Brixen) tra le Alpi in Südtirol, è uno dei primi progetti di arte contemporanea che coinvolgono l’uso di un robot umanoide. Cinque anni fa una precedente performance realizzata da Stefano Cagol nella Giornata della Luce ha raggiunto oltre 430milioni di visualizzazioni in tutto il mondo. La cifra raggiunta in quell’occasione da «Signal to the future», documenta quanto ci sia bisogno di riflettere sulle dinamiche di un futuro ormai sempre più presente. Con queste performance l’artista ci invita a non demandare la nostra sorte alla tecnologia, ma a intraprendere questo cammino verso futuri che ancora stentiamo a immaginare con consapevolezza. La ricerca di Stefano Cagol (Trento, 1969) spesso esula dai luoghi decretati per espandersi nello spazio pubblico e in collaborazioni con altri ambiti come con il Museo delle Scienze di Trento, con cui ha fondato la Collezione Antropocene. Tre volte alla Biennale di Venezia, ha tra le sue ultime mostre internazionali la partecipazione a «Noor» a Riad nel 2024.
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