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Umberto Allemandi

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Umberto Allemandi

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Un visionario pioniere del giornalismo culturale e dell’editoria

Da Torino al mondo, un modello globale di stile e informazione 

Umberto Allemandi, scomparso oggi, era nato a Torino il 9 marzo 1938. È scomparso dunque nel giorno del suo 88mo compleanno, chiudendo il cerchio di una vita operosa, vissuta pienamente. 

La passione per la carta stampata, come ha ricordato in più interviste, era stata precoce. A 5 anni, infatti, durante la guerra, sfollato con la famiglia ad Asti, aveva già imparato a scrivere: mise in pratica quell’abilità acquisita prima ancora di andare a scuola nella creazione di un giornalino, in un’unica copia, la cui lettura era permessa agli interessati in cambio di qualche centesimo (dimostrando quello spirito imprenditoriale che si sarebbe poi rivelato pienamente qualche decennio più in là). Qualche anno dopo avrebbe continuato a ideare e pubblicare fogli informativi all’oratorio, al liceo e persino in vacanza al mare, con resoconti delle partite di biglie sulla spiaggia.
La possibilità di lavorare in una pubblicazione già esistente si realizza con una rivista teatrale, «Il Dramma» (sottotitolo: quindicinale di commedie di grande successo), diretta da Lucio Ridenti, alla quale Allemandi collabora per pagarsi gli studi. Iscritto a Scienze politiche a Torino, ha tra i suoi professori Norberto Bobbio, ma non conseguirà mai la laurea.


Di lì a poco, l’esperienza lavorativa come copywriter con Armando Testa, che si rivelerà fondamentale per le sue attività future. Un allenamento alla sintesi e al gioco di parole spiazzante, al «cazzotto», come amava dire, destinato a imprimersi nella mente del fruitore, esattamente come un titolo azzeccato o un testo efficace, più di una gragnuola di fiacchi pugnetti. Tra le campagne pubblicitarie realizzate con Testa (che, anni dopo, sarebbe divenuto socio e opinionista di «Il Giornale dell’Arte») Allemandi citava in particolare quella realizzata per il Caffè Paulista, con la popolare «Carmencita».


Il riavvicinamento alla carta stampata avviene alla fine degli anni Cinquanta, grazie ad Alberto Bolaffi, desideroso di dare il via a un progetto editoriale sul collezionismo da affiancare a quello del catalogo filatelico edito da decenni dalla sua famiglia. Umberto Allemandi, chiamato ad occuparsi delle nuove pubblicazioni, vi si dedicherà per 23 anni, dando vita a cataloghi che spaziavano dal vino all’arte moderna. Dal 1970 dirige «Bolaffi Arte», rivista d’informazione sul mondo dell’arte (fondata da Giulio Bolaffi) caratterizzata da copertine illustrate con opere originali di noti, o promettenti, artisti dell’epoca, da lui conosciuti personalmente: tra questi Giorgio de Chirico, Salvador Dalí, Joan Miró, Man Ray, Andy Wahrol e Joseph Beuys.


In seguito alla vendita di «Bolaffi Arte» alla Giorgio Mondadori, Allemandi si trasferisce a Milano, dove riceve la proposta di lavorare per la Rizzoli, che rifiuta. Nel 1982, con il gruppetto di lavoro che lo aveva accompagnato nell’avventura milanese, decide infatti di dare finalmente corpo, con qualche socio, tre collaboratori e alcuni simpatizzanti, all’idea, accarezzata da tempo, di una pubblicazione che non fosse una rivista su carta patinata, ma un vero «giornale», concepito come un quotidiano pur avendo periodicità mensile, interamente dedicato all’arte.  Un’innovazione assoluta e universale.


Lo spunto per la grafica fu il londinese «The Times», il logo era un fregio scovato in un libro della torinesissima Accademia Albertina. La sede era in un appartamento al terzo piano di una palazzina degli anni Venti nella precollina di Torino, in Via Mancini 8, dietro la Chiesa della Gran Madre, destinato a diventare un vivacissimo «porto di idee», frequentato da personalità di primo piano della cultura e dell’arte. Qualche anno dopo redazione e uffici si sarebbero trasferiti in spazi più ampi al pianterreno, un tempo occupati da un laboratorio farmaceutico. Poi, nel 2015, nella centrale piazza Emanuele Filiberto, in pieno Quadrilatero Romano.

 Il primo numero di «Il Giornale dell’Arte», diretto da Umberto Allemandi e con Gianna Marini come socia, amministratore delegato e caporedattore, uscì a maggio 1983. Caratterizzato da una copertura amplissima di temi, dalla politica culturale alle mostre ai restauri all’editoria fino al mercato dell’arte, da uno stile chiaro che rifuggiva dalla fumosità di certa critica e da firme autorevoli, fu subito un successo che attirò l’attenzione anche di editori stranieri per l’originalità della formula. Tuttavia le varie proposte di partnership o coedizioni, anche con periodicità diversa da quella mensile, ricevute dalla Francia (gruppo Hachette) e dall’America («AD»), non andarono in porto.  Partiti nel 1982 con un bilancio di 350 milioni di lire, nel 1986 si era già a tre miliardi e i cinque collaboratori (compresi direttore e caporedattore) di allora nel 1989 erano diventati 14. Al «Giornale dell’Arte» si sarebbero affiancate «Antologia di Belle Arti», trimestrale diretto da Giuliano Briganti, Alvar González-Palacios e Federico Zeri  («prestigiosissima, ma per pochi, come già “The Burlington Magazine” e “Dedalus”,», riconosceva l’editore, con una tiratura di 3.500 copie e diffusione internazionale. Pubblicazione ora sospesa),  «Il Giornale della Musica» (fondato nel 1985, poi passato interamente al coeditore Edt), «La Gazzetta Antiquaria». 


La vocazione «universale» dell’edizione italiana avrebbe però presto trovato una sua voce internazionale con la fondazione, nel 1990, del marchio estero «Umberto Allemandi & Co. Publishing Ltd» cui si aggiunge e successivamente anche «Umberto Allemandi & Co. Publishing USA Inc» (la proprietà di questi marchi sarebbe stata ceduta nel 2013) e la nascita di «The Art Newspaper», l’edizione in lingua inglese con sede a Londra, cofondata e diretta fino al 2002 da Anna Somers Cocks, storica dell’arte con una lunga esperienza presso il Victoria& Albert Museum e la rivista «Apollo» (per inciso, poco dopo sarebbe diventata la moglie di Umberto Allemandi).  
Al «Tan UK» sarebbero seguite, nel 1992 «Ta Nea tis Technis», l’edizione greca, con redazione ad Atene; il parigino «Le Journal des Arts», nel 1994 (dal 2018 sostituito da «The Art Newspaper France»); l’edizione in lingua spagnola «El Periódico del Arte», dal 1997 al 2002, e, negli anni Duemila, «The Art Newspaper Russia» (fondata nel 2012 a Mosca), «The Art Newspaper China» (a Pechino, dal 2013) e, dal 2023, «The Art Newspaper Turkey». Un network giornalistico basato sull’indipendenza operativa di ciascuna testata e dei rispettivi editori, nel rispetto però del modello della casa madre italiana, dei valori etici e dello scambio continuo dei contenuti. Una ineguagliata rete globale di informazione sull’arte, diffusa in oltre ottanta Paesi.


Dal 2002 al 2014 Allemandi ha creato e pubblicato il periodico mensile «Il Giornale dell’Architettura» per costituire un equivalente strumento informativo nei settori dell’architettura, dell’edilizia, del design, dell’urbanistica e dell’ambiente. Dopo un periodo di sospensione delle uscite, la pubblicazione è proseguita online dal 2014 grazie a un gruppo di ex redattori e all’associazione culturale «The Architectural Post», su licenza dell’Allemandi.

La casa editrice

Contestualmente a «Il Giornale dell’Arte», nel 1983 nasce anche la casa editrice Umberto Allemandi & C., dagli inconfondibili «libri acquamarina», un colore che in casa editrice viene comunemente chiamato «azzurro Allemandi» (scelto al posto del colore nero, che era già stato adottato da Franco Maria Ricci) Anche in questo caso l’ispirazione per Umberto Allemandi arriva dall’Inghilterra, dalla sfumatura di una certa carta da lettere. Nume tutelare, una volta di più, è Armando Testa che tra i suoi insegnamenti gli aveva trasmesso anche l’importanza di avere un elemento identitario, riconoscibile, capace di attirare l’attenzione del pubblico. Ma estetica, raffinatissima, a parte, l’obiettivo della casa editrice era di essere riconoscibile, e riconosciuta, in primis per la qualità delle opere proposte. Nel catalogo editoriale, oggi arrivato a quasi 2.700 titoli, si susseguono nomi insigni della storia e della critica d’arte, dell’architettura, dell’economia dell’arte e anche della letteratura: Luigi Carluccio, Federico Zeri, Giuliano Briganti, Francis Haskell, John Pope-Hennessy, Jean Clair, Alvar González-Palacios, Jennifer Montagu, Clement Greenberg, Edwin Panofsky,  Fruttero&Lucentini, David Sylvester, Michael Jaffé, Rafael Moneo, Ignasi de Solà-Morales, Renzo Piano, Francis Russell o Antonio Paolucci. Tra i primi titoli, I dipinti dell’Ottocento italiano, nel settembre 1983, inaugurò gli «Annuari di economia dell’arte», e La faccia nascosta della luna, di Luigi Carluccio, la collana «Testimoni dell’arte» a cura di Mina Gregori, che avrebbe presto accolto La cultura dell'ignoranza di Alvar González-Palacios. Tra le pietre miliari della casa editrice, ad opera di eminenti studiosi, Caravaggism in Europe,  un «monumento» di oltre mille pagine e duemila riproduzioni, rimasto incompleto alla morte del suo curatore, Benedict Nicolson, portato a termine dalla moglie Luisa Vertova, e pubblicato solo in inglese nel 1990. Al Raffaello di John Pope-Hennessy, dato alle stampe nel 1983, seguirono La scultura italiana del Rinascimento. Saggi (1986); Sulle tracce di Piero della Francesca e Donatello scultore, entrambi del 1993, anno della scomparsa dello studioso inglese. Del 1988 è il primo volume della trilogia Giorno per giorno dell’arte di Federico Zeri, raccolta sistematica degli scritti sulla pittura italiana che in oltre quarant’anni hanno creato la reputazione internazionale del celebre storico dell’arte. A trent'anni dall’uscita negli Stati Uniti, nel 1991 Allemandi cura la prima traduzione italiana dei più importanti saggi pubblicati da Clement Greenberg tra il 1940 e il 1958, riuniti sotto il titolo Arte e cultura e introdotti da un testo di Gillo Dorfles. Nel 1992 Critica della modernità. Considerazioni sullo stato delle belle arti segna l’inizio della collaborazione con Jean Clair, proseguita con La responsabilità dell'artista. Le avanguardie tra terrore e ragione (1998). Titolo imprescindibile della storiografica artistica è Mecenati e pittori. L’arte e la società italiane nell’età barocca, di Francis Haskell, uscito in prima edizione nel 1999. Sono solo alcune delle tante gemme di un catalogo che oggi conta ben 2.791 titoli.


La sezione «Allemandi Vision» ha prodotto in esclusiva, oltre ad altri titoli, la memorabile collana «I Video del Louvre». Nel 1995, in associazione con la Réunion des Musées Nationaux, l'agenzia di Stato francese, ha vinto la prima gara in Italia per l’istituzione dei bookshop nei musei statali italiani, realizzando, su progetto dell'architetto Michele De Lucchi, la grande libreria Sacs nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. In seguito avrebbe gestito numerosi altri bookshop, tra cui Galleria d'Arte Contemporanea di Torino, Castello Sforzesco di Milano, Museo Egizio, Reggia di Venaria e Museo di Antichità di Torino. L’Allemandi ha pubblicato cataloghi per molti primari musei, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Musée d’Orsay di Parigi, Palazzo Grassi a Venezia, il Poldi Pezzoli di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, i Musei Vaticani, il Museo Dalí di Figueres in Spagna, il Museo Egizio e la Venaria Reale. A giugno 2001 risale il completamento di una grandiosa impresa editoriale, il Dizionario Universale dell’Architettura del XX Secolo, in sei volumi con la collaborazione di oltre 400 docenti di Storia e critica dell’Architettura di dieci Paesi. Nel 2004 ne è stata tratta un’edizione in quattro volumi per l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani.

 A fine 2015 la Umberto Allemandi & C. spa si trasforma in Umberto Allemandi srl. Nel 1992 l’Allemandi ha ricevuto il Premio Nazionale per la Cultura dal presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, riconoscimento a un percorso imprenditoriale e culturale insieme. Nel tempo si aggiungeranno il premio del National Art Collection Fund di Londra; l’Art Director’s Club Merit Award di New York; il Premio OAT «Cultori dell’Architettura» per il quotidiano del Congresso Mondiale degli Architetti; il Premio Media Awards quale «miglior mensile d’arte». Dall’inizio degli anni Duemila, «Il Giornale dell’Arte» ha ampliato la sua portata informativa varando l’edizione online ilgiornaledellarte.com. L’edizione cartacea, con una tiratura di oltre 20mila copia, pubblica mensilmente tra le 100 e le 200 pagine, che comprendono, stabilmente o periodicamente, gli allegati «Vernissage», «Vedere a/ in», «RA. I Rapporti Annuali», «Focus on», «Le Guide delle Biennali», i «Vademecum». Dal 2025 questo patrimonio è consultabile interamente online. Una documentazione sistematica e capillare della vita artistica internazionale e delle politiche culturali degli ultimi 43 anni, resa disponibile al pubblico, come Umberto Allemandi desiderava fortemente. 


A dicembre 2024 la casa editrice Allemandi è stata acquisita da una compagine societaria che unisce Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Il nuovo assetto societario ha l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il ruolo della casa editrice e del «Giornale dell’Arte» come protagonista di assoluto riferimento nel mercato dell’informazione, assicurando continuità nell’impegno per la divulgazione culturale e sostenendo l’innovatività dei suoi progetti editoriali. Il Presidente della casa editrice è Michele Coppola, amministratore delegato è Luigi Cerutti e Pietro Della Lucia è responsabile dell’area libri. 

Da gennaio 2025, raccogliendo il testimone di Umberto Allemandi, il direttore di «Il Giornale dell’Arte» è Luca Zuccala.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione, 09 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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