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Umberto Allemandi, il fondatore e direttore de «Il Giornale dell’Arte» e della casa editrice Allemandi

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Umberto Allemandi, il fondatore e direttore de «Il Giornale dell’Arte» e della casa editrice Allemandi

Addio a Umberto

Umberto Allemandi, fondatore e direttore per 42 anni de «Il Giornale dell’Arte» e della casa editrice Allemandi, ci ha lasciato oggi, 9 marzo, all’età di 88 anni

Ci ha lasciato oggi, 9 marzo, Umberto Allemandi, fondatore e direttore de «Il Giornale dell’Arte» e della casa editrice Allemandi. Era nato a Torino il 9 marzo del 1938 e per oltre quarant’anni è stato il direttore e l’anima della prima testata d’arte italiana, che aveva fondato nel 1983 trasformando radicalmente il modo di raccontare l’arte in Italia. Più che un editore, è stato un costruttore di linguaggi e di metodo, imponendo l’idea che l’arte dovesse essere trattata come notizia, con rigore, tempestività e indipendenza.

Formatosi nel mondo della comunicazione (brillante copywriter con Armando Testa) e poi nell’editoria, con Bolaffi e Bolaffi Mondadori, Allemandi porta nella cultura visiva una disciplina «giornalistica»: attenzione ai titoli, gerarchia delle informazioni, cura maniacale delle bozze. Ma insieme a questo rigore piemontese aveva una curiosità inesauribile. Nulla gli sfuggiva: una nomina ministeriale, un restauro in provincia, un’acquisizione internazionale, una polemica di mercato. Animato da grande intuizione, aveva gli occhi aperti sull’Italia e sul mondo, convinto che la storia dell’arte si costruisse anche nella cronaca quotidiana. 

A pochi anni dalla nascita de «Il Giornale dell’Arte», già caratterizzato da una forte vocazione «universale», alla testata di Torino si erano aggiunte, nel 1990, l’edizione in lingua inglese, «The Art Newspaper» con sede a Londra, cofondata e diretta fino al 2002 da Anna Somers Cocks; nel 1992 «Ta Nea tis Technis», l’edizione greca, con redazione ad Atene; il parigino «Le Journal des Arts», nel 1994 (dal 2018 sostituito da «The Art Newspaper France»); l’edizione in lingua spagnola «El Periódico del Arte», dal 1997, e, negli anni Duemila, «The Art Newspaper Russia» (fondata nel 2012 a Mosca), «The Art Newspaper China» (a Pechino, dal 2013) e, dal 2023, «The Art Newspaper Turkey». La più grande, e ineguagliata, rete globale di informazione sull’arte al mondo, diffusa in oltre ottanta Paesi.

Sotto la direzione di Umberto Allemandi, «Il Giornale dell’Arte» è diventato un punto di riferimento imprescindibile per storici dell’arte, direttori di museo, galleristi, antiquari, collezionisti e studenti. Non solo per le notizie, ma per il tono: libero da appartenenze politiche e da pressioni economiche, fermamente ancorato all’idea che «un giornale deve servire. Servire per sapere, capire, decidere». Era il manifesto del primo numero, e non è mai stato smentito.

Accanto al «Giornale dell’Arte», la Società Editrice Allemandi ha costruito un catalogo di monografie e collane che hanno segnato la formazione di generazioni di studiosi. Tra i primi titoli, I dipinti dell’Ottocento italiano, nel settembre 1983, inaugurò gli «Annuari di economia dell’arte» e La faccia nascosta della luna, di Luigi Carluccio, nella collana «Testimoni dell’arte» a cura di Mina Gregori, che avrebbe presto accolto La cultura dell'ignoranza di Alvar González-Palacios. Tra le pietre miliari della casa editrice, ad opera di eminenti studiosi, Caravaggism in Europe,  un «monumento» di oltre mille pagine e duemila riproduzioni, rimasto incompleto alla morte del suo curatore, Benedict Nicolson, portato a termine dalla moglie Luisa Vertova, e pubblicato solo in inglese nel 1990. Al Raffaello di John Pope-Hennessy, dato alle stampe nel 1983, seguirono La scultura italiana del Rinascimento. Saggi (1986); Sulle tracce di Piero della Francesca e Donatello scultore, entrambi del 1993, anno della scomparsa dello studioso inglese. Del 1988 è il primo volume della trilogia Giorno per giorno dell’arte di Federico Zeri, raccolta sistematica degli scritti sulla pittura italiana che in oltre quarant’anni hanno creato la reputazione internazionale del celebre storico dell’arte. A trent'anni dall’uscita negli Stati Uniti, nel 1991 Allemandi cura la prima traduzione italiana dei più importanti saggi pubblicati da Clement Greenberg tra il 1940 e il 1958, riuniti sotto il titolo Arte e cultura e introdotti da un testo di Gillo Dorfles. Nel 1992 Critica della modernità. Considerazioni sullo stato delle belle arti segna l’inizio della collaborazione con Jean Clair, proseguita con La responsabilità dell'artista. Le avanguardie tra terrore e ragione (1998). Titolo imprescindibile della storiografica artistica è Mecenati e pittori. L’arte e la società italiane nell’età barocca, di Francis Haskell, uscito in prima edizione nel 1999. E ci fermiamo qui, limitandoci a solo alcune delle gemme di un catalogo che oggi conta ben 2.791 titoli.

Nel 1992 l’Allemandi ha ricevuto il Premio Nazionale per la Cultura dal presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, riconoscimento a un percorso imprenditoriale e culturale insieme.

Nel 1995, in associazione con la Réunion des Musées Nationaux, l'agenzia di Stato francese, ha vinto la prima gara in Italia per l’istituzione dei bookshop nei musei statali italiani, realizzando, su progetto dell'architetto Michele De Lucchi,  la grande libreria Sacs nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. In seguito avrebbe gestito numerosi altri bookshop, tra cui Galleria d'Arte Contemporanea di Torino, Castello Sforzesco di Milano, Museo Egizio, Reggia di Venaria e Museo di Antichità di Torino.

Direttore esigente, talvolta severo, ma capace di grande fiducia nei collaboratori scelti, Umberto Allemandi ha guidato il giornale per 42 anni, fino alla cessione della casa editrice nel dicembre 2024 a una compagine societaria che riunisce Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, dopo aver letto, corretto e titolato, come amava ricordare, quasi 50mila pagine. Un pezzo di storia dell’editoria d’arte italiana che coincide, in larga parte, con la sua storia personale.

La prima pagina del primo numero de «Il Giornale dell’Arte»

Redazione, 09 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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