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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliDal 1980 non si vedeva in asta, ma ora quel villaggio brulicante di vita realizzato da Pieter Brueghel il Giovane torna da Sotheby’s il 3 dicembre 2025, con una stima di 3‑5 milioni di sterline. Il dipinto si ispira al celebre «Censimento di Betlemme» di suo padre, Pieter Bruegel il Vecchio (1566), oggi conservato al Museo Reale di Belle Arti del Belgio. Con dimensioni quasi identiche e uno stato di conservazione eccellente, rappresenta un esempio chiave della produzione del figlio, rimasto quasi quarant’anni in una collezione privata. La scena descrive un villaggio del Brabante in inverno: figure al lavoro, carri che attraversano la neve, bambini che giocano sul ghiaccio e persone che tagliano legna o spalano neve. Sullo sfondo, gli edifici ordinano la prospettiva, mentre emergono Maria, sull’asino, e Giuseppe, con gli attrezzi del mestiere, diretti verso la locanda che simboleggia la Betlemme del censimento. Se i riferimenti visivi richiamano sia la «Fuga in Egitto» del Vecchio Bruegel sia una xilografia di Dürer del 1511, la composizione trae origine soprattutto dalle pratiche del padre: Bruegel il Vecchio lavorava regolarmente su cartoni preparatori, una consuetudine della bottega di Pieter Coecke van Aelst ad Anversa tra il 1545 e il 1550. È plausibile che questi disegni siano stati conservati da sua moglie, Mayken Coecke, o dalla suocera, Mayken Verhulst, per essere poi trasmessi al figlio.
In questo contesto, il «Censimento di Betlemme» emerge come uno dei soggetti meno frequenti realizzati dal Giovane Brueghel, a differenza di temi più popolari della sua produzione, come «Paesaggio invernale con trappola per uccelli», «Avvocato contadino» o «Predica di San Giovanni Battista». Undici dei quattordici esempi conosciuti sono su tavola, tre su tela; cinque sono firmati e tre delle opere firmate sono datate (1604, 1610 e 16[-]7). Quasi tutte rispettano le dimensioni dell’originale, ma molte omettono dettagli come il tramonto rosso-arancio, il pattinatore nell’angolo in basso a destra, il corvo appollaiato sulla botte, le caviglie scoperte del pellegrino o l’uomo che spinge un carro dietro la casa in costruzione. L’artista adotta anche una tavolozza leggermente più vivace rispetto ai toni sobri del padre, sollevando dubbi sull’accesso diretto all’originale: il Giovane aveva solo quattro anni alla morte del padre, e alcuni studiosi ritengono che abbia visto l’opera del padre, mentre altri ipotizzano l’uso di disegni preparatori o modelli generali da completare con cartoni specifici per i gruppi figurativi. Nel 2012, gli studiosi Currie e Allart, esperti della bottega del Giovane Brueghel, hanno classificato le varie versioni del «Censimento di Betlemme» in cinque gruppi distinti, permettendo così di distinguere le caratteristiche peculiari e i dettagli delle diverse copie. Il dipinto in asta appartiene al Gruppo 2, insieme a due altre versioni di proprietà privata, caratterizzato dall’assenza della canna nell’angolo inferiore destro. Le opere del gruppo sono coeve: la data 1604 su un pannello conferma un’analoga attribuzione temporale per questo esemplare.
Pieter Bruegel il Giovane, «Censimento di Betlemme». Courtesy Sotheby’s.
L’analisi tecnica rafforza queste osservazioni: la riflettografia infrarossa mostra un disegno preparatorio a secco, con contorni sicuri e tratteggi laschi che definiscono figure, animali e oggetti, mentre architettura e paesaggio emergono da pennellate ondulate. Alcuni elementi, come il fogliame, sono eseguiti a mano libera, e piccoli ritocchi compaiono nelle scarpe del padre vicino al lago, nel carro rotto al centro, nel cesto di Giuseppe e nel cappello della figura accanto all’albero. L’uso di riserve non dipinte per i gruppi figurativi, pratica tipica del Giovane Brueghel, evita sovrapposizioni. Anche i supporti confermano l’integrità dell’opera: i bordi del pannello sono integri, mentre le battute posteriori indicano listelli scanalati usati per stabilizzare il supporto durante la verniciatura. I test dendrocronologici di Ian Tyers datano il legno tra il 1596 e il 1626, con indicazioni verso il 1604. La tavola superiore proviene dallo stesso albero utilizzato per due assi della «Strage degli innocenti» del Giovane Brueghel, venduta da Sotheby’s nel 2009, a conferma di un intervallo di creazione coerente.
Dopo la morte del padre, il mercato per copie e varianti cresce: il figlio apre una bottega, produce copie e adattamenti precisi, diffonde l’eredità paterna e consolida la propria posizione nell’economia artistica del Seicento. All’asta del 1980 si riteneva che il dipinto provenisse dalla collezione di Jean de Clercq, detto L’Oude (1694–1764), magistrato di Ostenda e capitano alla Compagnia delle Indie Orientali, con possibile passaggio attraverso i Merghelynck, poi alla Galerie Robert Finck di Bruxelles. Acquistato dall’attuale collezionista nel 1988, da allora non si era più mosso. Prima di questa ricomparsa, gli studiosi lo conoscevano solo tramite una vecchia fotografia in bianco e nero. Ora torna sul mercato, restituendo i dettagli che rendono unica l’opera: figure, edifici, movimenti e piccoli gesti quotidiani che raccontano l’inverno del Brabante. Un dipinto rimasto invisibile per decenni, ora pronto a confrontarsi con un nuovo pubblico e un nuovo mercato.
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