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Mummy Portrait of a Man, Roman Egypt, Flavian Period, circa late 1st century A.D.

Sotheby's

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Mummy Portrait of a Man, Roman Egypt, Flavian Period, circa late 1st century A.D.

Sotheby's

Un volto di duemila anni fa che sembra dipinto ieri, e che vale 350 mila dollari

Un ritratto funerario proveniente dall’Egitto romano, risalente a circa duemila anni fa, il 5 febbraio verrà proposto all’asta da Sotheby's, a New York, durante la vendita di dipinti antichi

Un ritratto funerario proveniente dall’Egitto romano, risalente a circa duemila anni fa, il 5 febbraio verrà proposto all’asta da Sotheby's, a New York, durante la Master Paintings & Works of Art Part I, e colpisce per un dettaglio sorprendente: il suo realismo appare incredibilmente vicino alla sensibilità moderna. Lo sguardo penetrante, gli occhi color nocciola e i capelli striati di grigio restituiscono l’immagine di un uomo che sembra appartenere più al nostro tempo che all’antichità. L’opera fa parte dei cosiddetti ritratti del Fayum, una serie di circa 900 dipinti realizzati tra il I e il III secolo d.C. Queste immagini venivano applicate direttamente sulle mummie, in corrispondenza del volto, come una sorta di maschera funeraria. Molti di questi ritratti furono scoperti alla fine del XIX secolo durante gli scavi archeologici a Hawara, nella regione egiziana del Fayum, anche se alcuni esemplari erano già noti in precedenza. Gli studi su questa straordinaria produzione artistica, tuttavia, sono ancora in corso.

Ciò che rende il dipinto particolarmente affascinante è il suo carattere fortemente naturalistico. Spesso si attribuisce ai maestri italiani del tardo Medioevo il merito di aver riportato il realismo nella pittura occidentale, ma questo ritratto dimostra che una resa così intensa e individuale del volto umano esisteva già oltre mille anni prima. Si tratta, infatti, di una delle più antiche testimonianze di rappresentazione realistica, quasi mimetica, giunte fino a noi. L’opera è stata realizzata con la tecnica dell’encausto, utilizzando pigmenti mescolati a cera d’api riscaldata e applicati su una tavola di legno. Sarà, come detto, uno dei pezzi di punta della Masters Week di Sotheby’s a New York e, secondo le stime, potrebbe raggiungere un valore di circa 350 mila dollari. La qualità pittorica è evidente nella cura dei dettagli - dalle rughe del viso all’espressione sicura e consapevole del soggetto - che restituiscono una forte sensazione di presenza.

Il ritratto, noto come Mummy Portrait of a Man, risale alla fine del I secolo d.C., in epoca flavia. Per oltre cent’anni ha fatto parte della collezione del Goucher College di Baltimora, dove arrivò nel 1895 grazie al suo fondatore, il reverendo John F. Goucher. Nel corso del tempo è stato concesso in prestito a lungo termine al Walters Art Museum e ha partecipato a importanti esposizioni, tra cui quelle del Metropolitan Museum of Art e del Detroit Institute of the Arts. Secondo Alexandra Olsman, specialista di arte antica di Sotheby’s, questo è il ritratto del Fayum più interessante proposto dalla casa d’aste dal 2007. In quell’anno, un altro celebre esempio, raffigurante un giovane dai capelli ricci e dallo sguardo intenso, fu venduto per 936 mila dollari, superando di gran lunga le stime iniziali grazie al suo sorprendente carattere contemporaneo.

Mummy Portrait of a Man, Roman Egypt, Flavian Period, circa late 1st century A.D. Courtesy Sotheby's

Il dipinto in vendita oggi si distingue anche per l’età del soggetto. L’uomo raffigurato appare visibilmente più anziano rispetto alla maggior parte dei ritratti del Fayum conosciuti, un dettaglio che potrebbe indicare una vita più lunga della media. La sua identità resta sconosciuta, così come non è chiaro se questi ritratti venissero realizzati prima o dopo la morte. Tuttavia, l’intensità dello sguardo e il forte contatto visivo fanno pensare che, in questo caso, il dipinto sia stato eseguito quando l’uomo era ancora in vita. Come accadeva spesso per questo tipo di opere, il soggetto doveva appartenere a una classe sociale elevata, in grado di sostenere i costi sia della mummificazione sia del lavoro di un pittore specializzato. Non è escluso, inoltre, che avesse un ruolo politico o sociale rilevante all’interno dell’Impero romano, poiché questo genere di ritrattistica era particolarmente diffuso tra le élite legate alla sfera imperiale.

Per gli studiosi, queste opere costituiscono una finestra preziosa su una tradizione pittorica che precede di secoli il realismo medievale. La stessa resa viva e intensa del volto umano non sarebbe riapparsa fino a circa mille anni dopo, con artisti come Cimabue e Giotto, considerati i precursori del Rinascimento. Non a caso, racconta Olsman, quando George Wachter, presidente di Sotheby’s per le Americhe, vide il ritratto, rimase colpito da una riflessione semplice ma dirompente: perché attribuire l’invenzione del naturalismo a Giotto e Cimabue, quando qualcuno lo stava già praticando dodici secoli prima? Forse, suggerisce questa opera, è proprio dal I secolo d.C. che bisognerebbe ricominciare a raccontare la storia della pittura realistica.

Redazione, 03 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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