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Dettaglio di un ricamo or nué realizzato con fili d’oro e di seta raffigurante la Vergine Maria in preghiera e proveniente da un orifio cattolico o da un paliotto d’altare (XIV secolo ca)

© The Metropolitan Museum of Art, New York (Dono di Lois e Anthony Blumka, in memoria di Victoria Blumka, 1990)

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Dettaglio di un ricamo or nué realizzato con fili d’oro e di seta raffigurante la Vergine Maria in preghiera e proveniente da un orifio cattolico o da un paliotto d’altare (XIV secolo ca)

© The Metropolitan Museum of Art, New York (Dono di Lois e Anthony Blumka, in memoria di Victoria Blumka, 1990)

Un viaggio sul filo del ricamo per scoprire se una simile maestria si possa considerare arte

Il volume di Gillian Vogelsang-Eastwood mette insieme opere provenienti da tutto il mondo invitandoci a riflettere su che cosa consideriamo oggi all’interno della sfera artistica e se può avere ancora un ruolo nella nostra vita sociale e personale un’attitudine come la pazienza

Loretta Vandi

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Gillian Vogelsang-Eastwood ha raccolto in un atlante i prodotti del ricamo di diverse parti del mondo, offrendo con intelligenza e discrezione una grande varietà di motivi, forme, tradizioni e tecniche. Il libro, splendidamente illustrato, fa riflettere soprattutto su due questioni: che cosa consideriamo oggi all’interno della sfera dell’arte e se può avere ancora un ruolo nella nostra vita sociale e personale un’attitudine come la pazienza, nel creare, riprodurre e osservare.

Il ricamo non è un’attività diretta: ha bisogno di pattern, di disegni, come d’altronde la pittura nella sua accezione classica. Al posto dei colori a olio, ad acquerello o di altra natura, usa fili colorati, di lana, seta, cotone, lino, canapa. Non necessitando di telai, si diversifica dalla tessitura, anche se talvolta ne raggiunge gli effetti formali, mentre è vicino alla miniatura. Quando ci riferiamo a un abito ricamato, si valorizzano sia gli effetti cromatici e formali che le ore di lavoro per giungere al compimento dell’opera. Quindi, il ricamo viene inteso come decorazione che suscita meraviglia, risultato di un lavoro dove ciò che conta è la precisione tecnica e non l’invenzione? E se non vi è invenzione, come si può parlare di arte? E se non vi è un ideatore, come si possono giudicare gli esiti finali?

Domande di questo tipo, anche se legittime, non considerano un fatto importante. Senz’altro esiste la sfera dell’arte, con il suo mercato, la sua critica, le sue riviste e gallerie, i suoi musei, nonché insegnamenti superiori, ma esiste anche «l’artisticità». Si tratta di una realtà satellitare, parte dipendente dall’esistenza della prima, parte dotata di una propria autonomia garantita dalla tradizione folklorica. Anche il ricamo, come le forme dell’arte istituzionale, si apprende, ma non necessita di teorie estetiche per essere giudicato. Eppure, in questo viaggio che l’autrice ci propone seguendo i fili del ricamo, entriamo nel mondo colorato dei dettagli, sapientemente riprodotti nell’Atlante per mostrare quanto la precisione sia importante, anche quando l’effetto finale sarà una sfumatura o un insieme di punti. La concentrazione sul dettaglio, come ci ricorda Alexander Nemerov, ci aprirà la via per comprendere l’arte, la natura e, in ultima analisi, noi stessi.

The Atlas of World Embroidery. A Global Exploration of Heritage and Styles
di Gillian Vogelsang-Eastwood, 400 pp., Princeton University Press, Princeton 2026, € 62.50

La copertina del volume

Loretta Vandi, 13 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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